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Full text of "Vita in campagna"

10 2009 
OTTOBRE 



Allegata a questo mumero: 
I Guida illustrata apicoltura 




Il proverbio 

"Per San Luca 

(18 ottobre) 

cava la rapa 

e metti la zucca ". 



www.vitaincampagna.it 




OTTOBRE 2009 - N. 10 - ANNO XXVII - ISSN 1120-3005 - MENSILE - VITA IN CAMPAGNA - CASELLA POSTALE 467 - 37100 VERONA - UNA COPIA € 4,00 



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r mllll leilìm e ktUìl, 



eccoci giunti ad uno tra i mesi più belli dell'anno 
anche per i colori che ci offre la natura, ma anche a quel- 
lo che ci fa dire che l'estate è proprio finita. E che estate! 
Quella del 2009 è stata la quarta più calda dal 1800 ad og- 
gi. A ricordarci ulteriormente la fine della bella stagione è 
anche il ritorno dell'ora solare, domenica 25 ottobre, che 
di fatto, portando indietro di un'ora le lancette dell'orolo- 
gio, riduce di mo to le ore di luce. 




\ 



L'apicoltura è riconosciuta per legge 

come attività d'interesse nazionale 

e come tale va salvaguardata 



demaniali presenti in Italia per poi poter pubblicare, in pri- 
mavera, un bando per assegnarle, con affitti vantaggiosi, a 
giovani agricoltori. 



Come stanno le api dopo la morìa degli anni scorsi? È 
quanto abbiamo chiesto, con un'intervista, a Luca Zaia, 
Ministro delle politiche agricole (vedi pag. 13). 

Il 16 ottobre 2009 la Fao (Organizzazione delle Nazioni 
Unite per l'alimentazione e l'agricoltura) celebra a Roma 
la «Giornata mondiale dell'alimentazione» che ha co- 
me titolo «Conseguire la sicurezza alimentare in tempi di 
crisi». In un momento di difficoltà economica qual è que- 
sto si deve ricordare che la crisi sta insidiando in modo pe- 
sante le piccole aziende agricole e le aree rurali del piane- 
ta dove vive e lavora il 70% delle persone che soffrono la 
fame e che ad oggi al mondo vi sono 1 ,02 miliardi di per- 
sone malnutrite. 

Mettere in produzione le terre demaniali coltivabili: 

è ciò che intende fare il Ministero delle politiche agricole. 
A tale scopo sta elaborando un censimento di tutte le aree 



Continua l'impegno di Vita in Campagna per avvicina- 
re i bambini all'agricoltura. L'occasione questa volta è da- 
ta dalla IH" Fieracavalli di Verona (5-8 novembre), al- 
l'interno della quale proponiamo dei laboratori didattici di 
educazione alimentare (vedi pag. 45). 

«Darwin 1809-2009» è il titolo della mostra che si tiene a 
Milano (fino al 25 ottobre) e a Bari (dal 24 novembre al 
15 febbraio) e che celebra il grande scienziato a 200 anni 
dalla sua nascita. Per informazioni: www.darwin2009.it 

Una buona lettura per le sere d'autunno è «L' anticasta» 
(edizioni Emi, euro 15,00). Il libro di Marco Boschini e 
Michelle Dotti racconta, come dice il sottotitolo, «L'Italia 
che funziona» nel privato e nelle istituzioni locali. Final- 
mente qualcosa di positivo! 

Giorgio Vincenzi 




Il mensile di agricoltura part-time 
con la maggior diffusione pagata 
in Italia (certificazione ADS) 
Fondato da Alberto Rizzotti 

Direttore Responsabile: Giorgio Vincenzi 

Redazione: Giuseppe Cipriani, Silvio Caltran, Alberto Locatelli 

Via Bencivenga/Biondani, 16 - 37133 Verona - Tel. 045 8057511 

Fax 045 8009240 - E-mail: vitaincampagna@vitaincampagna.it 

Internet: www.vitaincampagna.it 

Editore: Edizioni L'Informatore Agrario spa 

Via Bencivenga/Biondani, 16-37133 Verona 

Presidente: Elena Rizzotti 

Vice presidente: Giovanni Rizzotti 

Presidente onorario: Alberto Rizzotti 

Amministratore delegato: Giuseppe Reali 

Direttore commerciale: Luciano Grilli 

Pubblicità: Tel. 045 8057523 - Fax 045 8009378 

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Stampa: Mediagraf spa - Noventa Padovana (Padova) 

Registrazione Tribunale Verona n. 552 del 3-1 1-1982. Copyright © 2009 
Vita in Campagna di Edizioni L'Informatore Agrario spa. Vietata la ripro- 
duzione parziale o totale di testi e illustrazioni. ISSN 1 1 20-3005 - Poste 
Italiane s.p.a. - Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 
46) art. 1 , comma 1 , DCB Verona - Contiene I.P. e I.R. 



Accertamento 



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del 4/1 2/2008 




_|Y| Unione Stampa 
né/ Periodica Italiana 



La tiratura del presente numero è stata di 1 13.200 copie 



Servizio abbonamenti: 

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mento La Casa euro 44,50 (11 numeri + 15 supplementi). 
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ne e grado (per informazioni rivolgersi al Servizio Abbonamenti). 
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supplemento: euro 3,00. Una guida illustrata: euro 3,00. 
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dentemente dal numero di copie ordinate. 
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circa iniziative di carattere editoriale e promozionale che riteniamo possano interes- 
sarLa. Lei potrà rivolgersi ai sottoscritti per far valere i diritti previsti dall'art. 7 
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Titolare del trattamento: Edizioni L'Informatore Agrario spa 
Responsabile de] trattamento: dott. Giuseppe Reali 



Vita in Campagna non è in edicola. Viene inviata solo su abbonamento 




(^ommaìm M ri. 10/2009— 

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FOt0: ®J ea "'»^-Fo,olia.c„ m ' 



A pag. 45 un inserto 
dedicato a Fieracavalli 
in programma a Verona 
dal 5 ali '8 novembre. 



1 
8 
9 

13 



Le vostre lettere 
Le vostre idee 

La tessitura domestica della canapa, del lino e 
della lana di P. Cremonini 

Politica agricola ed ambientale 

Morìa delle api: a che punto siamo? di G.Vincenzi 




14 

17 

20 

80 
83 



Articoli 

Come e quali piante in vaso da fiore conservare 

per la prossima primavera di L.Vasarri 
Coltivare graminacee ed erbe ornamentali è facile: ecco 

i consigli pratici da seguire di T.Destefano, V. Povero 
Risposte ai lettori 

Camellia japonica: caduta dei boccioli e ustioni fogliari 

Cipressi: Bolgheri e Agrimed 1 
Fiere: I colori dell'autunno, Due giorni per l'autunno, 

Frutti&Colori d'autunno, Florviva 
Pubblicazioni consigliate: Piante grasse 
Vedi anche 

Supplemento lavori di ottobre (9/2009) 




Articoli 

21 Sedano rapa, ortaggio poco comune, da consumare 

in autunno-inverno di A.Locatelli 
25 La coltivazione del carciofo riesce egregiamente 

anche in un piccolo orto di S.Iacovone 
28 Risposte ai lettori 

Ortaggi: quando raccoglierli durante la giornata 

Orto: massa spumosa dovuta a Mucilago crustacea 

Zucchino: utilizzi della varietà Yellow bush scallop 

Carota: aiolà invasa da cuscuta 
80 Fiere: Frutti&Colori d'autunno 
Vedi anche 

Supplemento lavori di ottobre (9/2009) 

Calendario murale 2009: ottobre 




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e ^wanlitm 



Articoli 

31 L'insolita mela «Zucchina», o «Zucchella» di L.Cretti 

33 I consigli per l'acquisto delle piante da frutto 

da mettere a dimora a novembre di C.Bargioni 

34 Difesa antiparassitaria della vite: Non si fa così. Si fa così 
34 Risposte ai lettori 

Antiparassitari: miscibilità dei prodotti 

Lampone rosso: colpito da ruggine 

Melo: coltivazione in montagna 

Vino: vietata la vendita se ottenuto da uve da tavola 

Viti: colpite da grandinate tardive non vanno potate 

Viti: disseccamento del rachide 

Fiere: Frutti&Colori d'autunno, Agrilevante 

Corsi: Collegno (Torino) 

Vedi anche 
Supplemento lavori di ottobre nel frutteto (9/2009) 
Supplemento lavori di ottobre nel vigneto (9/2009) 
Supplemento lavori di ottobre nella cantina (9/2009) 



80 
83 



^amfw 



Articoli 

37 Farro: le varietà disponibili di PDe Vita, P.Codianni 
40 Risposte ai lettori 

Cicerchia: campo distratto da afidi 
80 Fiere: Agrilevante 
Vedi anche 
Supplemento lavori di ottobre (9/2009) 



(§rkeda 



nweewumizwM 



Articoli 

41 L' idropulitrice, versatile e insostituibile nella pulizia 

di ambienti e attrezzature dì M. Belli 
44 Valutazione del vecchio trattore: Massey Ferguson 135 
44 Risposte ai lettori 

Trattamenti fitosanitari: attrezzature adatte 
80 Fiere: Agrilevante 



y^rlemli allwamwli 



Articoli 

50 Un piccolo allevamento di polli ornamentali di M.Arduin 
54 Risposte ai lettori 

Polli e colombi: possono vivere assieme 
Fagiano: pulcini che muoiono dopo la nascita 
45 Fiere: Fieracavalli, un appuntamento da non perdere 



80 



83 



Fiere: Fiera Val sesiana di ottobre, Fiera del bovino 
da latte, I giorni del miele, Agrilevante 

Corsi: Trento 

Vedi anche 
Supplemento lavori di ottobre allevamenti (9/2009) 
Supplemento lavori di ottobre piccoli animali (9/2009) 
Supplemento lavori di ottobre nell'apiario (9/2009) 
Guida illustrata: apicoltura familiare 




àa Umw - (^mlùmte 



Articoli 

55 Le regole e i suggerimenti per lo stoccaggio e 
l'impiego della legna da ardere di N.Mapelli 
59 Piante spontanee di stagione: caccialepre di A. Rosati 
61 Piccolo corso di fotografìa naturalistica di M.Bonora 
64 Le osservazioni del cielo di ottobre di S.Bartolini 
64 Risposte ai lettori 

Letame: la sanità naturale del letame maturo 
Antioidico: un prodotto efficace ammesso nel biologico 
Nigella: pianta spontanea e coltivata 
Vedi anche 
Supplemento lavori di ottobre nel bosco (9/2009) 

(§yuMsirw Wmk e ambientale 

Articoli 

67 I Giardini di Castel Trauttmansdorff di Merano diA.Locatelli 

68 Risposte ai lettori 

Agriturismo: contributi per un maneggio con ippoterapia 

(§r\edb&R{L - (^Ùmentamm 

Articoli 

69 La campagna aiuta chi non è più giovane a vivere meglio 

e più a lungo di P.Pigozzi 

70 Conserve di giuggiole e di zucca di R.Bacchella 
73 Risposte ai lettori 

Pomodori pelati: si possono preparare anche a ottobre 
80 Fiere: Fiera internazionale del tartufo bianco d'Asti, 

Sapori italiani, Fiera nazionale del tartufo bianco pregiato 



Leggi - Tributi - Finanziamenti 

Articoli 

75 Le distanze dal confine di alberi e siepi di F.Tascone 

76 Finanziamenti e opportunità dalle Regioni di RF.Lisi 
76 Risposte ai lettori 

Lavoratori occasionali: informazioni sui «voucher» 
Apicoltura: attività apistica ed edificabilità in zona rurale 



Fiere e manifestazioni 
Pubblicazioni - Corsi 



80 
83 
84 Annunci economici 



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Carta Verde 

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Servizi e vantaggi 
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Servizi proposti nel presente numero 

Sedano rapa. Sconto del 5% sull'acquisto di semi (pag. 24). 
Carciofo. Sconto del 5-12% sull'acquisto di semi/piante (pag. 26). 
Mela «zucchina». Sconto del 5-10% sull'acquisto di piante (pag. 31). 
Fiere a ingresso gratuito o scontato. «Fieracavalli» (Verona), «Frut- 
ti&Colori d'autunno» (Vertemate con Minoprio-Como), «Fiera inter- 
nazionale del bovino da latte» (Cremona), «Sapori Italiani» (Longa- 
rone-Belluno) (pag. 45 e da pag. 80 a 83). 

Servizi proposti in altri numeri tuttora in vigore 

Asparago selvatico. Sconto 5-10% acquisto semi (n. 1 1/2008, pag. 29). 
Attrezzature elettriche per la raccolta delle olive. Sconto 3-10% sul- 
l'acquisto (n. 9/2009, pag. 41). 

Ciliegio. Sconto 5-10% acquisto piante (n. 4/2009, pag. 33). 
Cipolla bianca. Sconto 5% acquisto semi (n. 7-8/2009, pag. 20). 
Clematidi. Sconto 10-20% acquisto piante (n. 7-8/2009, pag. 14). 
Graminacee e altre erbe ornamentali. Sconto 5-15% acquisto pian- 
te (n. 9/2009, pag. 19). 

«Lewisia cotyledon». Sconto 10% acquisto piante (n. 5/2009, pag. 21). 
Lillà. Sconto 5-10% acquisto piante (n. 6/2009, pag. 17). 
Mirtillo rosso americano «Cranbeny». Sconto 5-20% acquisto pian- 
te (n. 9/2009, pag. 29). 

Primule. Sconto 3-15% acquisto piante (n. 4/2009, pag. 17). 
Pungitopo «John Redmond». Sconto 15% acquisto piante (pag. 71). 
Ricoveri per avicoli e conigli. Sconto 5% acquisto (n. 6/2009, pag. 51). 
Rose. Sconto 3-10% acquisto piante (n. 5/2009, pagg. 19 e. 20). 
Salvia sclarea. Sconto 5% acquisto semi e piante (n. 4/2009, pag. 28). 
Sorbo domestico. Sconto 5-10% acquisto piante (n. 7-8/2009, pag. 26). 
Turismo rurale. Sconto del 1 0% in un' azienda agrituristica posta sul- 
le rive del Mincio (Mantova) (n. 2/2009, pag. 63). Sconto del 10% in 
un'azienda agrituristica situata in Val di Cecina (Pisa) (n. 5/2009, pag. 
75). Sconto del 5-10% in due aziende agrituristiche situate nella ter- 
ra dell'aglio di Vessalico (Imperia) (n. 6/2009, pag. 70). Sconto del 
5% in due aziende agrituristiche situate nella terra del formaggio 
Maiorchino (Messina) (n. 7-8/2009, pag. 58). Sconto del 10% in 
un'azienda agrituristica situata tra le colline moreniche e il lago di 
Garda (n. 9/2009, pag. 66). 

Vivai e ditte sementiere consigliati. Sconti dal 5 al 30% in 89 vivai e 
7 ditte sementiere (n. 12/2008, pag. 39). 

Guida «Servizi e vantaggi - Carta Verde 2009». In essa vi sono con- 
venzioni per l'acquisto a prezzo scontato di piante da frutto e da giar- 
dino, sementi, articoli per il giardinaggio, l'orto ed il frutteto, macchi- 
ne agricole, ricoveri per animali, strumenti ed attrezzi per l'agricoltu- 
ra, l'apicoltura e l'enologia, impiantì e attrezzature per la casa, ecc. 
(allegata al n. 2/2009). 

Gli abbonati che trovano motivi di insoddisfazione nei servizi «Carta 
Verde» sono pregati di dame comunicazione scritta a: Edizioni L'Infor- 
matore Agrario spa - Servizio Carta Verde - C.P. 443 - 37 100 Verona. 



^S> 



78 U. fA<iftf£ Ptt KA€,AZ2J 



Significato dei simboli riportati nei vari testi 

P Agricoltura biologica. Bio Prodotti ammessi nel biologico. 
X\ Molta attenzione. / \ Attenzione. 

C3 Via libera, (fc ) Guadagno, risparmio, perdita. 

Azioni di solidarietà. \ls§t> Su Internet. (I : Curiosità, rarità. 




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quegli utenti che devono lavo- 
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DOVE POSSO TROVARE 

INFORMAZIONI 

SULL'UTILIZZO DEL 

CAVALLO NEL LAVORO 

DEI CAMPI? 

Potreste segnalarmi qualche 
azienda dove posso imparare ad 
utilizzare in agricoltura il caval- 
lo da tiro ? 

Giorgio Bione 
Netro (Biella) 

Per avere informazioni su azien- 
de agricole che utilizzano il ca- 
vallo nel lavoro dei cinipi il let- 
tore deve contattare l'Associa- 
zione «Noi e il cavallo» (tei. 045 
527899; e-mail: equi-idea@libe- 
ro.it). Se vuole vedere da vicino 
alcune attrezzature adatte al lavo- 
ro in campagna con i cavalli può 
visitare il nostro stand a Fieraca- 
valli di Verona, in programma dal 
5 all'8 novembre (vedi pag. 45 su 
questo stesso numero). 
Inoltre, le anticipiamo sin d'ora 
che, allegata al numero di aprile 
del prossimo anno, vi sarà una 
Guida illustrata dedicata all'ad- 
destramento e all'ulilizzo del 
cavallo nei lavori agricoli. 




ALBANO MOSCARDO 

PREMIATO A DETMOLD 

(GERMANIA) 

Il 30 agosto scorso a Detmold 
(Germania), in occasione della 
manifestazione dedicata alle at- 
trezzature agricole pe ■ la trazio- 



ne animale, al nostro collabora- 
tore Albano Moscardo (in rap- 
presentanza dell'Associazione 
«Noi e il cavallo») è stato confe- 
rito un riconoscimento relativo 
all'innovazione tecnica per il 
piccolo aratro voltaorecchio che 
all'occasione si trasforma in col- 
tivatore o rincalzatore. Questa 
attrezzatura viene esposta anche 
durante Fieracavalli in program- 
ma dal 5 all'8 novembre a Vero- 
na (vedi pag. 47). 

BRAVI I NOSTRI 

LETTORI CHE 

LAVORANO IL LEGNO 

Ho sempre vissuto e lavorato nel- 
l'ambito rurale, ma con la pas- 
sione per la lavorazione del le- 
gno. Da qualche anno mi diletto 
a costruire mezzi e utensili di cui 
in passato anch'io ho fatto uso, 
che riproduco però rigorosamen- 
te in miniatura (carri, aratri, ca- 
lessi, trattori, utensili per la pi- 
giatura, ecc., realizzati fedelmen- 
te, ma informato ridotto). 



«CHI SEMINA RACCOGLIE», UN CONCORSO 
DEDICATO AGLI ORTI, AD OGGEBBIO (VERBANIA) 




Vi sarei molto grato se potessi 
avere la soddisfazione di veder 
pubblicate le foto di quanto co- 
struisco con tanta passione, con 
il legno che recupero qua e là. 
Sono anche disposto, se qualcu- 
no fosse interessato all'acqui- 
sto, a vendere alcune mie crea- 
zioni, o a cederle in prestito nel 
caso in cui qualche comunità o 
associazione volesse esporre i 
miei lavori nell'ambito di even- 
tuali manifestazioni. 

Dante Cordiali 

Via Dossi, 34 - Loc. Prabiano 

37060 Rosegaferro (Verona) 

Da tanti anni sono abbonato al- 
la vostra rivista, l'apprezzo mol- 
to e la leggo sempre volentieri 
anche adesso che ho quasi 90 
anni e non riesco più a mettere 
in pratica tante cose che ancora 
vorrei fare. Però posso almeno 
pensarle e studiarle un po' con il 
vostro aiuto. Ma per qualche 




Il 9 agosto scorso ad Oggebbio (Verbania) y^j 
sì è tenuta la premiazione del 1° concorso 
degli orti tradizionali dell'Alto Verbano 
dal titolo «Chi semina raccoglie», indetto 
dal Comune e dalla Pro loco di Oggebbio, 
dalla Comunità Montana Alto Verbano 
con le Pro Loco di Ghiffa,Trarego, Can- 
nerò Riviera, Bee, Premeno e dal circolo 
culturale Arci «La Marenca» di Oggeb- 
bio. Tra gli sponsor della manifestazione 
anche Vita in Campagna. Lo scopo del 
concorso, a cui hanno partecipato 53 or- 
ticoltori, era quello di valorizzare le pra- 
tiche di coltivazione tradizionale del- 
l'orto e delle essenze vegetali tipiche 
della zona, rivalutando tra l'altro alcune varietà locali. Il concorso si è 
anche proposto di diffondere la pratica della coltivazione biologica e 
di recupero e utilizzo di acque meteoriche. Nella foto in alto i parteci- 
panti al concorso «Chi semina raccoglie». 



Agri.Bio Onlus di Ossone (Cu- 
neo) - sito Internet www.agri- 
bionotiz.ie.it - che è attiva in 
questo settore da molti anni. 

Aldo Nardìni 
Savignano sul Panaro (Modena) 





«lavoretto» riesco ancora a tro- 
vare le forze. 

Con l'aiuto di mia figlia invio le 
foto delle casette per gli uccelli- 
ni che preparo da anni per il 
cortile e per gli amici che me le 
«ordinano»: hanno sempre suc- 
cesso e sono sempre «affittate»! 

Aurelio Mongiardini 
Borgio Verezzi (Savona) 

A PROPOSITO 
DI ASSOCIAZIONI 
DI AGRICOLTURA 

BIODINAMICA 

A proposito di associazioni che 
si occupano di agricoltura bio- 
dinamica segnalo ai lettori (ol- 
tre a quelle da voi pubblicate sul 
n. 7-8/2009, a pag. 7) anche 




VIDEO 

SULL'ESECUZIONE 

DELL'INNESTO A 

GEMMA DORMIENTE 

Nel supplemento «i Lavori» di 
settembre-ottobre, allegato al n. 
9/2009 di Vita in Campagna, ab- 
biamo indicato un collegamento 
a Internet che permette di vede- 
re un filmato sull'esecuzione 
dell'innesto a gemma dormien- 
te, ma per un errore abbiamo po- 
sto un punto, dopo il suddetto 
link, che può vanificare la ricer- 
ca. Il link esatto è: www.vitain 
campagna.it/rdVic/video4.asp 



VITA IN CAMPAGNA 10/2009 



Le vostre fotografie 




Il piccolo Sebastiano aiuta papà ad aggiustare il trattore 
della loro azienda - Giuseppe Cocco, Silanus (Nuoro) 




Gioie ed Amy e le melanzane 

dell'orto di nonno Gian - Erika 

Moiana. Senna Comasco (Como) 



Martina e Sara con il pomodoro 

di 910 grammi di nonno Nino - 

Mirko Merigo, Biandronno (Varese) 




Vi mostro il super melone che ho 

raccolto nel mio orto - Luigi 

Polenghi. Pieranica (Cremona) 



Eccomi in compagnia delle mie 

«ragazze» - Ugo Pollano, Villanova 

di Camposampiero (Padova) 




Elia, Vanessa ed Alex posano orgogliosi con le zucche coltivate 
dal nonno nel suo orto - Marino Mula. Torpè (Nuoro) 




IDEE PER 
IL COMPOSTAGGIO 

Coltivo con passione un orto di 
circa 200 metri quadrati ed ho 
ideato un semplice ed efficace 
sistema per produrre compost. 
Ho realizzalo, con mattoni e pie- 
tre di recupero, tre contenitori 
(vedi foto qui sotto), ed ogni an- 
no ne riempio uno con gli scarti 
dell 'orto. 




Quando ho finito di riempire il 
terzo contenitore svuoto il pri- 
mo, che a questo punto contiene 
compost pronto per l'utilizzo. 
Durante il compostaggio ag- 
giungo qualche manciata di cal- 
ciocianamide e di nitrato. 

Adolfo Ghidoni 
Concordia sulla Secchia (Modena) 

Vi invio la foto dell'angolo del 
mio orto dedicato alla produzio- 
ne di compost: sono ormai una 
quindicina d'anni che lo produ- 
co, con ottimi risultati. Ho rea- 
lizzato la compostiera appog- 
giando semplicemente, l'uno 
sull'altro, mattoni di cemento 
(vedi foto in alto a destra), in 
modo che sia agevole rimuover- 
ne qualcuno per rimescolare la 
massa da compostare, operazio- 
ne che eseguo 2-3 volte in esta- 
te. Durante il riempimento della 
compostiera e/o durante il rime- 
scolamento della massa spargo 



come attivatore una manciata di 
zucchero: 1 ho letto sul manuale 
in dotazione al biotrituratore e 
funziona benissimo! Anche la 
cenere, in modiche quantità, va 
bene: è a reazione alcalina e 
ricca di minerali, ed è molto va- 
lida nel caso si abbiano scarti 
molto umidi e/o ricchi di azoto. 
Produrre compost mi dà una 
grande soddisfazione, in quanto 
recupero gli scarti organici e 
nello stesso tempo miglioro, in 
modo naturale, il terreno del 
mio orto. 

Giuseppe Chionetti 
Villanova Mondovì (Cuneo) 

Commenta Alberto Locatelli 

(esperto di orticoltura). 
11 compost domestico, che si ot- 
tiene dalla fermentazione natu- 
rale di materia organica di varia 
origine, va fatto nel modo più 
semplice e naturale possibile. 
Le soluzioni proposte dai lettori 
sono fondamentalmente valide e 
rappresentano due modi per po- 
ter realizzare il compostaggio a 
livello domestico. 
Nel primo caso bisognerebbe 
eseguire un paio di rimescola- 
menti della massa (uno dopo 20 
giorni dal riempimento dei con- 
tenitori, l'altro trascorsi 20-30 
giorni dal primo) per attivare al 
meglio la decomposizione e ren- 
derla più omogenea. 
I materiali con cui sono costrui- 
ti i contenitori, disposti - soprat- 
tutto nel secondo caso - in mo- 
do che penetri l'aria, facilita- 
no l'arieggiamento della mas- 
sa e quindi la sua decomposi- 
zione, che può essere attivata, 
e/o sostenuta, da piccole quan- 
tità dello stesso compost matu- 
ro, residui di vagliatura del com- 
post, deiezioni di animali picco- 
li (polli, conigli) o grandi (bo- 
vini, ovini), letame essiccato o, 
in mancanza di questi, limitate 
quantità di terreno dell'orto. 
Per ulteriori e maggiori informa- 
zioni vi rimandiamo alla «Guida 
illustrata al compostaggio do- 
mestico» allegata al n. 4/2009 di 
Vita in Campagna. 



VITA IN CAMPAGNA 10/2009 






"A Tel numero scorso, a pag. 9, ab- 
I \l Marno visto l 'utilizzo della rocca, 
±. i del fuso e del filatoio, tutti stru- 
menti idonei alla filatura domestica. Si 
filavano le fibre della canapa e del lino 
coltivati sul posto e anche la lana delle 
pecore, per ricavarne abiti, biancheria, 
coperte, il tutto nell'ambito di un'eco- 
nomia familiare di autosussistenza. In 
questo articolo vediamo invece come ve- 
niva compiuta la tessitura dei filati per 
mezzo di un apposito telaio. 

Nelle famiglie contadine fino a non 
molti decenni fa avveniva, a seconda 
della vocazione produttiva delle zone e 
delle valli della nostra penisola, la filatu- 
ra delle fibre della canapa e del lino; do- 
ve si praticava l'allevamento delle peco- 
re si filava in casa anche la lana. 

Abbiamo visto nell'artìcolo pubblica- 
to sul numero scorso come il rigore dei 
mesi invernali e le difficoltà economiche, 
che rendevano necessario risparmiare il 
più possibile anche la legna per riscaldar- 
si, comportassero lo svolgimento della fi- 
latura all'interno della stalla. Era in que- 
sto luogo che i filati venivano preparati 
per la fase successiva - la tessitura - che 
permetteva la creazione di stoffe e tessu- 
ti per abiti, biancheria, e ogni altra neces- 
sità familiare e agricola. Vediamo ora 
brevemente come veniva compiuto que- 
sto importante lavoro. 

Dalla filatura alla tessitura 

I filati posti svi fuso venivano rac- 
colti, per mezzo di un arcolaio, in ma- 
tasse. L'arcolaio era costituito da un as- 
se orizzontale di ferro, alle cui estremi- 
tà erano innestate due croci di legno, 
collegate a loro volta alle estremità da 
altri quattro legni, sui quali si avvolge- 
va progressivamente il filo fino a for- 
mare le matasse. 

Si sottoponevano quindi le matasse 
a ripetuti lavaggi con liscivia - una so- 
luzione acquosa costituita dai compo- 
sti solubili contenuti nella cenere - per 
sbiancare il filo. 

Dopo l'asciugatura, le matasse, sem- 
pre tramite l'arcolaio, venivano dipana- 
te in gomitoli. 

II filato era poi trasferito su spole at- 
traverso un altro strumento, V incanna- 
toio, una specie di mulinello che per- 
metteva l'avvolgimento del filo. 

Con l'orditoio si preparava l'ordito 
e si passava alla tessitura 

Per preparare il filato alla lavorazione 
sul telaio occorreva predisporre l'ordito, 
cioè l'insieme dei fili che costituiscono 
la parte longitudinale del tessuto. Vi era- 

VITA IN CAMPAGNA 10/2009 



La tessitura 

domestica 

della canapa, 

del lino 
e della lana 

Dopo aver effettuato la filatura, 

la tessitura veniva realizzata, 

fino alla prima metà del Novecento, 

direttamente in casa dalla famiglia 

contadina tramite appositi 

strumenti e un rustico telaio. 

Grazie a questo lavoro 

si ottenevano stoffe e tessuti 

per abiti, biancheria e ogni altra 

necessità familiare e agricola. 

Vediamo per sommi capi quali erano 

i passaggi che permettevano 
di arrivare dal filato al prodotto finito 

Paolo Cremonini 



no due tipi principali di orditoi: quello 
fisso, con struttura orizzontale, e quello 
mobile, con struttura verticale. 

L'orditoio fisso orizzontale era for- 
mato da due pali di legno, alti poco più 
di 2 metri, e posti a una distanza di cir- 
ca 3,5 metri l'uno dall'altro, fissati a 
una parete interna o esterna dell'abi- 
tazione e provvisti di una serie di pio- 



li, attorno ai quali venivano distesi i fi- 
li in senso orizzontale, svolgendoli dai 
rispettivi rocchetti posti in una vicina 
rastrelliera. 

Una volta raggiunta la lunghezza 
desiderata dell'ordito, lo si toglieva 
dall'orditoio facendone una treccia che 
era riposta in un cesto fino a quando si 
caricavano i fili sul telaio. 

L'orditoio mobile verticale prevede- 
va uno svolgimento analogo, tranne per 
il fatto che il filo veniva avvolto attorno 
a un asse verticale. 

Una volta pronto, si caricava l'ordito 
sul telaio per dare avvio alla tessitura. I 
fili dell'ordito venivano tesi sul telaio: 
alzando e abbassando alternativamente 
l'una o l'altra fila, mediante due pedali 
collegati a corde passanti da due carru- 
cole, si alzavano e si abbassavano le ri- 
spettive file dell'ordito, sdoppiandolo e 
intrecciandolo. 

Se il filato era di canapa, i suoi fili 
venivano spalmati, tramite una spazzo- 
la, con un appretto ottenuto dalla cottu- 
ra delle farine di mais e di crusca, o an- 
che di fagioli secchi e macinati (in que- 
sto modo il filo dell'orditura era reso più 
scorrevole). 

La tessitura procedeva in questo mo- 
do: l'inizio della tela veniva tenuto fer- 
mo da due aste di legno o di ferro; si fa- 
ceva poi passare nel corridoio tra i fi- 
li pari e dispari dell'ordito il filo di tra- 
ma della spola contenuta nella navet- 
ta (arnese di legno a forma di navicel- 
la), accostando poi con forza per mezzo 
del pettine (strumento con denti di can- 
na fissati in un'intelaiatura rigida) i fi- 




Una scena di vita domestica della famiglia contadina (1935) che ci mostra, da sini- 
stra a destra, gli strumenti e le modalità della filatura con la rocca e il fuso e della 
tessitura con il telaio. Si notano al centro anche un caratteristico incannatoio e un 
arcolaio, strumenti indispensabili per predisporre il filato alla tessitura 



Orditoio orizzontale 




Rastrelliera con rocchetti 



La preparazione dell 'ordito con un orditoio orizzontale posto sul muro esterno del- 
la casa (1935). In primo piano sulla destra, ancora una filatrice con la rocca e il 
fuso; a sinistra si nota la rastrelliera a pioli con i rocchetti che veniva preparata 
per l'allestimento dell'ordito 




Un momento della tessitura con il telaio (1935): si nota la presenza delle due car- 
rucole (vedi freccej necessarie per alzare e abbassare le file dell'ordito. La tela, 
progressivamente tessuta, veniva arrotolata all'altro capo del telaio 



li l'uno all'altro in modo che la tela ve- 
nisse ben serrata. Man mano che la te- 
la procedeva nella sua costruzione di fili 
intrecciati, essa veniva arrotolata all'al- 
tro capo del telaio. 

Le tele ottenute: dalla biancheria 
in genere ai capi di vestiario 

Venivano in tal modo tessute tele di 
canapa, di lino, miste di canapa e lino e 
panni di lana e mezzalana (misto di la- 
na e cotone). 

I tessuti di tela di canapa dopo la tes- 



situra venivano immersi per 12-15 giorni 
nell'acqua del macero [1], che li rende- 
va più morbidi; si stendevano poi sul pra- 
to ad asciugare alla luce del sole che li 
sbiancava ulteriormente. Dopo un'ultima 
misurazione, venivano finalmente riposti 
negli armadi. Da questa tela casalinga, 
un po' ruvida ma resistentissima, si rica- 
vavano lenzuola, tovaglie, asciugamani, 
strofinacci da cucina e biancheria. 

Se il tessuto veniva utilizzato per 
confezionare abiti, si poteva tingere in 
casa utilizzando prodotti naturali, che a 
seconda della zona erano la corteccia di 



ontano, il mallo delle noci, le foglie di 
edera e di castagno, le bucce di cipolla o 
le bacche di sambuco. 

I tessuti di lana o mezzalana dopo 
la tessitura si sottoponevano a follatura 
per renderli più compatti e impermeabi- 
li; i panni, una volta feltrati, erano fat- 
ti asciugare sopra dei graticci disposti 
sui prati. 

La rifinitura di capi di vestiario o di 
coperte, sacchi, grembiuli, ecc. prevede- 
va l'uso di fettucce di canapa o mezzala- 
na di larghezza variabile tra 1 e 7 centi- 
metri. Per la loro tessitura erano quindi 
usati telai di piccole dimensioni. 

I fili dell'ordito venivano tesi tra due 
sedie e infilati in una tavoletta rettango- 
lare (lunga 20 centimetri) provvista sui 
lati maggiori di una serie di fori. Con 
una spola di misura ridotta si faceva pas- 
sare il filo di trama tra le due serie di fi- 
li dell'ordito e si accostavano con for- 
za l'uno all'altro i fili, per compattare 
il tessuto, con un piccolo pettine o una 
spatola di legno. 

Normalmente la tessitura avveniva 
in un apposito locale della casa, di so- 
lito al piano terra, dove era collocato il 
telaio. Le donne tessevano per il pro- 
prio fabbisogno domestico, o per pa- 
renti e vicini, e in tal caso venivano re- 
munerate con prodotti della terra o del- 
l'allevamento. 

Esistevano anche laboratori 
di tessitura artigianali 

Vi erano anche laboratori artigiana- 
li di tessitura, con tessitori che aveva- 
no lavoranti alle proprie dipendenze, e 
una produzione abbastanza consisten- 
te che copriva il bisogno di più paesi li- 
mitrofi. Si potevano trovare anche tessi- 
tori, che, essendo affittuari o mezzadri, 
dovevano dare la metà della loro produ- 
zione al padrone, proprietario del telaio; 
in questo caso il mestiere di tessitore do- 
veva èssere integrato, per vivere, con al- 
tre attività, in genere sempre legate al- 
l'agricoltura. 

I telai, tramandati da decine di ge- 
nerazioni sempre uguali negli elementi 
fondamentali della struttura, differivano 
tuttavia per qualche particolarità tecni- 
ca da regione a regione. Oggi, quelli ri- 
masti, costituiscono elementi di grande 
pregio nelle esposizioni dedicate alla ci- 
viltà contadina. 

La tessitura domestica, limitata e te- 
sa all'autoconsumo, subì una notevole 
flessione già a partire dalla fine dell'Ot- 
tocento, per scomparire poi intorno alla 
metà del Novecento. □ 

[ 1 ] Il macero è un apposito bacino pieno 
di acqua in cui venivano fatte macerare 
le fibre di canapa. 



10 



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\ Politica agricola ed ambientale ; 

Morìa delle api: a che punto siamo? 

Lo abbiamo cliiesto a Luca Zaia, Ministro delle politiche agricole e forestali e apicoltore per passione. 

Sono molteplici le cause, ma anche per la prossima annata agraria - annuncia il Ministro - vi sarà 

la sospensione dell'impiego dei neonicotinoidi per la concia delle sementi di mais 



Il 17 settembre del 2008 il Ministero 
della salute sospendeva in via cautelati- 
va per un anno l'impiego, per la concia 
delle sementi, dei prodotti fitosanitari 
contenenti le sostanze attive neonicoti- 
noidi (imidacloprid, thiamethoxam e 
clothianidin) e dei prodotti fitosanitari 
contenenti fipronil. 

La sospensione dei prodotti sopra ci- 
tati era stata adottata, sulla base dei rilie- 
vi scientifici fatti dalla Commissione 
consultiva per i prodotti fitosanitari e del 
principio di precauzione, al fine di ac- 
quisire utili informazioni sulla morìa 
delle api in relazione all'utilizzo di tali 
sostanze. 

È giunto quindi il momento di tirare 
le prime somme dopo la sospensione dei 
prodotti in questione. Per fare ciò abbia- 
mo interpellato Li ca Zaia, Ministro del- 
le politiche agricole e forestali, nonché 
apicoltore amatoriale. 

Ministro, quali sono le considera- 
zioni dopo un anno di sospensione? 

Confermo ufficialmente che i neoni- 
cotinoidi saranno sospesi anche per la 
prossima annata agraria. Tecnicamente e 
scientificamente abbiamo avuto la di- 
mostrazione che con la sospensione dei 
neonicotinoidi ci sono state solo due se- 
gnalazioni di morie di api contro le de- 
cine e decine che sono giunte nel corso 
delle precedenti «campagne», prima 
cioè del decreto che ne vieta l'utilizzo. 

La decisione è stata presa alla luce 
dei risultati della ricerca coordinata dal- 
l' Unità di ricerca di apicoltura e ba- 
chicoltura di Bologna - il programma di 
ricerca denominato Apenet, coordinato 
dal Cra (Consiglio per la ricerca e la 
sperimentazione in agricoltura) - che ha 
realizzato la prima rete di monitoraggio 
nazionale sulle api, in collaborazione 
con i rappresentanti delle associazioni 
degli apicoltori. 

Certamente le cause del fenomeno 
della morìa delle api sono molteplici, 
proprio per questo gli interventi dovreb- 
bero essere diversificati. Occorre assicu- 
rare agli alveari e alle piccole api un am- 
biente adatto alla sopravvivenza; in fon- 
do, ricordiamocelo, è da loro che dipen- 
de l'impollinazione, quindi la buona resa 
delle nostre coltivazioni e di conseguen- 
za il futuro della nostra agricoltura. 




Luca Zaia, Ministro delle politiche 

agrìcole e forestali, è anche 

un apicoltore amatoriale 

Il Ministero delle politiche agricole 
come intende operare per il futuro su 
questo argomento e per tutelare 
l'apicoltura nazionale? 

Siamo consapevoli dell'importanza 
del settore: il numero attuale di apicolto- 
ri è di circa 75.000 unità e gli alveari 
presenti in Italia sono 1.159.333, di cui 
circa 330.000 detenuti da professionisti. 
Il valore della produzione è pari a 22 mi- 
lioni di euro, ma è importante sottoli- 
neare che l'apicoltura fornisce con l'im- 
pollinazione delle colture agricole e del- 
la flora spontanea un valore di gran lun- 
ga superiore, stimato in Italia intorno a 
2,5 miliardi di euro (nel mondo circa 10 
miliardi di euro): 100 volte superiore a 
quello che l'ape e le sue produzioni di- 
rette rappresentano in termini di plusva- 
lore. Il valore stimato del settore, com- 
preso l'indotto, è intorno ai 57-62 milio- 
ni di euro/anno. 

La produzione media annua di miele 
è di 1 1.000 tonnellate: circa la metà del 
fabbisogno interno. 

Il Ministero delle politiche agricole e 
forestali porta avanti innumerevoli inter- 
venti a sostegno degli apicoltori: la Leg- 
ge 313/04 (disciplina dell'apicoltura), 
che ha messo a disposizione del settore 
apistico 2 milioni di euro per ciascuno 



degli anni 2004, 2005 e 2006, di cui 0,9 
milioni di euro a favore delle Regioni e 
Province autonome e 1 , 1 milioni di euro 
in favore degli apicoltori, per il tramite 
delle loro associazioni. 

Nell'ambito del programma annuale 
di azione nazionale per l'agricoltura 
biologica, invece, per gli anni 2008- 
2009, sono state previste delle iniziative 
di ricerca a sostegno dell'apicoltura bio- 
logica nazionale. 

Con la Legge 24 dicembre 2004 n. 
3 1 3 (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale 
n. 306, del 31/12/2004, n.d.r.), recante 
Disciplina dell'apicoltura, viene ricono- 
sciuta l'apicoltura come attività di inte- 
resse nazionale importante per l'am- 
biente, per l'ecosistema e l'agricoltura. 
Perciò la legge obbliga chiunque deten- 
ga apiari ed alveari di farne denuncia. 

Inoltre, come ho detto prima, è re- 
cente la notizia che il Ministero ha spin- 
to per prolungare la sospensione della 
concia delle sementi anche per la prossi- 
ma annata agraria. La scelta è stata fatta 
senza alcuna intenzione di colpire i pro- 
duttori di mais che, in quanto agricolto- 
ri è mia cura sostenere, ma con la consa- 
pevolezza che i deboli, in questo caso le 
api, vadano difesi e tutelati. Credo che il 
Ministero debba continuare su questa 
strada; difendendo ed incentivando gli 
apicoltori e le api. 

Lei è un apicoltore amatoriale, co- 
me tanti lettori di Vita in Campagna. 
Come mai tanta passione per questi 
preziosi insetti? 

È una passione che mi accompagna 
da lungo tempo; sono vari i motivi che 
mi hanno avvicinato a questo mondo. Il 
primo è sicuramente il ruolo fondamen- 
tale che questi insetti hanno nell'ecosi- 
stema globale. C'è poi il lato della cura 
dell'alveare, un'attività che mi rilassa e 
mi permette di staccare dai gravi impe- 
gni di governo. Infine, ma non ultimo, la 
straordinaria gioia che provo nel produr- 
re il mio miele e nel poterne fare dono 
alla mia famiglia e agli amici: mi sem- 
bra così di condividere con loro il mio 
amore e rispetto per questo fondamenta- 
le insetto. 

Intervista raccolta da 
Giorgio Vincenzi 



VITA IN CAMPAGNA 10/2009 



POLITICA AGRICOLA ED AMBIENTALE 



13 




ialìÈn» 



Come e quali piante in vaso da fiore 
conservare per la prossima primavera 

Le giornate vanno via via accorciandosi e le temperature, soprattutto quelle notturne, si abbassano. 

E tempo di riparare le piante in vaso da fiore, per conservarle sino alla prossima primavera. 

Se non avete una serra, nelle zone miti potete lasciarle sul balcone o sul davanzale, o portarle in giardino, 

riparandole con semplici protezioni. Nelle zone fredde, invece, dovete ricoverarle al chiuso 



L'autunno è arrivato e, anche se in al- 
cune località le temperature si mantengo- 
no ancora miti, è tempo di riparare, più o 
meno tempestivamente in base al clima 
della zona, le piante in vaso da fiore del 
terrazzo e del balcone, per conservarle 
belle e sane sino alla prossima primavera. 
Chi non ricorda la nonna o la mamma in- 
tente in questo periodo a pulire e a potare 
le loro amate piante prima di sistemarle 
nel giro scala, nel garage, o altro luogo ri- 
parato, in attesa della bella stagione? 

In questo articolo vi suggeriamo tutti 
quegli accorgimenti, tecnici e pratici, da 
mettere in atto affinché possiate conser- 
vare con successo al chiuso o all'aperto 
in zone miti, anche senza possedere una 
serra, le vostre piante in vaso da fiore. 

QUANTE E QUALI PIANTE 
CONSERVARE 

Anche se avete posto, non vale la pe- 
na che conserviate tutte le vostre piante, 
non solo perché esse richiederebbero 
molto tempo per essere curate durante 
l'autunno e l'inverno, ma anche perché 
vi ritrovereste la prossima primavera 
con esemplari che hanno già un paio 
d'anni di vita e che quindi in linea di 
massima non sono più in grado di dare 




In questo periodo vanno pulite, potate e 
sistemate in un luogo riparato le piante 
in vaso da fiore, in attesa che giunga la 
bella stagione 

le esuberanti fioriture tipiche delle pian- 
te giovani. Conservate perciò solo un 
paio di esemplari sani e vigorosi per va- 
rietà, da utilizzare come piante madri 
dalle quali ricavare talee a volontà in 
primavera. Dotate ogni coppia di piante 
della medesima etichetta, sulla quale do- 
vete annotare, servendovi di un penna- 






Come preparare le piante al riposo autunno-invernale. Potate energicamente le 
piante riducendo la vegetazione della metà, avendo cura di asportare tutti i ra- 
mi deboli, secchi e/o colpiti da qualche avversità (a). Disinfettate le forbici con 
alcol prima e dopo la potatura di ogni pianta (b). Togliete tutte le foglie grandi 
che impediscono dì vedere il centro della pianta, in modo da: consentire la circo- 
lazione dell 'aria ed evitare l 'insorgere di malattie fungine e gli attacchi di paras- 
siti (e). Dopo la potatura irrorate la pianta con un fungicida polivalente ("vedi te- 
sto ), per disinfettare le ferite e scongiurare l'attacco di malattie fungine 



rello indelebile o di una matita nera, co- 
lore, tipo di fiore ed altre utili informa- 
zioni che ritenete importanti per valuta- 
re quanto moltiplicarle. 

Tra le piante in vaso da fiore per ter- 
razzo e balcone che vale la pena conser- 
vare vi sono specie come geranio zona- 
le (1) e geranio parigino (2), dipladenia 
(3), aionia (4), verbena (5), fucsia (6), 
margherita (7), dimorfoteca (8), portu- 
laca (9), lantana (10) ed altre specie mi- 
nori e/o poco conosciute o diffuse come 
Felicia amelloides (11), gaura (12), ly- 
simachia (13), Helychrisum bracteatum 
(14), cuphea (15), samitalia (16), thum- 
bergia (17), scaevola (18), brachycome 
(19) e calceolaria (20). 

Conservate invece quasi tutte le vec- 
chie piante «storiche» alle quali siete le- 
gati da piacevoli ricordi e/o da affetti, 
che allietano con le loro fioriture la bel- 
la stagione da anni: piante che avete ri- 
cevuto da parenti ed amici, solitamente 
varietà che non si trovano più in com- 
mercio, spesso assai vigorose e molto 
resistenti alle malattie. Non sentitevi pe- 
rò obbligati a conservare esemplari che 
non presentano più particolari pregi: un 
geranio o una fucsia che fioriscono sten- 
tatamente da un paio d'anni sono piante 
da eliminare senza rimpianti. 

COME PREPARARE LE PIANTE 
AL RIPOSO AUTUNNO-INVERNALE 

Innanzitutto eliminate tutta la ve- 
getazione debole, malata, secca e/o 
che è stata colpita da qualche avversi- 
tà (sia di origine fungina che animale), 
/\ disinfettando le forbici con alcol pri- 
^— ^ ma di passare da una pianta all'altra. 

In linea di massima riducete la vegeta- 
zione della metà, avendo cura di sfoltire 
l'interno della chioma, in modo da favori- 
re la circolazione dell'aria al suo interno, 
per evitare l'insorgenza di malattie di ori- 
gine fungina e le infestazioni di parassiti. 

Dopo la potatura irrorate tutta la pian- 
ta con un fungicida polivalente (cioè ef- 
ficace nei confronti di diversi funghi, ti- 

Contìnua a pag. 16 



14 



GIARDINO 



VITA IN CAMPAGNA 10/201» 




Geranio zonale 



Geranio parigino 

oav 



Dipladenia 



Aionia 









Verbena 



Fucsia 



Margherita 



Dimoifoteca 




Portulaca 



Lem tana 



Feliciti amelloides 



Gaura 




Thumbergia 



Scaevola 



Brachycome 



Calceolaria 



VITA IN CAMPAGNA 10/200' 



GIARDINO 



15 



Segue da pag. 14 

pò Previcur, irritante, alle dosi di 1,5 
millilitri per litro d'acqua), per disinfet- 
tare le ferite e scongiurare l'attacco di 
pericolose malattie di origine fungina. 

A QUALE TEMPERATURA 

CONSERVARLE 
E LE CURE DA DEDICARE 

Le piante originarie di zone tempe- 
rate e/o mediterranee, come ad esem- 
pio gerani, fucsie, verbene, lantane, 
Felicìa amelloides, gaura, lysimachia, 
Helychriswn bracteatum, cuphea, ecc., 
hanno poche esigenze in fatto di tem- 
peratura: 4-6 °C sono ad esse sufficien- 
ti per sopravvivere, a patto che il terric- 
cio dei vasi venga bagnato poco. Queste 
piante si possono pertanto lasciare an- 
che all'esterno, in balcone, sul davanza- 
le e in giardino. 

Specie come sanvitalia, angelonia, 
thumbergia, scaevola, brachycome, por- 
tulaca prediligono temperature legger- 
mente più alte, circa 8-10 °C. Queste 
piante vanno riparate in luoghi chiusi, 
come ad esempio scale, sottoscala, can- 
tine, solai o garage luminosi. 

Le piante di origine tropicale o sub- 
tropicale, in genere, come ad esempio 
le dipladenie e la calceolaria, necessi- 
tano invece di ambienti temperato-cal- 
di, dove la temperatura non sia inferiore 
ai 14-15 °C, pena la caduta delle foglie. 
Queste piante vanno ricoverate in ca- 
sa, possibilmente in un locale non trop- 
po riscaldato. 

Come norma generale ricordate di 
arieggiare il luogo di ricovero tutti i 
giorni, se possibile, o almeno due-tre 
volte la settimana, nelle ore più calde 
della giornata. 

Irrigate poco: ricordatevi che le pian- 
te si trovano in una sorta di riposo vege- 
tativo. Usate acqua a temperatura am- 
biente: se troppo fredda può causare 
marciumi a livello delle radici; se trop- 
po calda le può risvegliare inducendo 
una crescita fuori stagione. 



Nel caso abbiate 

a disposizione solo 

un davanzale 

proteggete le piante 

semplicemente con 

un velo di tessuto 

non tessuto, che 

basterà, salvo 

inverni molto 

freddi, a ripararle 

sino ali 'arrivo 

della primavera 




Riparo per le piante in vaso da fiore 
all'aperto nelle zone miti. Il riparo 
consiste in: un muro (a), una prote- 
zione costituita da canne di bambù e 
telo plastico trasparente (b), fogli di 
giornale appallottolati, oppure pa- 
glia o foglie secche (e) 



COME RIPARARLE 
ALL'APERTO NELLE ZONE MITI... 

Se abitate in una zona dove l'inverno 
si presenta solitamente mite, potete la- 
sciare le vostre piante in vaso da fiore su 
un balcone che sia preferibilmente espo- 
sto a sud e riparato dal vento. Posiziona- 
te le piante contro il muro della casa e ri- 
paratele con una semplice struttura, facil- 
mente realizzabile (vedi riquadro riporta- 
to qui sopra), costituita da canne di bam- 
bù e telo plastico trasparente, al fine di 
proteggerle dal vento e dalla pioggia, che 
potrebbe causare dannosi marciumi. Qua- 
lora si verificassero forti abbassamenti di 
temperatura, predisponete attorno ai vasi 
dei fogli di giornale appallottolati, oppu- 
re paglia o foglie secche, in modo da pro- 
teggere dal freddo le radici delle piante. 

A Evitate di utilizzare balconi esposti 
^— ^ a nord, perché troppo freddi, e così 
pure quelli esposti a est e ad ovest, per- 
ché caratterizzati da rapidi sbalzi termi- 
ci (si riscaldano e raffreddano molto ve- 
locemente). 

/\ Non mettete mai sottovasi alle 
^— ^ piante perché eventuali ristagni 




d'acqua potrebbero far marcire le radici; 
ricordatevi inoltre che durante l'inverno 
le piante devono rimanere asciutte, al li- 
mite del secco. 

Nel caso abbiate a disposizione solo 
qualche davanzale proteggete le piante 
semplicemente con un velo di tessuto 
non tessuto (vedi foto in basso in questa 
pagina), che basterà, salvo inverni parti- 
colarmente freddi, a ripararle per tutta la 
durata della brutta stagione. 

Se non avete un balcone, sistemate le 
piante nella zona più soleggiata e ripara- 
ta del giardino, a ridosso di un muro 
esposto a sud, il quale accumula calore 
durante il giorno e lo cede la notte. Pro- 
teggete le piante con la stessa struttura 
che vi abbiamo consigliato di realizzare 
per il balcone (bambù+telo plastico tra- 
sparente). Anche in questo caso, se si do- 
vessero verificare forti abbassamenti di 
temperatura, predisponete attorno ai vasi 
dei fogli di giornale appallottolati, oppu- 
re paglia o foglie secche, in modo da 
proteggere dal freddo le radici delle pian- 
te. Inoltre, sempre per proteggere l'appa- 
rato radicale dal freddo che potrebbe 
provenire dal terreno, predisponete sotto 
i vasi un foglio di polistirolo dello spes- 
sore di almeno 2-3 centimetri. 
A. Anche in questo caso evitate di 
^— ^ mettere sottovasi alle piante, per- 
ché si potrebbero verificare dannosi 
marciumi a livello delle radici. 

...E AL CHIUSO 
NELLE ZONE FREDDE 

Se abitate in zone soggette ad inverni 
freddi, ricoverate le vostre piante in va- 
so da fiore in ambienti chiusi. In linea di 
massima un luogo chiuso deve garantire 
alle piante, in base alla specie, un'ade- 
guata temperatura (vedi capitoletto ri- 
portato in questa pagina), una sufficiente 
luminosità ed essere asciutto; pertanto, 
scale, sottoscala, cantine, solai e garage 
luminosi sono luoghi adatti per questo 
scopo. Indicativamente la temperatura 
minima del luogo chiuso non deve scen- 
dere sotto i 4-6 °C, mentre quella massi- 
ma non deve superare i 14-15 °C. 

A. Non posizionate mai le piante a ri- 
^— ^ dosso dei vetri delle finestre, ma ad 
almeno 50-60 cm di distanza: eviterete che 
le foglie siano soggette ad eventuali scot- 
tature e/o a dannosi sbalzi di temperatura. 

A Infine evitate, se possibile, di far 
^— ^ svernare le piante in casa, luogo tra 
i meno indicati per le piante in vaso da 
fiore per terrazzo e balcone: la tempera- 
tura generalmente troppo alta e la bassa 
umidità dell'aria della casa provocano 
un loro veloce indebolimento, che tal- 
volta le può portare sino alla morte. 

Luigi Vasarri 



16 



VITA IN CAMPAGNA 10/2009 



Coltivare graminacee ed erbe ornamentali 
è facile: ecco i consigli pratici da seguire 

Le graminacee e le altre erbe ornamentali, ancora poco diffuse nei nostri giardini, sono piante che danno 

grandi soddisfazioni. Si possono coltivare sia in piena terra che in vaso, sul terrazzo. Richiedono 

specifiche irrigazioni, diverse a seconda del gruppo di appartenenza e del tipo di coltivazione 

(in giardino oppure in vaso). Di norma non hanno bisogno di trattamenti antiparassitari 

Nello scorso numero di settembre, a 
pag. 16, vi abbiamo presentato ed illustra- 
to quindici, tra specie e/o varietà di grami- 
nacee e altre erbe ornamentali ideali da 
coltivare nel giardino di campagna. Alcu- 
ne di queste, per il loro sviluppo ordinato 
e la forma elegante, si prestano egregia- 
mente anche ad essere coltivate in vaso. 

In questo articolo vi indichiamo co- 
me coltivarle, sia in piena terra che in 
contenitore, dalla messa a dimora alla 
divisione dei cespi. 

ECCO COME SI COLTIVANO 
IN PIENA TERRA... 

La preparazione del terreno e la 
messa a dimora delle piante. Lavorate 
il terreno sino ad una profondità di circa 
30-40 cm; solo nel caso di suoli partico- 
larmente poveri e sabbiosi, incorporate 
durante la lavorazione compost, letame 
maturo o stallatico del tipo pellettato o 
in polvere (facilmente reperibili nei con- 
sorzi agrari e nei garden center), in pro- 
porzione variabile in base alla struttura 
naturale del suolo. 

Alcune specie possono soffrire per 
ristagni d'acqua durante il periodo in- 
vernale: se intendete coltivarle in terreni 
pesanti, migliorate il drenaggio incorpo- 
rando un po' di sabbia, e collocando uno 
strato di ghiaia, o altro materiale inerte a 
piccola pezzatura, dello spessore di 5- 1 
cm, sul fondo delle buche d'impianto. 

Dopo aver predisposto le buche d'im- 
pianto, che devono avere una dimensio- 
ne doppia rispetto a quella del pane di 
radici, procedete alla messa a dimora 
delle piante, distanziandole in propor- 
zione alle specifiche dimensioni che 
verranno raggiunte dall'esemplare ma- 
turo. 

La messa a dimora va effettuata a ini- 
zio primavera (seconda metà di marzo) 
o in autunno (tra la seconda metà di set- 
tembre e la prima metà di ottobre), uti- 
lizzando piante allevate in vaso provvi- 
ste di un pane di radici ben sviluppato. 

L'irrigazione. In linea di massima, 
in base alle loro esigenze d'acqua, si 
possono distinguere tre gruppi di erbe 
ornamentali. 

Al primo gruppo appartengono spe- 




Miscanthus sìnensis «Adagio» si presta egregiamente ad accompagnare l'esube- 
rante fioritura dorata di Rudbeckia fulgida «Goldsturm» 



eie e/o varietà che amano terreni asciut- 
ti, in grado di sopportare egregiamente 
prolungate siccità estive. Queste piante, 




Ecco come si presentano nel tardo 

autunno le spettacolari infiorescenze 

di Miscanthus sinensis «Morning Light» 



quasi sempre a loro agio in posizioni so- 
leggiate, una volta ben affrancate non ri- 
chiedono irrigazioni. Tra le specie e le 
varietà che vi abbiamo presentato ricor- 
diamo, ad esempio, Festuca glauca (ve- 
di foto 4 pubblicata sul n. 9/2009 a pag. 
17) e Stipa tenuissima (vedi foto 1 5 pub- 
blicata sul n. 9/2009 a pag. 19). 

Al secondo gruppo appartengono 
specie e/o varietà che - sebbene siano in 
grado, una volta affrancate, di superare 
senza danni periodi siccitosi - richiedo- 
no periodiche irrigazioni per sviluppare 
pienamente il loro potenziale ornamen- 
tale. I cespi di Calamagrostis x acutiflo- 
ra «Karl Foerster» (vedi foto 1 pubbli- 
cata sul n. 9/2009 a pag. 17), ad esem- 
pio, in condizioni eccessivamente sicci- 
tose, vegetano stentatamente, mentre gli 
steli fiorali, prodotti in numero minore, 
non raggiungono la loro altezza caratte- 
ristica (2 metri). 

I Miscanthus (vedi foto 7, 8, 9 e 10 
pubblicate sul n. 9/2009 a pag. 18), so- 
pravvivono egregiamente in giardino 
per molti anni anche senza essere irriga- 
ti, ma in condizioni di forte e prolunga- 



va IN CAMPAGNA 10/200" 



GIARDINO 



17 



Il taglio e la pulizia dei cespi 




/ cespi delle graminacee e delle altre erbe ornamentali a foglia decidua (non sem- 
preverde) devono essere tagliati a livello del terreno una volta ali 'anno (1): tale 
operazione, a seconda della specie e/o varietà, va eseguita tra fine febbraio e ini- 
zio marzo, a inizio inverno o in novembre, (vedi testo). / cespi delle graminacee 
e delle erbe ornamentali sempreverdi non vanno mai tagliati, ma soltanto «petti- 
nati»: tale operazione va eseguita a inizio primavera facendo passare le dita tra 
il fogliame (2) o, in alternativa, aiutandosi con un piccolo rastrello (3) o una spaz- 
zola di saggina (4), (vedi testo) 



ta siccità alcune specie e/o varietà pos- 
sono non raggiungere le tipiche dimen- 
sioni (tra 1,5 e 2,5 metri). Le varietà di 
Miscanthus a foglia variegata, che tolle- 
rano egregiamente la mezz'ombra, se 
coltivate in posizioni molto soleggiate in 
assenza di irrigazioni possono presenta- 
re in estate diffusi seccumi sulle punte e 
sui margini delle foglie. 

Tutti i Pennisetum (vedi foto 11, 12, 
13 e 14 pubblicate sul n. 9/2009 a pag. 
18 e 19), invece, richiedono in estate un 
paio di abbondanti irrigazioni alla setti- 
mana per fiorire copiosamente. In con- 
dizioni siccitose sopravvivono per anni, 
ma non fioriscono o fioriscono in modo 
stentato, producendo un esiguo numero 
di spighe di piccole dimensioni. 

Al terzo gruppo appartengono specie 
e/o varietà che amano suoli umidi, che 
in condizioni di protratta siccità non so- 
pravvivono o, comunque, perdono qual- 
siasi significato ornamentale. Tra quel- 
le che vi abbiamo presentato, apparten- 
gono a questo gruppo Carex oshimensis 
«Evergold» (vedi foto 2 pubblicata sul n. 
9/2009 a pag. 1 7), Deschampsia cespito- 
sa (vedi foto 3 pubblicata sul n. 9/2009 
a pag. 1 7), Hakonechloa macra «Aureo- 
la» (vedi foto 5 pubblicata sul n. 9/2009 
a pag. 17) ed Imperata cylindrica var. 
koenigii «Red Baron» (vedi foto 6 pub- 
blicata sul n. 9/2009 a pag. 17). Tutte 



queste piante richiedono irrigazioni esti- 
ve sistematiche e in misura tale da man- 
tenere il terreno costantemente umido 
A (tuttavia mai zuppo d'acqua). La fre- 
^— ^ quenza delle irrigazioni va calcolata 
in base alla permeabilità del suolo e all'an- 
damento meteorologico della stagione. 
©Per la coltivazione di queste specie 
e/o varietà risulta ideale, sia in ter- 
mini di risultati colturali che per il ri- 
sparmio d'acqua, predisporre impianti 
d'irrigazione a goccia. 

La concimazione. Le graminacee 
e le altre erbe ornamentali coltivate in 
piena terra non richiedono alcun gene- 
re di concimazione, tranne nel caso sia- 
no poste in terreni poveri e sabbiosi, do- 
ve risulta sufficiente un apporto di so- 
stanza organica da effettuarsi prima del- 
l'impianto (vedi il paragrafo «La prepa- 
razione del terreno e la messa a dimora 
delle piante» alla pagina precedente) e 
poi, eventualmente, da ripetere una vol- 
ta all'anno a inizio inverno. In tutti gli 
altri casi, la fertilità naturale del suolo è 
sufficiente a soddisfare le modeste esi- 
genze nutritive di queste piante frugali. 
■A L'apporto di fertilizzanti azotati è 
^— ^ sempre sconsigliabile. Determina 
infatti eccessi vegetativi che alterano 
l'aspetto naturale di questo tipo di pian- 
te, rende la vegetazione troppo «succo- 



sa», e quindi fragile e poco consistente, 
con la conseguenza - soprattutto per le 
specie e/o varietà di taglia grande e gi- 
gante - che i cespi tendono a piegarsi 
verso il suolo invece di mantenere il lo- 
ro tipico portamento. Un'eccessiva ferti- 
lità del terremo, inoltre, attenua l'inten- 
sità della variegatura delle foglie. 

... E COME SI COLTIVANO IN VASO 

Graminacee ed erbe ornamentali, sia 
di piccola che di grande taglia, si presta- 
no egregiamente alla coltivazione in va- 
si, fioriere od altri contenitori, da porre 
sul terrazzo e/o sul balcone; ecco cosa 
fare per avere eccellenti risultati. 

La preparazione del terriccio. Un 

ottimo terriccio per la coltivazione in va- 
so si ottiene mescolando in parti uguali 
buona terra da giardino e torba neutra, 
con l'aggiunta di un po' di materiale 
inerte di piccola pezzatura (pomice, la- 
pillo, ghiaino, argilla espansa) al fine di 
migliorare il drenaggio. 

L'irrigazione. Le piante coltivate in 
vaso devono essere irrigate regolarmen- 
te per tutta la stagione vegetativa, com- 
prese quelle che in piena terra non ne- 
cessitano di alcun intervento. Si deve, 
però, procedere ad un'abbondante irri- 
gazione solo quando il terriccio si pre- 
senta quasi completamente asciutto. 
A. E sempre sconsigliabile l'uso dei 
£— ^ sottovasi (per il possibile ristagno 
d'acqua): qualora li dobbiate utilizzare 
ricordatevi di svuotarli completamente 
dopo ogni irrigazione. 

Durante il riposo invernale (rigoro- 
samente all'aperto) le specie e/o varietà 
a foglia decidua (cioè nelle quali il fo- 
gliame si secca durante l'inverno, spes- 
so mantenendo un effetto altamente or- 
namentale, particolarmente spettacolare 
nelle zone soggette a brinate) vanno ir- 
rigate con grande parsimonia (non più 
di una volta alla settimana), un po' più 
frequentemente le sempreverdi. 

La concimazione. Le specie e/o va- 
rietà coltivate in vaso richiedono una 
modesta concimazione, che consiste nel 
somministrare concimi granulari a lenta 
cessione (un ottimo prodotto è, ad esem- 
pio, Osmocote 6 o 12 mesi), da incorpo- 
rare al terriccio al momento della messa 
in vaso dopo l'acquisto, mantenendosi 
sempre leggermente al di sotto delle do- 
si minime indicate in etichetta. Questa 
concimazione va ripetuta in corrispon- 
denza del periodico rinvaso annuale. 

D rinvaso. Le piante devono essere rin- 
vasate una volta all'anno, iti primavera o 
in autunno, in contenitori progressivamen- 



18 



VITA IN CAMPAGNA 10/2009 



te più grandi. Le dimensioni ideali del va- 
so definitivo, ovviamente, dipendono dal- 
la taglia raggiunta dalla pianta adulta; ve- 
di le note riportate nel primo articolo in 
corrispondenza dei testi relativi alle specie 
e/o varietà n. 1, 2, 4, 7, 9, 1 1, 12 e 15. 

IL TAGLIO E LA PULIZIA DEI CESPI 

/ cespi dì tutte le specie e/o varietà a 
foglia decidua devono essere tagliati a 
livello del terreno una volta all'anno. 
Sulle specie e/o varietà che mantengono 
un aspetto ornamentale durante tutto 
l'inverno, l'operazione va effettuata tra 
fine febbraio e inizio marzo, cioè il più 
tardi possibile, prima però che inizi a 
svilupparsi la nuova vegetazione. Tra le 
piante che vi abbiamo presentato è il ca- 
so di Calamagrostis x acutiflora «Karl 
Foerster» (vedi foto 1 pubblicata sul n. 
9/2009 a pag. 17) e di tutti i Miscanthus 
(vedi foto 7, 8, 9 e 10 pubblicate sul n. 
9/2009 a pag. 18), le cui infiorescenze 
secche conferiscono un fascino straordi- 
nario al giardino invernale. 

Il taglio dei cespi deve essere invece 
effettuato a inizio inverno sui Pennise- 
tum (vedi foto 1 1. 12, 13 e 14 pubblica- 
te sul n. 9/2009 a pag. 18 e 19), le cui in- 
fiorescenze secche tendono quasi sem- 
pre a dissolversi rapidamente sotto l'ef- 
fetto delle abbondanti precipitazioni del 
periodo autunnale. 

Sulle piante a foglia decidua, che una 
volta seccate non presentano alcuna at- 
trattiva, per esempio Hakonechloa inaerà 
«Aureola» (vedi loto 5 pubblicata sul n. 
9/2009 a pag. 17) ed Imperata cylindrica 
var. koenigii «Red Baron» (vedi foto 6 
pubblicata sul n. 9/2009 a pag. 17), il ta- 
glio va effettuato in novembre. 
/\ / cespi di tutte le specie e/o varietà 
t— ^ sempreverdi non vanno mai tagliati, 
ma richiedono soltanto una pulizia, che 
consiste in una «pettinatura» a inizio pri- 
mavera, da effettuarsi facendo passare le 
dita tra il fogliame o, in alternativa, aiu- 
tandosi con un rastrello o una spazzola di 
saggina. Questa semplice operazione, 
che consente di ri muovere agevolmente 
le parti secche, deve essere effettuata, per 
esempio, su Carex oshimensis «Ever- 
gold» (vedi foto 2 pubblicata sul n. 
9/2009 a pag. 17), Deschampsia cespito- 
sa (vedi foto 3 pubblicata su n. 9/2009 a 
pag. 17), Festuca glauca (vedi foto 4 
pubblicata sul n. 9/2009 a pag. 17) e Sti- 
pa tenuissima (vedi foto 15 pubblicata 
sul n. 9/2009 a pag. 19). 

SI MOLTIPLICANO 
PER DIVISIONE DEI CESPI 

Le graminacee e le erbe ornamentali, 
sia coltivate in piena terra che in conteni- 
tore, possono essere facilmente moltipli- 



La moltiplicazione per divisione dei cespi 




Scalzate la pianta aiutandovi con una vanga (1) cercando di estrarre tutto il pa- 
ne di radici (2), oppure estraetela dal vaso nel quale viene coltivata. Dividete 
il cespo inserendo al centro due vanghe «dorso a dorso» (3) e separate le par- 
ti con un'azione a leva; in alternativa potete effettuare l'operazione utilizzan- 
do un robusto coltello (4). Ponete le porzioni così ottenute in singoli vasi del 
diametro di circa 18 cm (5), dove verranno coltivate, irrigate con costanza (6), 
sino a quando il pane di radici risulterà ben sviluppato, momento in cui le pian- 
te saranno pronte per essere messe a dimora in piena terra o nel vaso di colti- 
vazione. Abbiate cura di collocare i vasi in un luogo fresco, affinché le piante 
non si disidratino e per facilitare la crescita di nuove radici 



cate attraverso la divisione dei cespi (ve- 
di riquadro riportato qui sopra), da effet- 
tuarsi nella seconda metà di marzo. 

Dopo tale operazione è buona cosa 
coltivare in vaso per circa un mese le 
porzioni di cespo ottenute, e metterle a 
dimora in piena terra, o nel vaso di col- 
tivazione, solo quando il pane di radici 
risulterà ben sviluppato. 



Sia le graminacee che le altre erbe or- 
namentali, coltivate in piena terra oppu- 



re in vaso, di norma non hanno bisogno 
di alcun trattamento antiparassitario. 

Tullio Destefano, Valentina Povero 

Puntate pubblicate. 

• Abbellite il giardino e il terrazzo con 
graminacee e altre erbe ornamentali 
(9/2009). 

• Coltivare graminacee ed erbe orna- 
mentali è facile: ecco i consigli pratici 
da seguire (10/2009). 

Fine 



VITA IN CAMPAGNA 10/2(09 



19 



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Risposte ai lettori 

CAMELLIA JAPONICA: 

CADUTA DEI BOCCIOLI 

E USTIONI FOGLIARI 

Da qualche anno i boccioli della mia 
Camellia japonica si seccano e cadono 
prima di aprirsi, ed alcune foglie sem- 
brano bruciate. E da parecchio tempo 
che non la rinvaso. Cosa devo fare per 
averla di nuovo bella? 

Annunziata Zappia 
Genova 

La Camellia japonica è spesso sog- 
getta alla caduta dei boccioli, mentre sui 
fiori più o meno aperti compaiono im- 
brunimenti del bordo dei petali. I due fe- 
nomeni sono causati da irrigazioni trop- 
po abbondanti, eccessi di calore e scar- 
sa luminosità. 



Camellia japonica 

con foglie ustionate. 

Nel particolare fio re 

con imbrunimenti 

del bordo dei petali 



AGRIGARDEN MACHINES 

Cesena - Italy - info@grillospa.it 



Si consiglia di rinvasare la pianta (a 
settembre-ottobre o dopo gli ultimi fred- 
di invernali) in un contenitore di mag- 
giori dimensioni, onde ridurre gli scom- 
pensi d'acqua ed equilibrare la tempera- 
tura del terriccio esplorato dalle radici. 
Occorre anche garantire alla pianta un 
normale livello di luminosità, evitando 
/\ che un'eccessiva insolazione e/o 
^— ^ l'azione di riverbero possano cau- 
sare ustioni fogliari. (Aldo Pollini) 

CIPRESSI BOLGHERI 

EAGRIMEDLCOME 

DISTINGUERLI E DOVE 

ACQUISTARLI 

Vorrei conoscere la differenza diporta- 
mento tra il cipresso Bolgheri ed il cipres- 
so Agrimed 1 e vorrei sapere dove posso 
acquistarli. 

Marcello Paterno 
Caserta 






Ecco come si presentano il cipresso Bol- 
gheri (A), detto anche cipresso maschio 
per la sua forma affusolata, e il cipresso 
Agrimed 1 (B), detto anche cipresso fem- 
mina per la sua forma allargata 

Bolgheri ed Agrimed 1 sono due ci- 
pressi selezionati e brevettati dal Cnr 
(Consiglio nazionale delle ricerche, Isti- 
tuto per la protezione 
delle piante) per la lo- 
ro elevata resistenza al 
cancro corticale del ci- 
presso (Seiridium car- 
dinale, vedi foto a la- 
to). Tutte le piante di 
cipresso Bolgheri ed 
Agrimed 1 devono es- 
sere poste sul mercato 
accompagnate da un apposito cartellino 
di identificazione, numerato progressiva- 
mente, sul quale sono riportati il tipo di 
cipresso (Bolgheri o Agrimed 1), il vivaio 
produttore e la resistenza al cancro. 

I due cipressi differiscono fra loro per 
il portamento e per la colorazione delle 
fronde. Bolgheri (A) presenta una chio- 
ma stretta a forma di fuso e rami princi- 
pali molto ravvicinati al tronco centrale. 
Il colore delle fronde è verde scuro. Per 
la sua forma elegante e affusolata viene 
utilizzato principalmente come esempla- 
re isolato, o per il classico viale di acces- 
so alle case di campagna. Agrimed 1 (B) 
presenta invece una chioma più allargata, 
soprattutto nella parte basale della pian- 
ta. Il colore delle fronde è leggermen- 
te più chiaro rispetto a Bolgheri. Data la 
sua maggiore larghezza, soprattutto nella 
parte basale, viene utilizzato prevalente- 
mente per realizzare fitte siepi. (France- 
sca Moscatelli) 

Esemplari di cipresso Bolgheri e 
Agrimed 1 sono reperibili presso: 

- Piante Man - Via Benellina, 49 -5 1 1 00 
Pistoia - Tel. 0573 380051 - Fax 0573 
382361. 

- Azienda vivaistica regionale Umbra- 
F/o™-/- Via Castellacelo, 8 -06038 Spel- 
lo (Perugia) - Tel. e fax 0742 315007. 

: CONTROLLO INDIRIZZI ALL' 1-9-2009 : 



20 



GIARDINO 



VITA IN CAMPAGNA 1 0/2009 



^ Q$m j 

Il sedano rapa, ortaggio poco comune, 
da consumare in autunno-inverno 

Il sedano rapa è un ortaggio insolito - si utilizza la grossa e carnosa radice a forma globosa - che fornisce 

il suo prodotto in un periodo dell'anno in cui l'orto offre meno raccolti rispetto all'estate e all'inizio 

dell'autunno. Teme il freddo e le brinate e predilige un terreno fresco, sciolto e provvisto di sostanza 

organica. Tra le varietà disponibili, ecco quelle reperibili dal piccolo appassionato 



11 sedano rapa è un tipo di sedano po- 
co comune, tuttavia lo si può trovare, 
specialmente nel periodo autunno-inver- 
nale, presso molti rivenditori di prodotti 
ortofrutticoli. 

Nei piccoli orti viene coltivato so- 
prattutto da chi lo conosce già ed ap- 
prezza, oltre al sapore, i suoi impieghi in 
cucina. Bisogna inoltre ricordare che il 
sedano rapa può ampliare la gamma del- 
le colture attuabili nell'orto familiare e 
che fornisce il suo raccolto in un peno- ■ 
do dell'anno nel quale l'orto offre me- 
no prodotti rispetto all'estate e all'inizio 
dell'autunno. 

COME SI PRESENTA LA PIANTA 

La parte del sedano rapa [1] che si 
utilizza principalmente è la radice, di 
forma globosa (talora leggermente ova- 
le od appiattita), molto ingrossata e car- 
nosa, che si sviluppa per due terzi e talo- 
ra più fuori dal terreno, provvista nella 
parte inferiore di numerose e robuste ra- 
dici secondarie. Esternamente ha un 
aspetto più o meno rugoso. 

Il sedano rapa presenta uno sviluppo 
delle foglie mediamente inferiore rispet- 
to ad altri tipi di sedano (tranne quelli da 
taglio). La pianta è alta fuori terra attor- 
no ai 40-45 (50) centimetri. 

Il ciclo di coltivazione del sedano ra- 
pa è piuttosto lungo e può supera- 
re i 180 giorni. 

Come negli altri sedani, 
pure nel sedano rapa i fio- 
JSt ri (vedi disegno a lato) 
si formano solo nel 
secondo anno di ve- 
getazione: è quindi 
una pianta biennale. 

È UN ORTAGGIO CHE TEME 
IL FREDDO E LE BRINATE 

Il sedano rapa è una coltura che teme 
il freddo e le brinate. In pianura padana 
ed in altre zone dove le gelate iniziano 
già in autunno, bisogna eseguire la rac- 
colta prima che le basse temperature lo 
danneggino (seconda metà di ottobre- 

VITA IN CAMPAGNA 10/2009 



Come si presenta 
la pianta di sedano rapa 





Si-foglie, b-coste, c-colìetto, i-radice 
globosa, ^.-insieme delle radici se- 
condarie 



primi/metà di novembre). 

Le temperature migliori per il suo 
sviluppo sono comprese tra i 15 ed i 18 
°C (media mensile). 



VUOLE UN TERRENO FRESCO, 

SCIOLTO E FORNITO 

DI SOSTANZA ORGANICA 

Il sedano rapa, per fornire produzio- 
ni di qualità, ha bisogno di un terreno 
fresco, tendenzialmente sciolto e ben 
fornito di sostanza organica; non gli si 
adatta invece un tipo di suolo sassoso, 
asciutto e molto compatto. 

La reazione del terreno (pH) più in- 
dicata per questo ortaggio va da 6 a 7 
(da leggermente acido a neutro), ma si 
può coltivare anche in un suolo con pH 
fino a 7,5, cioè a reazione leggermente 
alcalina; in genere è moderatamente 
sensibile alla salinità del terreno. 
A. E opportuno non coltivare sedano 
*— ^ rapa in aiole che hanno ospitato 
nella precedente annata (o meglio anco- 
ra nelle 3-4 annate precedenti) questo 
ortaggio - o altre specie che appartengo- 
no alla sua stessa famiglia botanica (co- 
me altri tipi di sedano, carota, finocchio, 
prezzemolo) - per evitare soprattutto 
che venga attaccato da malattie e paras- 
siti comuni a queste piante. 

LE TRE VARIETÀ PIÙ FACILI 
DA REPERIRE 

Anche se alcune ditte sementiere (ve- 
di elenco in calce all'articolo) presenta- 
no in catalogo sementi di sedano rapa, 
spesso non è facile procurarsele perché i 
rivenditori non ne dispongono, in quan- 
to poco richieste. 

Tra le varietà di sedano rapa i cui se- 
mi si trovano più facilmente citiamo 
Bianco del Veneto (1), Di Praga (2) e 
Di Verona (3) (vedi foto a pag. 22), che 
presentano, in linea di massima, caratte- 
ristiche simili tra loro. 

SUGGERIMENTI TECNICI 
E PRATICI PER LA COLTIVAZIONE 

Preparazione del terreno. Vangate 
il terreno sino ad una profondità di cir- 
ca 25-30 centimetri. Il suolo deve esse- 
re preparato con cura in tutto lo spesso- 
re lavorato, perché le radici del sedano 



21 




Le tre varietà di sedano rapa i cui semi sono più facili da reperire: Bianco dei Ve- 
neto (1), Di Praga (2) e Di Verona (3) 



rapa, che si sviluppano in modo partico- 
lare in questi strati, non incontrino osta- 
coli durante la crescita. 

Nel caso si abbiano a disposizione 
suoli pesanti è opportuno sistemare il 
terreno in aiole sopraelevate 10-20 cen- 
timetri. Questa operazione è indispen- 
sabile per far sgrondare il più possibi- 
le l'acqua in eccesso, dato che il seda- 
no rapa è in genere sensibile ai ristagni 
d'acqua. 

Per eseguire i lavori di sminuzza- 
mento delle zolle impiegate un estirpa- 
tore, lavorando più volte il suolo anche 
a distanza di diversi giorni, fino a che sia 
possibile usare il rastrello per la siste- 
mazione definitiva. 

Concimazione organica. Questo or- 
taggio è piuttosto sensibile agli apporti 
di sostanza organica. Si consiglia perciò 
di eseguire concimazioni a base di leta- 
me ben maturo, in quantità di 3-5 chi- 
logrammi per metro quadrato, oppure 
a base di compost maturo, in quantità 
di circa 3 chilogrammi sempre per me- 
tro quadrato. 

In linea di massima è consigliabile, 
specialmente nei terreni meno sciolti, 
distribuire la sostanza organica durante 
i lavori di fondo che si eseguono nell' au- 
tunno-inizio inverno precedenti l'attua- 
zione della coltura, in modo che la so- 



stanza organica si decomponga in mag- 
giore misura prima dell'esecuzione de- 
gli impianti. 

È sempre buona cosa distribuire il le- 
tame in modo uniforme su tutta la su- 
perficie coltivata, spezzettarlo in piccole 
parti ed interrarlo accuratamente. 

Concimazione minerale. Se neces- 
sario, in base alla fertilità del terreno, 
si può integrare la concimazione orga- 
nica con quella minerale somministran- 
do perfosfato minerale- 19 in quantità di 
40-45 grammi per metro quadrato e sol- 




Piantine di sedano rapa autoprodotte 

con pane di terra subito prima 

del trapianto 



Le caratteristiche positive del sedano rapa 

Sodio, potassio, ferro, calcio, fosforo, magnesio, zinco, rame e selenio fanno del 
sedano rapa un eccellente stimolante del metabolismo e in particolare della fun- 
zionalità del fegato, dei reni e delle vie respiratorie. Il sedano rapa, specialmen- 
te se consumato crudo o stufato, mantiene integro il suo patrimonio minerale e 
si rivela un buon depurativo dell'organismo. Anche aggiunto alle insalate miste, 
sempre crudo, grattugiato o affettato sottilmente, è assai utile per stimolare l'ap- 
petito, per migliorare le digestioni difficili, per prevenire la carenza di minerali, 
per affrontare i dolori di origine muscolare e articolare. La ricchezza in minerali 
rende inoltre il sedano rapa prezioso anche per tutti coloro che svolgono lavori 
impegnativi accompagnati da abbondanti sudorazioni. La sudorazione, infatti, 
elimina molti minerali che si possono reintegrare vantaggiosamente anche consu- 
mando questo vegetale. Di questo ortaggio si possono utilizzare anche le foglie, 
per arricchire di sapore e di minerali minestre e zuppe. (Paolo Pigozzi) 



fato di potassio-50 in ragione di 30-35 
grammi, sempre per metro quadrato. Si 
consiglia, per una loro migliore distribu- 
zione nello strato che viene lavorato, di 
spargere questi concimi metà al momen- 
to dei lavori di fondo e metà quando si 
effettuano le lavorazioni superficiali del 
suolo prima del trapianto. 

Per quanto riguarda l'azoto, se ne 
può distribuire solo una piccola par- 
te prima dell'impianto, ma solamente 
in terreni poveri e/o non o poco letama- 
ti. Ad esempio, somministrando nitra- 
to ammonico-26 se ne possono interra- 
re 10-15 grammi per metro quadrato pri- 
ma della messa a dimora delle piantine, 
distribuendo il rimanente con la coltura 
in atto (dopo 30-40 giorni dal trapian- 
to), in ragione di 8-10 grammi per me- 
tro quadrato, ripetendo le concimazioni 
3-4 volte, alla distanza di circa 10 giorni 
l'una dall'altra. Solo in suoli poco ferti- 
li si può aumentare il numero delle con- 
cimazioni (altre 1 o 2), magari ravvici- 
nandole di più nel tempo. 

Il sedano rapa utilizza positivamente 
i concimi a lenta cessione (tipo Azorit, 
Nitrophoska gold, Bayfolan multi orti); 
per le quantità da impiegare ed i periodi 
di distribuzione attenetevi alle istruzioni 
riportate in etichetta. 

Produzione di piantine con pane 
di terra. Difficilmente i vivaisti ortico- 
li dispongono di piantine di sedano rapa 
provviste di pane di terra, per cui è ne- 
cessario prodursele. 

Per produrre piantine con pane di ter- 
ra occorre procedere alla semina in una 
comune seminiera (di solito in polistiro- 
lo), ma è sufficiente per lo scopo anche 
un vaso, impiegando sempre l'apposito 
terriccio per semine. È opportuno tenere 
i semi in superficie e coprirli con un sot- 
tile strato di terriccio (devono essere ap- 
pena coperti evitando di interrarli). 

Quando le piantine si possono ma- 
neggiare con facilità si procede al tra- 
pianto (rimpiolatura) in contenitori al- 
veolari, utilizzando sempre l'apposito 
terriccio per semine. 

La semina in seminiera e la succes- 
siva rimpiolatura in contenitori al- 
veolari si rivelano operazio- 
ni particolarmente utili per ^.- ^g 
il sedano rapa, sia perché i 
semi, vedi foto a lato, so- -^ ^ 
no piuttosto piccoli (in un «* 



circa 2000-2500) - e quin- 
di non facili da maneggiare 
se si volesse seminare diretta- 
mente in contenitore alveolato - sia per- 
ché con il trapianto si interrompe lo svi- 
luppo della radice principale (fittone), 
facilitando così, in seguito, l'ingrossa- 
mento della parte destinata al consumo. 



3fN 



22 



VITA IN CAMPAGNA 10/2009 



La germinazione del seme inizia con 
una temperatura di 7 °C, ma è ottimale 
tra i 15 e i 20 °C. Con temperature poco 
idonee i semi possono impiegare anche 
più di 15 giorni per germinare. Le piante 
sono pronte per il trapianto 35-45 giorni 
dopo la germinazione. 

La semina avviene mediamente in 
marzo-aprile, meglio in coltura protet- 
ta, specialmente nelle località più fre- 
sche e/o nelle stagioni in cui si verifi- 
cano temperature poco adatte alla ger- 
minazione. 

Trapianto. Questa operazione si ef- 
fettua in maggio (disponendo delle pian- 
tine si può iniziare pure a metà aprile) 
inizio giugno (pianura padana) o poco 
oltre. Se si trapianta dopo questo perio- 
do si corre il rischio che il sedano rapa 
non riesca ad ingrossare completamente 
la radice prima dei freddi autunnali. 

Le piantine vanno poste ad una di- 
stanza di 40 centimetri tra le file e di 35 
centimetri sulla fila; per fornire produ- 
zioni di qualità occorre non superare le 
otto piante per metro quadrato. 

Irrigazione. Per raccogliere un pro- 
dotto abbondante e di qualità occorre 
avere sempre a disposizione acqua per 
irrigare, perché è necessario mantenere 
un'umidità costarte del terreno duran- 
te tutto il ciclo di coltivazione dell'or- 
taggio, intervenendo ripetutamente con 
modeste quantità d'acqua, soprattutto 
nel momento di massima crescita delle 
piante e nei periodi più siccitosi. 

Il sistema più indicato per irrigare è 
quello per scorrimento-infiltrazione la- 
terale dentro solchi. Si possono impie- 
gare anche manichette forate in mate- 
riale plastico poste a livello del terre- 
no, purché non venga bagnata la vege- 
tazione. 

/\ È sconsigliabile la distribuzione 
^— ^ dell'acqua per aspersione (a piog- 
gia), perché bagnando di continuo le fo- 
glie si favoriscono gli attacchi di malat- 
tie causate da funghi microscopici (co- 
me ad esempio la septoria). 

Diserbo e sarchiatura. Le cure col- 
turali da dedicare al sedano rapa con- 
sistono anche nel tenere costantemen- 
te pulite le aiole dalle piante infestan- 
ti. Questi lavori si attuano a mezzo di 
zappature ed erpicature superficiali, to- 
gliendo poi a mano le erbe infestanti più 
vicine alle piante coltivate. 

Pacciamatura. Il sedano rapa si av- 
vantaggia della coltivazione in aiole 
pacciamate con paglia (attorno a 5-10 
cm di spessore), oppure con teli di ma- 
teriale plastico scuro anche del tipo de- 
gradatale una volta interrato. 

VITA IN CAMPAGNA 10/20® 



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Coltura di sedano rapa in un 'aiolà 
pacciamata con teli plastici scuri 

Distanze d'impianto 
del sedano rapa 




- 40 cm : 



: '..v'Vv 



Le distanze tra le file sono di 40 cm, 

quelle tra le piantine sulla fila 

sono di 35 cm 



Considerati i ripetuti interventi ir- 
rigui di cui questa coltura necessita, è 
consigliabile accoppiare alla pacciama- 
tura, specialmente quella attuata con te- 
li plastici, la manichetta forata per l'ir- 
rigazione. 

LA COLTURA ORGANICA 
(BIOLOGICA) 

La coltura organica (biologica) è simi- 
le a quella convenzionale fin qui esposta. 
Non è però possibile utilizzare i concimi 
minerali prima menzionati. Al loro posto 
si possono impiegare fertilizzanti conte- 
nenti guano; in questo caso bisogna ri- 
cordare che tali concimi contengono azo- 
to e che quindi non bisogna eccedere nel- 
le quantità somministrate (occorre segui- 
re scrupolosamente le istruzioni e le dosi 
riportate in etichetta). 

LA RACCOLTA VA EFFETTUATA 

PRIMA CHE LE BASSE 

TEMPERATURE LO DANNEGGINO 

Per raccogliere radici voluminose e 
di un certo peso (dai 300 ai 700 gram- 
mi a seconda della varietà, della fittezza 
d'impianto e della fertilità del terreno), 
è consigliabile lasciare le piante nelle 
aiole il più a lungo possibile, prima pe- 



rò che le basse temperature le danneggi- 
no (seconda metà dì ottobre-primi/metà 
di novembre). 

Per raccogliere il sedano rapa è oppor- 
tuno aiutarsi con una vanga od un forco- 
ne. Eseguita la raccolta di regola si tolgo- 
no quasi tutte le radici laterali e le foglie. 
Quando è ben asciutto si pone il sedano 
in magazzino, dovejo si può conservare 
per 2-3 mesi e più. E necessario però che 
la temperatura del locale di conservazio- 
ne non scenda sotto lo zero; può essere 
adatto allo scopo il luogo in cui si con- 
servano le patate, dove la temperatura si 
mantiene cioè sui 4-5 °C. 

Da dieci metri quadrati di superficie 
si possono ottenere 25-40 chilogrammi 
di prodotto; nelle migliori condizioni di 
coltivazione queste produzioni vengono 
spesso superate. 

OLTRE ALLA RADICE SI POSSONO 

UTILIZZARE, MA SOLO A FINE 

COLTIVAZIONE, ANCHE 

LE COSTE E LE FOGLIE 

Prima di essere utilizzato in cucina, 
il sedano rapa va accuratamente lavato, 
se necessario con l'aiuto di una spazzo- 
la morbida, al fine di togliere tutti i re- 
sidui di terra. 

Il sedano rapa può essere consumato 
crudo tagliato in fette sottili (eventual- 
mente accompagnato con maionese), 
grattugiato al pari delle carote o mesco- 
lato con altri ortaggi. 

Si può anche lessarlo in abbondante 
acqua (alcuni intenditori raccomandano 
di non cuocerlo nella pentola a pressio- 
ne) e consumarlo condito con olio, sale, 
aceto o limone, oppure passato in padel- 
la con un poco d'olio. 

Con il sedano rapa si possono prepa- 
rare ottimi sottaceti 

Si possono impiegare pure le coste 
/\ e le foglie stesse; tuttavia è scon- 
^— ^ sigliabile raccoglierle perché ta- 
le operazione potrebbe bloccare la cre- 
scita dell'intera pianta, e di conseguen- 
za impedire l'ingrossamento della radi- 
ce. Sono infatti le foglie che svolgono la 
funzione della fotosintesi clorofilliana, 




Sedano rapa giunto al massimo 
dello sviluppo 



23 



Ciclo di coltivazione del sedano rapa 

(tempi indicativi per la pianura padana) 



Semina sotto protezioni 



Trapianto 



Raccolta 




Marzo 

- APRILE 



MAGGIO 
PRIMI DI GIUGNO 






META OTTOBRE 
METÀ NOVEMBRE 



da cui dipende lo sviluppo complessi- 
vo della pianta. La raccolta di coste e di 
foglie è pertanto consigliabile eseguirla 
solo a fine ciclo colturale. 

ECCO LE PIÙ COMUNI AVVERSITÀ 

CHE POSSONO COLPIRE 

IL SEDANO RAPA 

Nei piccoli orti il sedano rapa si può 
coltivare senza alcun tipo di intervento 
antiparassitario. Questo ortaggio, però, 
può essere colpito da alcuni microrga- 
nismi fungini, tra cui alternaria, sclero- 
tinia, cercospora e septoria; ecco come 
prevenire e/o curare queste avversità. 

Alternaria. L' alternaria (Alternaria 
radiano) (A) interessa la radice carnosa, 
causando l'insorgenza di ampie macchie 
crostose di colore bruno scuro con suc- 
cessiva screpolatura dei tessuti. Il fun- 
go si conserva nel terreno e sui resti del- 



la coltura ed infetta le piante penetrando 
preferibilmente attraverso ferite ma an- 
che nei tessuti integri. Colpisce le piante 
in qualsiasi stadio di sviluppo, favorito da 
temperature ottimali intomo ai 20-25 °C 
e da un'elevata umidità del terreno. 

Prevenzione. Per il contenimento del- 
la malattia è necessario ricorrere ad ampie 
rotazioni (cioè evitare la coltivazione nel- 
la stessa aiolà per almeno 2 anni, meglio 
3-4), evitare irrigazioni abbondanti ed av- 
viare la coltivazione con seme di ditte se- 
mentiere o con piantine sane. 

Sclerotinia. La sclerotinia (Sclero- 
tinia sclerotiorum) (B) colpisce la zona 
del colletto, la quale si ricopre di un feltro 
(patina pelosa) fungino di colore bianco, 
dove si formano masserelle sferoidali di 
colore nero (sclerozi), che costituiscono 
gli organi di conservazione del fungo. 

Prevenzione. Anche questo micror- 
ganismo si conserva nel terreno e sui re- 




sti colturali, per cui è necessaria l'aspor- 
tazione e la distruzione delle piante col- 
pite e il ricorso ad ampie rotazioni. È 
inoltre necessario contenere le concima- 
zioni azotate e ridurre le irrigazioni. 

Cercospora e septoria. L'apparato 
fogliare può essere colpito dalle infezio- 
ni di cercospora (Cercospora apii) (C) 
e di septoria (Septoria apiicoìa) (D). La 
cercospora si manifesta con macchie ne- 
crotiche e sviluppo di una leggera muf- 
fa grigia, mentre nella septoria compaio- 
no macchie necrotiche nell'ambito delle 
quali si formano punteggiature nere; nel- 
le situazioni più gravi l'apparato fogli are 
si secca e le piante non si sviluppano. 

Prevenzione. Distruzione delle pri- 
me foglie colpite. 

Difesa. Le infezioni di questi due fun- 
ghi avvengono in autunno, dm-ante perio- 
di umidi e piovosi. Per il loro contenimen- 
to è opportuno ricorrere a 2-3 interventi fi- 
tosanitari, da ripetersi alla distanza di 8- 1 
giorni, al verificarsi delle condizioni am- 
bientali favorevoli allo sviluppo delle in- 
fezioni o, al più tardi, alla comparsa delle 
prime macchie. A tal fine possono essere 
utilizzati sali di rame (poltiglia bordolese, 
ossicloruro, idrossido), irritanti o non clas- 
sificati alle dosi indicate in etichetta. 



Coltivazione 

Interventi lìtosanitari 



Alberto Locateli i 
Aldo Pollini 



Avversità che possono colpire il sedano rapa. Alternaria su radice (A). Sclerotinia 
su colletto (B). Cercospora (C) e septoria (D) su foglie 



[1] Il sedano rapa appartiene alla fami- 
glia botanica delle Ombrellifere (o Apia- 
cee) ed il suo nome botanico è Apium 
graveolens varietà rapaceum. 

Ditte sementiere che dispongono delle 
varietà di sedano rapa illustrate (tra pa- 
rentesi, in neretto, sono riportate quelle 
in catalogo - vedi foto a pag. 22): 

- F.lli Ingegnali - Via O. Salomone, 65 - 
20138 Milano - Tel. 02 580131 13 - Fax 
02 58012362 (3), vende per corrispon- 
denza. Sconto «Carta Verde» 5% vali- 
do fino al 31/05/2010. 

- Fuscello Tesoro Sementi - Via P. Go- 
betti, 30 - 70031 Andria (Bari) - Tel. 
0883 542543 - Fax 0883 54481 1 (2), se- 
gnala il rivenditore. 

- Hortus Sementi - Via Emilia, 1820 - 
47020 Longiano (Forlì Cesena) - Tel. 
0547 57569 - Fax 0547 57499 (1-2-3), 
segnala il rivenditore. 

- L'ortolano - Via Calcinaro, 2425 - 
47023 Cesena (Forlì Cesena) - Tel. 0547 
381835 - Fax 0547 639280 (2), segnala 
il rivenditore. 

- N. Sgaravatti & C. - Via Naziona- 
le, 62/64 - 52020 Pergine Valdarno 
(Arezzo) - Tel. 0575 899551 - Fax 0575 
899535 (2), segnala il rivenditore. 

: CONTROLLO INDIRIZZI AL 9-9-2009 : 



24 



ORTO 



VITA IN CAMPAGNA 10/2009 



La coltivazione del carciofo riesce 
egregiamente anche in un piccolo orto 

Il carciofo, pianta originaria del bacino del Mediterraneo, è un ortaggio coltivato prevalentemente 

nelle nostre regioni centro-meridionali; tuttavia, scegliendo opportune varietà, può riuscire 

anche in climi relativamente freddi. Predilige terreni di medio impasto, profondi e ben drenati. 

A seconda del periodo di raccolta si distinguono due gruppi: autunnali e primaverili 



H carciofo - già conosciuto dagli anti- 
chi Greci e Romani, che gli attribuivano 
importanti proprietà medicinali - è una 
pianta originaria del bacino del Mediterra- 
neo. Per questo motivo trova ottimali con- 
dizioni di crescita nelle nostre regioni cen- 
tro-meridionali (Toscana, Lazio, Campa- 
nia, Basilicata e Puglia) e nelle isole (Sici- 
lia e Sai-degna), sebbene possa essere col- 
tivato anche lungo le zone costiere e in al- 
cune zone interne del centro-nord caratte- 
rizzate da un andamento climatico piutto- 
sto mite durante l'inverno [1]. 

Il carciofo non è molto presente ne- 
gli orti familiari, soprattutto nel nord 
Italia, ma noi vi consigliamo di colti- 
varlo, perché anche i piccoli appassio- 
nati possono ottenere ottimi risultati 
produttivi nelle condizioni climatiche 
sopra esposte. 

COME SI PRESENTA LA PIANTA 

Il carciofo [2] è una pianta erbacea 
poliennale (la coltura può durare, me- 
diamente, anche 5-6 anni) con fusto 
eretto più o meno ramificato, a sezione 
circolare, alto da 0,5 a 1,5 metri. 

Le foglie, di forma, lunghezza e nu- 
mero variabile a seconda della varietà, 
dell'età e della posizione sulla pianta, 
sono un po' tomentose (pelose) sulla pa- 
gina inferiore, con o senza spine ai mar- 
gini, di colore verde-grigio. 

I fiori, detti flwculi, sono provvisti di 
corolle tubulose di colore azzurro-violet- 
to e sono raccolti in un'infiorescenza. 

II capolino, cioè la parte che si rac- 
coglie a scopo alimentare, è portato da 
un gambo e può essere principale o di 
corona. Esso è formato da una parte ba- 
sale, il ricettacolo carnoso, su cui si in- 
seriscono le brattee (foglie trasformate) 
sovrapposte le une alle altre; le più inter- 
ne sono tenere e carnose, le più esterne 
consistenti e fibrose. // ricettacolo car- 
noso e le brattee interne costituiscono 
la parte commestibile del carciofo, co- 
munemente detta «cuore». Le brattee, a 
seconda della varietà, possono essere di 
colore verde o violaceo, con o senza spi- 
ne sulla punta. Se il capolino non viene 
raccolto, dal ricettacolo spuntano i fiori 
veri e propri. 

Il frutto (seme) è un achenio, di co- 



Come si presenta la pianta di carciofo 





8 



I-Capolino principale, 

2-capolino di corona, 

3-gambo, 4-foglia, S-apparato 

radicale (si-rizoma, b-radìci 

laterali). Nei particolari: 

6-capolino intero e in sezione 

(c-brattee esterne, d-spine, 

t-brattee interne, i-ricettacolo 

carnoso, g-gambo), I-capolino 

in fioritura, 8-fiore singolo 

(flosculo), 9-fnitto (seme) 



lore variabile dal grigio al bruno. 

L'apparato radicale della pianta di 
carciofo è costituito da un grosso e fi- 
broso fusto sotterraneo allungato deno- 
minato rizoma e da robuste radici late- 
rali che possono crescere fino ad un me- 
tro di profondità. 

VUOLE UN CLIMA MITE E UMIDO, 
MA PUÒ CRESCERE ANCHE IN UN 
CLIMA RELATIVAMENTE FREDDO 

Il carciofo richiede un clima mite e 
moderatamente umido, pertanto il suo 
normale ciclo di produzione è autunno- 
primaverile nel centro-meridione e nelle 
isole, primaverile-estivo nelle zone più 
fredde del Paese. 

La crescita della pianta avviene egre- 
giamente con temperature pari a 20-22 °C 
durante il giorno e di 12-14 °C durante la 



notte, accompagnate da un'umidità rela- 
tiva piuttosto elevata, mentre rallenta dai 
7-9 °C e con valori inferiori. 
A. La pianta resiste abbastanza bene 
^— ^ fino a temperature prossime agli 
°C, al di sotto delle quali, però, i dan- 
ni sulla vegetazione si fanno eviden- 
ti ed irreversibili: a °C i capolini pos- 
sono presentare danni alle brattee ester- 
ne; a -3 °C vengono talmente danneg- 
giati da non poter più essere utilizzati; 
a -6-10 °C tutta la pianta, e soprattut- 
to l'apparato radicale, subiscono gravi 
danni, tali da comprometterne la vita. 

Il carciofo risente però anche del- 
le temperature elevate, che non creano 
problemi quando le piante entrano in ri- 
poso vegetativo, ma che possono dan- 
neggiarle dopo il risveglio, perché por- 
tano alla formazione di capolini atrofi- 
ci, cioè molto piccoli con le punte delle 



VITA IN CAMPAGNA 10/2009 



25 



brattee che si disseccano, perdendo così 
di commestibilità. 

Il carciofo (vedi il paragrafo relativo 
alle varietà), tuttavia, si adatta anche a zo- 
ne con clima relativamente freddo, purché 
non soggette a frequenti sbalzi di tempe- 
ratura e brinate. In questo caso bisogna 
scegliere posizioni riparate dalle corren- 
ti d'aria fredde, ad esempio vicino ad un 
muro esposto a sud, e provvedere inoltre 
a proteggere le piante nei periodi più fred- 
di, rincalzandole, operazione che consiste 
nel portare terreno alla loro base. 

PREDILIGE TERRENI DI MEDIO 

IMPASTO, PROFONDI 

E BEN DRENATI 

Il carciofo predilige terreni di medio 
impasto, profondi e ben drenati; i ristagni 
d'acqua sono particolarmente dannosi, 
perché provocano marciumi a livello del- 
l'apparato radicale e l'insorgenza di ma- 
lattie fungine a carico della vegetazione. 

I terreni sabbiosi e calcarei porta- 
no alla formazione di capolini di picco- 
le dimensioni, mentre quelli argillosi ne 
ritardano la maturazione. 

©Come regola generale sono da con- 
siderarsi favorevoli i terreni a rea- 
zione neutra, con pH compreso tra 6,4 e 
7, e con bassa salinità. 

LE VARIETÀ SI SUDDIVIDONO 

IN DUE GRUPPI: AUTUNNALI 

E PRIMAVERILI 

A seconda del periodo di raccolta le 
varietà di carciofo vengono suddivise in 
due gruppi: autunnali e primaverili. 

Le varietà autunnali, dette anche ri- 
fiorenti, si raccolgono da ottobre-no- 
vembre a maggio, ad eccezione dei me- 
si più freddi. Queste varietà, particolar- 
mente indicate per le zone a clima mi- 
te, vengono coltivate in massima parte 
al Sud e nelle isole; in generale sono ca- 
ratterizzate da un capolino di dimensio- 
ni medio-piccole, del peso di circa 150- 
200 grammi. Tra le varietà segnaliamo: 
Catanese (1) e Spinoso Sardo (2). 

Le varietà primaverili si raccolgo- 
no da febbraio-marzo a maggio-giugno. 
Queste varietà, che si adattano meglio 
alle basse temperature, vengono colti- 
vate prevalentemente nelle aree costie- 
re dell'Italia centro-settentrionale, for- 
niscono una produzione molto pregiata, 
con capolino di dimensioni medio-gran- 
di, del peso di circa 250-300 grammi. 
Tra le varietà segnaliamo: Romanesco 
(3) e Violetto di Toscana (4). 

È opportuno precisare che alle varie- 
tà vengono frequentemente dati nomi che 
indicano la località di coltivazione. 

Sandra lacovone 




Varietà autunnali: Catanese (1) e 



Sardo (2) 




Varietà primaverili: Romanesco (3) e Violetto di Toscana (4) 



[1] A livello mondiale i Paesi in cui la 
coltivazione del carciofo è maggiormen- 
te diffusa sono Italia, Francia, Spagna, 
Grecia, Marocco e Stati Uniti (Califor- 
nia). Italia, Francia e Spagna sono le Na- 
zioni maggiori produttrici di questo ortag- 
gio, tanto da coprire circa il 70% di tut- 
ta la produzione mondiale. Secondo dati 
Fao (Organizzazione delle Nazioni Uni- 
te per l'alimentazione e l'agricoltura) al 
primo posto c'è l'Italia con quasi 50.000 
ettari coltivati, che danno circa il 40% di 
tutta la produzione mondiale, che è pari a 
circa 470.200 tonnellate. 

[2] Il carciofo appartiene alla famiglia 
botanica delle Composite (Asteracee) ed 
il suo nome botanico è Cynara cardun- 
citlus varietà scolymus. 

Ditte sementiere e vivai che dispongo- 
no delle varietà di carciofo illustrate 
(tra parentesi, in neretto, sono ripor- 
tate quelle in catalogo - vedi foto in 
questa pagina): 

— Agribiotecnìca Vivai dei FAH Dichio - 
Via S.S. 175 Km 38.200 - 75012 Bernal- 
da (Matera) - Tel. e fax 0835 745290 (1- 
2-4). Sconto «Carta Verde» 12% valido 
fino al 30/04/2010 (piantine). 



- Riti Ingegnoli - Via O. Salomone, 65 - 
20138 Milano - Tel. 02 58013113 - Fax 
02 58012362 (3-4), vende per coni spon- 
denza. Sconto «Carta Verde» 5% vali- 
do fino al 30/04/2010 (semi). 

- Gargini Sementi - Via Cantore, 115- 
55 1 00 Lucca - Tel. e fax 0583 95268 1 (3- 
4), vende per corrispondenza e segnala il 
rivenditore. Sconto «Carta Verde» 10% 
valido fino al 30/04/2010 (semi). 

- Hortus Sementi - Via Emilia, 1 820 - 
47020 Longiano (Forlì Cesena) - Tel. 
0547 57569 - Fax 0547 57499 (3-4), se- 
gnala il rivenditore (semi). 

- L'ortolano - Via Calcinaro, 2425 - 
47023 Cesena (Forlì Cesena) - Tel. 0547 
381835 - Fax 0547 639280 (3), segnala 
il rivenditore (semi). 

- Rovai Seeds - Via Pacinotti, 1 - 4 1 037 
Mirandola (Modena) - Tel. 0535 24157 - 
Fax 0535 21750 (3-4). segnala il riven- 
ditore (semi). 

Puntate pubblicate. 

• La coltivazione del carciofo riesce 

egregiamente anche in un piccolo orto 

(10/2009). 

Prossimamente. La coltivazione. 

: CONTROLLO INDIRIZZI AL 7-9-2009 : 



26 



ORTO 



VITA IN CAMPAGNA 10/201)9 



Può bastare 





una g .xcia 



Ospiti 
indesiderati 

Sempre più 
spesso gli scara- 
faggi sono ospiti 
poco graditi di 
case, cantine e 
garage. 

Compaiono 
all'improvviso 
in cucina o in bagno generando ansia 
in chi li sorprende nella propria 
abitazione. 





Negli am- 
bienti do- 
mestici sono 
più comuni 
gli scarafaggi 
marroncini e di 
piccole dimensioni 
(Blattella germanica); in 
scantinati, garage e locali al piano terra 
è invece possibile trovare anche lo sca 
rafaggio nero (Biotta orientali s). 



per abbatterli 

Cosa fare? Una soluzione è 
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E un insetticida in gocce da applicare 
nei luoghi dove comu- 
nemente si 




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facile ri- 
conoscerli 

non appena si entra in una stanza e si 
accende la luce scappano cercando riparo 
sotto i mobili o negli angoli più nascosti. 



Sono pericolosi? 

Lo scarafaggio è un vettore di 
agenti patogeni pericolosi per la salute 
dell'uomo, anche una casa pulita e 
curata non è immune dalla presenza 
di quest'ospite. 



riscontra 
la presenza di 
questi insetti: attratti 
dall'esca, gli scarafaggi 
la scambiano per un 
alimento, la mangiano e 
ritornano nel loro na- 
scondiglio, dove muoiono a 
distanza di 
poche ore e il 
problema 
è risolto in 
modo sicuro 
ed efficace. 




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Conservare fuori dalla parlata dei bambini, lontano da 

alimenti e bevande. Posizionare le esche in luoghi inaccessibili 

ai bambini e agli animali domestici. Terminata la 

disinfestazione rimuovere il gel residuo dai punti esca. 

Autorizzazione su domanda del 17.01.07. 




Risposte ai lettori 



QUANDO ESEGUIRE 
LA RACCOLTA DEGLI ORTAGGI 
NELL'ARCO DELLA GIORNATA 

Desidero sapere qual è il momento 
della giornata più idoneo per raccoglie- 
re gli ortaggi. 

Giovanni Spadaro 
Pagliara (Messina) 

Per quanto riguarda la raccolta degli 
ortaggi non vi sono regole precise sul 
momento della giornata più idoneo in 
cui eseguirla. Spesso si effettua quando 
si ha tempo oppure quando si ha la ne- 
cessità di utilizzare un determinato or- 
taggio (ad esempio il prezzemolo). 

©Tuttavia, per le colture da foglia si 
consiglia di procedere alla raccolta 
verso il tramonto, perché alla fine della 
giornata si presentano nelle foglie mino- 
ri quantità di nitrati (sostanze che, in do- 
si elevate, potrebbero essere dannose 
per il nostro organismo), in parte già uti- 
lizzati dalla pianta stessa. 
A Durante l'estate bisogna evitare le 
^— ^ ore più calde della giornata, per non 
raccogliere ortaggi che hanno poco turgo- 
re, specialmente quelli da foglia. Durante 
la stagione fredda è invece opportuno la- 
sciare asciugare gli ortaggi prima di rac- 
coglierli (la raccolta, comunque, deve es- 
sere effettuata preferibilmente con piante 
asciutte anche nelle altre stagioni): ortag- 
gi bagnati o umidi trattengono infatti mag- 
giormente la terra e quindi, in seguito, risul- 
teranno più impegnativi pulizia e lavaggio. 

Gli ortaggi appena raccolti vanno posti 
in cassettine o cesti e non pressati dentro 
sacchetti di materiale plastico; inoltre, so- 
prattutto nei periodi caldi, vanno portati 
subito al riparo dal sole. 

Per altre informazioni vedi il supple- 
mento «i Lavori», rubrica Orto. (Alberto 
Locatelli) 




MASSA SPUMOSA PRODOTTA 
DAL MICRORGANISMO 
MUCILAGO CRUSTACEA 

Vi invio la foto di una delle masse 
spumose comparse durante la notte sul 
suolo del mio orto. Di che si tratta ? 

Gianluigi Mondin 
Onigo (Treviso) 

La strana ed inconsueta formazione 
fotografata dall'abbonato è una massa 
spumosa-gelatinosa, propriamente detta 
plasmodio, prodotta dal microrganismo 
Mixomicete Mucìlago crustacea (sino- 
nimo di Spumarla alba). La massa si ac- 
cresce in maniera molto rapida e si nutre 
inglobando batteri e detriti organici che 
incontra spostandosi lentamente sulla 
superficie del suolo. La digestione delle 
sostanze ingerite avviene all'interno di 
cavità (dette vacuoli) che sono ricche di 
enzimi. I residui alimentari in eccesso o 
non digeriti vengono espulsi e lasciati 
dietro alla massa in lento movimento. 




Non vi sono regole precise sul momento 
della giornata più idoneo in cui eseguire 
la raccolta degli ortaggi; preferibilmen- 
te devono essere raccolti asciutti, a fine 
giornata (soprattutto se da foglia) e ri- 
posti delicatamente in cassettine o cesti 



Massa spumosa (5-7 cm di diametro) 
prodotta dal microrganismo Mucìlago 
crustacea. Non costituisce un pericolo 
per gli oìtctggi coltivati e quindi neppure 
per la salute umana e animale 

©La presenza di tali masse spumose 
non costituisce un pericolo per la 
salute umana e animale e non rappre- 
senta un rischio per gli ortaggi coltivati. 

Complimenti all'abbonato per il suo 
spirito di osservazione che ci ha consen- 
tito di fornire elementari informazioni 
su un microrganismo raro da osservare. 
(Aldo Pollini) 

ZUCCHINO: I FRUTTI DELLA 

VARIETÀ YELLOW BUSH 

SCALLOP SI USANO SIA 

IN CUCINA CHE A SCOPO 

ORNAMENTALE 

Desidererei avere alcune informazio- 
ni sui frutti di zucchino della varietà Yel- 
low bush scallop. 

Emilio Giorgetti 
Morazzone (Varese) 

I frutti di zucchino della varietà Yel- 
low bush scallop presentano un'insolita 




Gli zucchini della varietà Yellow bush 
scallop hanno un'insolita forma a trot- 
tola. Si possono impiegare sia in cucina 
che a scopo ornamentale 

forma a trottola, o meglio a disco volan- 
te, che risulta particolarmente attraente 
per il bordo decorativo ondulato e festo- 
nato («scallop», in inglese, significa ap- 
punto festone). Il loro peso a completa 
maturazione può superare i 500 grammi. 

Se raccolti a maturazione non com- 
pleta, i frutti della varietà Yellow bush 
scallop si possono cucinare come i comu- 
ni zucchini, anche se rispetto a questi ul- 
timi la loro polpa risulta più consistente e 
meno dolce. Sono adatti ad essere taglia- 
ti a piccoli dadi e cotti con aglio, prezze- 
molo ed olio; si possono anche farcire. Se 
raccolti a completa maturazione si posso- 
no utilizzare anche a scopo ornamentale. 

Semi di zucchino di varietà Yellow bush 
scallop sono difficilmente reperibili. Una 
varietà simile è Early white scallop, i cui 
semi sono reperibili presso F.lli Ingegnali 
(Via 0. Salomone, 65 - 20 1 38 Milano - Tel. 
02 58013113 - Fax 02 58012362, vende 
per corrispondenza). (Alberto Locatelli) 

: CONTROLLO INDIRIZZI AL 10-9-2009 I 

AIOLÀ COLTIVATA A CAROTA 

INVASA DA CUSCUTA 

Nel mio orto l 'aiolà coltivata a caro- 
te è invasa da strani filamenti rampican- 
ti di colore giallo che nascono diretta- 
mente sulle piante, vedi foto allegata. Di 
cosa si tratta e come posso eliminarli? 

Antonio Carminati 
Varese 

Gli strani filamenti fotografati dal 
lettore sono quelli della cuscuta, pianta 
priva di clorofilla e che quindi per il suo 
sostentamento deve sfruttare le sostanze 




La cuscuta è una specie parassita che trae 
nutrimento da altre piante; nella foto, ve- 
getazione di carota invasa da cuscuta 



28 



VITA IN CAMPAGNA 1 0/2009 



nutritive prodotte da altre piante in cui 
avviene la fotosintesi clorofilliana [1]: la 
cuscuta è perciò lina pianta parassita. 

Nel nostro Paese ne esistono alcune 
specie, come Cuscuta europaea e Cuscu- 
ta pentagona, che possono attaccare nu- 
merose piante, sia coltivate (erba medica, 
fava, patata ed altre) che spontanee. 

0La cuscuta non ha radici e, se non 
può aggrapparsi a qualche pianta, 
dopo che il seme germina nel terreno, è 
destinata a soccombere. E invece suffi- 
ciente che un frammento del suo fusto si 
fissi ad una pianta perché inizi a nutrirsi, 
e quindi a svolgere la sua azione parassi- 
ta (i fusti emettono delle papille da cui si 
sviluppano speciali organi, detti austori, 
che penetrano nella pianta attaccata 
traendo da questa le sostanze nutritive). 

I fusti sono filiformi e di colore gial- 
lognolo, mentre le foglie si presentano 
come piccole squame. I fiori, minuscoli, 
giallastri o rossastri e riuniti in infiore- 
scenze, danno origine a semi di dimen- 
sioni variabili tra L e 2 millimetri; parec- 
chi di questi germinano facilmente, altri 
con maggiore difficoltà, ma possono ri- 
manere a lungo nel terreno. 

In passato la cuscuta era un problema 
molto grave per diverse colture, compre- 
si talora anche i semenzai. 

Prevenzione. Oggi, l'obbligo che tut- 
te le sementi siano esenti da cuscuta, le 
tecniche di coltiva rione e la disponibilità 
di prodotti efficaci per eliminarla hanno 
ridotto i danni, ma bisogna sorvegliare 
sempre con cura le colture ed estirpare 
prima possibile gli eventuali focolai di in- 
vasione (in piccole superfici è preferibile, 
con tutte le cautele necessarie, brucia- 
re le colture infestate). 

Un altro accorgimento per prevenirla 
consiste neh' impiegare letame o compost 
dopo lunga permanenza in concimaia (me- 
glio più di 12 mesi i e molto decomposti. 

Nel caso del lettore la soluzione mi- 
gliore per eliminare la cuscuta è quella 
di bruciare le piante di carota attaccate, 
se necessario rinunciando completa- 
mente alla coltura. (Alberto Locatelli) 

[1] La fotosintesi clorofilliana è la funzio- 
ne per mezzo della quale avviene la for- 
mazione (sintesi) di sostanze organiche 
(zuccheri e proteine) partendo da compo- 
sti inorganici semplici (anidride carboni- 
ca, acqua, elementi minerali) sfruttando 
l'energia del sole. Per questo processo è 
essenziale la presenza della clorofilla, so- 
stanza di colore verde. A questa funzione 
è legato il sistema vitale del nostro Piane- 
ta, non solo perché gli organismi che ef- 
fettuano la fotosintesi sono il punto di par- 
tenza di tutte le catene alimentari, ma an- 
che perché essi emettono ossigeno nel- 
l'atmosfera, rendendo perciò possibile il 
nostro tipo di vita sulla Terra. 

VITA IN CAMPAGNA 10/2009 



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L'insolita mela «Zucchina», o «Zucchella», 
vecchia varietà della Lucchesia 

Tra le tante vecchie varietà di piante da frutto un tempo coltivate nelle diverse regioni d'Italia e 

riscoperte negli ultimi tempi, segnaliamo questa varietà di melo diffusa nella Piana di Lucca: si distingue 

per i frutti dalla strana forma a pera rovesciata, di buon sapore e ottima conservabilità in fruttaio 



Le varietà di melo attualmente colti- 
vate dai frutticolt Dri di professione sono 
solo qualche decina, ma sono ben più 
numerose (parecchie centinaia) le vec- 
chie varietà diffuse, soprattutto in passa- 
to, negli orti di famiglia. Si tratta in mas- 
sima parte di varietà regionali, talvolta 
conosciute solo localmente, ma oggi- 
giorno giustamente ricercate dagli ap- 
passionati che sanno apprezzare i frutti 
d'altri tempi: purtroppo non sono facil- 
mente reperibili sulle bancarelle dei 
mercati e tanto meno nei supermercati. 

In questi ultimi anni sono state risco- 
perte e giustamente valorizzate queste 
vecchie varietà di melo (ma anche di al- 
tri fruttiferi) di molte si era quasi persa la 
memoria, tanto che c'era il rischio di 
perderle definitivamente. Sono state ri- 
trovate qua e là per merito di vivaisti av- 
veduti o di semplici amatori, soprattutto 
nelle vallate del Piemonte, nei paesi del 
Trentino, in Toscana, in Emilia e in varie 
altre regioni. 

Queste vecchie varietà sono sempre 
più conosciute e apprezzate dai buongu- 
stai che le piantano e le coltivano nel lo- 
ro frutteto di famiglia; sono interessanti 
e pregevoli per il loro sapore e il profu- 
mo che le rendono inconfondibili. Meri- 
tano di essere valorizzate anche perché, 
in massima parte, sono assai rustiche e 
abbastanza resistenti alle malattie fungi- 
ne che, come è risaputo, sovente dan- 
neggiano le varietà più comuni, se non si 
interviene tempestivamente e costante- 
mente con appopriati trattamenti. 

Tra le vecchie varietà di melo ritrova- 
te ce n'è una coltivata un tempo in Luc- 
chesia, l'area pianeggiante che si esten- 
de attorno alla città di Lucca: la mela 
«Zucchina» o «Zucchella». 




La mela «Zucchina», «Zucchella», è 
una vecchia varietà diffusa un tempo in 
provincia di Lucca. I frutti, dalla strana 
forma a pera rovesciata, maturano e me- 
tà ottobre e si conservano fino ad aprile 

UNA MELA DALLA FORMA 
INSOLITA E ATTRAENTE... 

Questa varietà è stata ritrovata di re- 
cente in provincia di Lucca, dove era pre- 
sente in alcuni paesi. I suoi frutti sono di 
media grossezza e hanno una forma ca- 
ratteristica e inconfondibile che ricorda 
certe zucchette (da cui il nome) o, se vo- 
gliamo, di certe pere; va notato però che 
i frutti sono più ingrossati dalla parte del 
peduncolo e più stretti verso la parte op- 
posta al peduncolo, al contrario delle pe- 
re di forma allungata (tipo Abate Fétel). 
Come diverse altre vecchie varietà risul- 
ta meno sensibile alla ticchiolatura ri- 
spetto alle più comuni varietà coltivate. 

... CHE MATURA 
A METÀ OTTOBRE, ... 

Le mele si raccolgono di solito verso 
la metà di ottobre, oppure anche più tar- 
di se l'andamento stagionale è favorevo- 



Ciclo di coltivazione della mela «Zucchina» 


Operazione 


Gen. 


Feb. 


Mar. 


Apr. 


Mag. 


Giù. 


Lug. 


Ago. 


Set. 


Ott. 


Nov. 


Die. 


Messa a dimora 




































Fioritura 


























Raccolta 


























Le epoche indicate hanno validità generale per il nord, il centro e il sud e 
tendenza all'anticipo man mano che dal nord si scende al sud del Paes 


'Italia con 



le; la maturazione è graduale e conviene 
effettuare la raccolta in due tempi, sce- 
gliendo dapprima i frutti ben ingrossati e 
staccando in un secondo tempo gli altri. 
I frutti alla raccolta sono di colore 
verdognolo; successivamente, con la 
maturazione in fruttaio, assumono una 
bella colorazione gialla con marcate 
stilature rosse, molto caratteristiche, che 
li rendono inconfondibili. 

... È BUONA E SI CONSERVA 
PER LUNGO TEMPO 

I frutti della mela «Zucchina» si con- 
servano senza problemi anche per sei 
mesi se sono tenute in un locale asciutto 
e fresco, meglio se disposte su arelle co- 
me si usa nelle campagne, oppure anche 
in cassette di legno. Le mele hanno una 
polpa soda e croccante e, se ben mature, 
diventano succose e molto gustose. 

Questa varietà si coltiva senza diffi- 
coltà anche in regioni diverse da quella 
di origine, preferibilmente in zone colli- 
nari e ben soleggiate, su terreni profon- 
di, permeabili e di buona fertilità. 

Di solito le piante sono innestate sul 
melo selvatico e così risultano forti e du- 
revoli; sono di media vigoria e si pianta- 
no ad una distanza di circa 5 metri dalle 
altre piante. 

Luciano Cretti 

Piante di mela «Zucchina» si possono re- 
perire presso i seguenti vivai: 

- Fruttantica Az. Agr. Palazzetto di Luigi 
Rossignoli - Via Volta, 40 - 23883 Brivio 
(Lecco) - Tel. e fax 039 5320312 - Ven- 
dono per corrispondenza; sconto «Carta 
Verde» del 5% valido fino al 30/6/2010; 

- Montivivai - Via per Picciorana - 55 1 00 
Tempagnano (Lucca) - Tel. 0583 9981 15 

- Fax 0583 9981 17 - Vendono per corri- 
spondenza; sconto «Carta Verde» del 
10% valido fino al 30/6/2010; 

- Vivai Belfiore - Loc.tà Sant'Ilario - 
50055 Lastra a Signa (Firenze) - Telefo- 
no e fax 055 8724166 - Vendono per cor- 
rispondenza; sconto «Carta Verde» del 
5% valido fino al 30/6/2010. 

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VITA IN CAMPAGNA 10/2(09 



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I consigli per l'acquisto delle piante 
da frutto da mettere a dimora a novembre 

Vengono date alcune importanti indicazioni per chi si accinge ad acquistare e a mettere a dimora 

delle piante da frutto, ricordando prima di tutto i motivi per i quali è consigliata la piantagione autunnale 

della maggior parte delle specie (ad eccezione di quelle che potrebbero essere danneggiate dal freddo 

invernale) e suggerendo quali controlli effettuare sulle piante al momento dell'acquisto 



Con l'autunno arriva il momento più 
propizio per mettere a dimora nuovi al- 
beri da frutto. Chi si accinge a questo la- 
voro deve compiere alcune scelte deter- 
minanti per avere in futuro delle piante 
sane e produttive. Ecco qui un utile pro- 
memoria per affrontare il problema. 

MEGLIO PIANTARE IN AUTUNNO 

Per prima cosa ricordiamo che è pre- 
feribile effettuare in autunno l'acquisto 
delle piante (astoni) e la loro piantagio- 
ne per tre ragioni principali: 

- potrete mettere a dimora la pianta a 
brevissima scadenza dalla sua estirpa- 
zione dal vivaio, evitando così il rischio 
di acquistare un astone che, se conserva- 
to a lungo fuori terra, potrebbe risultare 
disidratato. Un astone mal conservato ri- 
schia di non attecchire (una parziale di- 
sidratazione si può eliminare tenendo 
l'apparato radicale dell'astone in acqua 
per un paio di giorni); 

- avrete un attecchimento più facile e si- 
curo poiché la terra si assesterà bene intor- 
no alle radici grazie alle piogge invernali; 




Controlli al 
momento del- 
l'acquisto del- 
le piante. Almo 
mento dell'oc 
quisto degli astoni 
controllate che non 
siano presenti scudet- 
ti di cocciniglie (1); che il 
diametro sopra 
il punto di inne- 
sto sia solo di po- 
co inferiore al diame- 
tro sotto quel punto (2); 
che l'apparato radicale 
sia ben sviluppato ed esente da 
tumori (3); che la pian- 
ta sia munita di car- 
tellino riportante il 
nome della varie- 
tà e del portinne- 
sto, la certificazio- 
ne di esenzione da 
virus («virus esen- 
te»), il nome dell'ente 
che ha effettuato tale certficazione, 
e l'anno di produzione (4) 



VITA IN CAMPAGNA 1(1/: 109 




L'autunno è il momento migliore 

per l'acquisto e la messa a dimora 

degli alberi da frutto 

- la pianta «partirà» con la nuova vegeta- 
zione non appena la temperatura dell'aria 
ricomincerà ad elevarsi alla fine dell'in- 
verno e potrà, durante l'anno, raggiunge- 
re tutto lo sviluppo consentito dalla sua 
capacità vegetativa. Invece, ponendo a 
dimora la pianta a fine inverno, anche se 
in ottime condizioni, il periodo disponi- 
bile nell'arco dell'anno per l'attività ve- 
getativa risulta più breve poiché la «par- 
tenza» è inevitabilmente più tardiva. 
A. Naturalmente questo non vale per le 
^— ^ specie che potrebbero essere dan- 
neggiate dal freddo invernale, come il fi- 
co, il kaki, l'olivo, il ne- 
spolo del Giappone, per le 
quali è preferibile la mes- 
sa a dimora in primavera. 

OCCHIO AL PORTINNESTO! 

Una persona qualunque che vuo- 
le procurarsi una pianta da frutto (di 
melo, pesco, pero, albicocco, arancio, 
ecc.) chiede di solito al vivai- 
sta una varietà che maturi 
in un determinato perio- 
do dell'anno, che dia 
frutti buoni, che non 
abbia bisogno di tanti 
trattamenti antiparas- 
sitari, eccetera. Ma è ra- 
ro che chieda se quella 
pianta è innestata su un 
portinnesto adatto al 
terreno e a tutte le 
condizioni in cui la 
pianta dovrà vivere. 
Il portinnesto, inve- 



ce, è una componente essenziale di un al- 
bero da frutto, non solo perché gli fornisce 
le radici, ma perché può influenzare in va- 
rio modo le sue caratteristiche e favorire la 
sua adattabilità all'ambiente in cui dovrà 
vivere.Può infatti modificarne la vigoria, 
anticipare l'entrata in produzione, antici- 
pare o ritardare la maturazione dei frutti. 

Altri vantaggi non indifferenti sono 
rappresentati dalla possibilità di consenti- 
re l'adattabilità al terreno, per esempio 
quando questo è troppo calcareo oppure 
argilloso, o di superare i problemi connes- 
si con determinati parassiti e malattie. 

L'influenza sulla vigoria è uno degli 
effetti più evidenti che possono essere 
esercitati dal portinnesto; ne sono tipici 
esempi alcuni portinnesti del ciliegio e 
del melo che danno luogo ad alberi di di- 
mensioni contenute, così come fa il coto- 
gno quando è usato come portinnesto del 
pero. Inoltre la diminuzione di vigoria è 
quasi sempre accompagnata da un au- 
mento della produzione e da un migliora- 
mento della sua qualità. Quindi al vivai- 
sta devono essere specificate tutte le esi- 
genze che il portinnesto deve soddisfare 
per assicurare i vantaggi sopra ricordati. 

OSSERVATE BENE LE PIANTE 

Al momento dell'acquisto, dovete at- 
tentamente osservare l'astone, il quale 
deve possedere i seguenti requisiti: 

- deve essere ben lignificato fino in cima; 
l'altezza ha importanza relativa; non di 
rado, astoni molto lunghi non sono ben li- 
gnificati perché cresciuti con troppo con- 
cime e troppa acqua e possono essere 
danneggiati dal freddo invernale; 

- non deve presentare scudetti di cocci- 
niglie; 

- il diametro sopra il punto di innesto deve 
essere solo di poco inferiore al diametro 
sotto quel punto, altrimenti la pianta po- 
trebbe essere affetta da qualche malanno; 

- l'apparato radicale deve essere ben 
sviluppato ed esente da tumori; 

- la pianta deve portare un cartellino sul 
quale compaiono l'anno di produzione, 
il nome della varietà e del portinnesto, la 
certificazione di esenzione da virus («vi- 
rus esente») e il nome dell'ente che ha 
effettuato tale certificazione. 

Giorgio Bargioni 



FRUTTETO - VIGNETO E CANTINA 



33 



Risposte ai lettori 



LA MISCIBILITA DEI PRODOTTI 
ANTIPARASSITARI 

So che è sconsigliato mescolare la 
quasi totalità degli antiparassitari con 
altri a reazione alcalina, ma sulle eti- 
chette dei prodotti non viene mai indica- 
to il valore di pH. Come ci si deve rego- 
lare? 

Sebastiano Mariani 
Sassari 

Per un principiante come me uno dei 
dubbi più grossi è quello relativo alla 
miscibilità dei prodotti antiparassitari. 
Sulle etichette in molti casi c'è scritto 
«non miscibile con prodotti a reazione 
alcalina»: ma quali sono i prodotti a 
reazione alcalina? 

Daniele Zaccaria 
Milano 

Per alcuni antiparassitari esistono si- 
tuazioni di incompatibilità nei confronti 
di preparati a reazione alcalina o di ac- 
que con valore di pH superiore a 8: Ba- 
cillus thuringiensis var. kurstaki e ai- 
zawai, diflubenzuron, phosmet, virus 
della granulosi. 

Gli antiparassitari sono, nella stra- 
grande maggioranza, neutri (pH 7). 

I concimi fogliari a base di sali di cal- 
cio utilizzati per il contenimento di alcu- 
ne alterazioni (butteratura amara del me- 
lo, disseccamento del rachide dei grap- 
poli della vite, marciume apicale del po- 
modoro, spaccatura dei frutti di ciliegio, 
ecc.) sono in genere ben neutralizzati 
(cioè resi neutri). 

Solo le poltiglie bordolesi preparate 
artigianalmente con eccessi di idrato di 
calcio (calce spenta) sono alcaline; quel- 




le industriali sono, invece, ben neutraliz- 
zate. Decisamente alcalino è il polisolfu- 
ro di calcio, ma è opportuno ricordare 
che questo prodotto ad azione insetticida 
(contro le cocciniglie in particolare), aca- 
ricida e fungicida (contro corineo, bolla, 
monilia, oidio, ecc.) viene impiegato nei 
trattamenti invernali-primaverili sempre 
da solo, mai in miscela con altri antipa- 
rassitari. 

©Le situazioni di incompatibilità 
possono verificarsi in rare circo- 
stanze, nei pochi casi in cui si usano pol- 
tiglie bordolesi alcaline. E altresì oppor- 
tuno ricordare che i momenti di inter- 
vento contro un'avversità coincidono 
raramente con quelli di un'altra, per cui 
nella realizzazione degli interventi soli- 
tamente si usa un solo preparato e non 
sussistono pertanto situazioni di incom- 
patibilità. (Aldo Pollini) 

LAMPONE ROSSO 
COLPITO DALLA RUGGINE 

Coltivo un piccolo orto familiare in 
bassa Valtellina e nel mese di maggio le 
mie piante di lampone rosso si sono am- 
malate mostrando delle piccole chiazze 
gialle: le ho quindi trattate con un fun- 
gicida. In seguito le foglie ammalate si 
sono seccate senza però mostrare più le 
chiazze sopra descritte e i rami che frut- 
tificano in autunno sono indenni. Potete 
fornirmi informazioni sulla malattia e 
sugli eventuali trattamenti da fare? 

Elena Clerici Risari 
Delebio (Sondrio) 




Le foglie del lampone del nostro 
abbonato con le iniziali pustole gialle 
della ruggine Phragmidium bulbosum 

Le foglie del lampone sono state in- 
teressate da infezioni della ruggine 
Phragmidium bulbosum. Si tratta di un 
fungo microscopico che svolge il suo in- 
tero ciclo vitale sulla pianta; le sue infe- 
zioni avvengono in concomitanza di pe- 
riodi stagionali caldo-umidi. 

La malattia si manifesta con pustole 
erompenti sulla pagina inferiore delle 
foglie (ma visibili anche nella pagina 
superiore), inizialmente gialle, quindi 
color ruggine, che a maturità lasciano 
fuoriuscire una grande quantità di spore 
destinate ad avviare nuove infezioni. 

Prevenzione. La difesa può essere rea- 
lizzata intervenendo in maniera preventi- 
va, in concomitanza di periodi con con- 
dizioni favorevoli allo sviluppo delle in- 
fezioni, o al più tardi alla comparsa del- 
le prime pustole, utilizzando prodoti a 
base di rame (ad esempio, ossicloruro di 
rame-20, bìo, non classificato, alla do- 
se di 40 grammi per 10 litri d'acqua. (Al- 
do Pollini) 



Ogni informazione riguardante situazio- 
ni di incompatibilità o altri effetti indesi- 
derati degli antiparassitari è indicata in 
etichetta alla voce «Compatibilità» 



Visto in campagna 

A NON SI FA COSÌ ^ SI FA COSÌ 




La corretta difesa antiparassitaria si fonda sulla scelta difitofaimaci adeguati, sul- 
la precisa epoca d'intei-vento e sull'uso di attrezzature efficienti. Riguardo alle do- 
si, quelle riportate nelle etichette delle confezioni dei prodotti commerciali sono 
più che sufficienti. Non si fa così: è assolutamente ingiustificato distribuire quan- 
tità superiori di antiparassitari, come si vede nella foto, anche nei vigneti meno 
esposti al sole e all'aria e nelle annate più a rischio di attacchi. Sì fa così: ac- 
certata la necessità i prodotti per la difesa devono essere sempre distribuiti alle 
dosi indicate sull'etichetta e con attrezzature perfettamente efficienti che consen- 
tano una copertura ottimale della vegetazione, senza eccessi. (Enzo Corazzina) 



34 



FRUTTETO - VIGNETO E CANTINA 



VITA IN CAMPAGNA 10/2009 



LA COLTIVAZIONE 
DEL MELO IN MONTAGNA 



Possiedo un appezzamento a 1.000 
metri di altitudine, esposto a sud-est, 
con un terreno profondo, ben drenato 
ma mai arido. E possibile coltivarvi il 
melo? Se così è, quali varietà è opportu- 
no piantare ? Dove posso trovarle ? Qual 
è la forma di allevamento più adatta? 



Massimo Maddaloni 
Dalmine (Bergamo) 



Il melo si può coltivare fino a circa 
1.000 metri di altitudine, come avviene 
nelle vallate alpine. Si tratta di una quota 
di coltivazione quasi al limite per questa 
specie, per cui certi aspetti si devono ben 
valutare per non avere risultati negativi. 





// melo può essere coltivato fino a 1.000 
metri di altitudine, ma occorre valutare at- 
tentamente alcuni aspetti, tra cui la scel- 
ta di varietà non eccessivamente tardive 

A quella quota occorre impiantare su 
appezzamenti ben esposti verso sud o 
sud-est, in posizione riparata dai venti 
freddi provenienti da nord. L'appezza- 
mento del lettore sembra avere le carat- 
teristiche idonee. 

La maturazione- avviene circa un mese 
dopo rispetto alla pianura, per cui occor- 
re scegliere varietà che in pianura matura-' 
no entro la fine di settembre e che quindi 
in quota vengano raccolte entro ottobre: 
.A è senz'altro un rischio avventurarsi 
*— ^ su varietà più tardive per il pericolo 
rappresentato dalle gelate precoci. 

Per quel che riguarda la scelta varie- 
tale occorrerebbe avere un'esperienza di 
coltivazione «in loco» per valutare qua- 
li siano le più adatte, poiché in situazio- 
ni così estreme è difficile ipotizzare il 
comportamento vegetativo e produttivo 
dal confronto con zone di coltivazione a 
quota più bassa. 

Fra le varietà più note, comunque, il 
gruppo delle delicious rosse, Golden De- 
licious e Gala sono varietà che si adat- 
tano alla coltivazione in quota. I portin- 
nesti da adottale sono quelli deboli, tipo 
EM 9 o EM 26, e la forma di allevamento 



è il fusetto {vedi dise- 
gno qui a lato e l'arti- 
colo pubblicato sul n. 
6/2007, a pag. 27). 
Reperire il materia- 
le d'impianto è mol- 
to facile nelle aree di produzione del me- 
lo (Trentino-Alto Adige e pianura pada- 
na). Nelle zone in cui non è diffusa questa 
coltura occorre acquistale gli astoni pres- 
so qualche rivenditore o garden center che 
si rifornisca da vivaisti specializzati. 

Si ricorda che per essere sicuri che la 
varietà e il portinnesto siano effettiva- 
mente quelli richiesti conviene sempre ac- 
quistare astoni certificati dal Servizio fi- 
tosanitaiio della Regione dove questi ven- 
gono prodotti, certificazione che si evi- 
denzia con un'etichetta ufficiale apposta 
su ciascun astone. (Giovanni Comerlati) 

È VIETATA LA VENDITA 
DI VINO OTTENUTO 
DA UVE DA TAVOLA 

Sono un viticoltore hobbista e vorrei 
segnalarvi una mia piacevole scoperta. 
L'anno scorso (vendemmia 2008) mi sono 
avanzati 60 kg di uva Moscato d'Ambur- 
go, molto dolce e buona da mangiare, che 
non entrava nella botte. Per non buttarla 
ho deciso dì pigiarla da sola in un piccolo 
contenitore: ne sono usciti circa 30 litri di 
vino eccezionale per cui quest 'anno ripe- 
terò l'esperienza pigiando separatamente 
tutto il Moscato d'Amburgo. 

Ora vi chiedo: questo vino viene già 
prodotto da qualche parte in purezza o è 
una mia scoperta casuale? 

Lettera firmata 
Parma 

Il Moscato d'Amburgo è una varietà 

di uva da tavola e la vinificazione del- 

/\ l'uva da tavola è vietata perché è 

^— ^ considerato un frutto e pertanto 

non può essere vinificata. 

Il divieto è stabilito dal Regolamen- 
to CE 1493/99, applicato dal D.M. del 19 
dicembre 2000 (pubblicato sulla Gazzet- 
ta Ufficiale n. 145 del 25 giugno 2001), 
ad esclusione dell'uva da tavola prodotta 
nelle province di La- 
tina e Chieti che tra- 
sformano in vino uve 
delle varietà «Mo- 
scato di Terracina» e 
«Regina» (nei limiti 
rispettivamente di 40 
quintali per ettaro e 
100 quintali per etta- 
ro). Le uve eccedenti 
Grappolo della tali limiti vengono de- 
varietà di uva da stiliate alla distillazio- 
tavola Moscato ne o alla produzione 
d'Amburgo di succili d'uva. 





S a ,[l 



p viniu -un 



[pcn? ®®s©DB©tmasio 

Cultivar (piante) antiche _ e rad. 

tinoa "l'ANTICO POMARIO'" 1 \ ,H" *• ** - 









Grugno 


1 iiuqrtc 


Renella Ananas 


Moscaiellma 


Burrona di Tenario 


Renella Champaane 


Voli noc<: io 


Bella di Cesena 


Pinlloza 


Spadona 




Renetta Canada 


Briaca |Cocomerina) 




Dmppo Rossa 


Favorila 


Llmonini 


Rugginosa 


Angelica 




Pomullc 


Brulli e Buoni 




Cox Orango 


Moia di Faenza 


Sanguinr-lla 


Abbondanza Rossa 


Spina Corpi 




Li man cella 


Scipione 


l.H Hata 


Decio 


Bergamotta Esperen 


Cesarmi 


Durelb 


«.iiirnù;-:".]'j-rivfif|.;-- 




Componine 


kilama 


CoIoana Coccarelli 


'■ .::■-■!:,; Vv'nlll. : 


Decana Invernale 


Michelini 


Commercio 


Volpino 


Gualielmina 


■■■ ala 


Martin Sec 


Santi 


Rosa 


Broccolina 


Natalino 


Zitella 






Fior d'acacia 


A.nnurco 


Rmmbout Frank 


Tallinn 



Cultivar (piante) a normale diffusione „q 

Indicate per collìvoztoni famigliari O/**" 



€cai_ 







Ivonne Liverani 


COTOGNI DA MENSA 


Pisana 


KAK! 


Renifi d Imola 


NESPOLI 


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SORBI 


Sorriso 


VITI da lavalo e vino 3,00 € cod 


Shìra 


CASTAGNI 


Precoce d'Ersinger 


CORBEZZOLI 


Bianca di Milano 


CORNIOLI 


Sangue di draao 


GELSI DA FRUTTO 


Reqina Claudia Verde 


GIUGGIOLI 


Anna Spatri 


KIWI 




LAMPONI 




MELOGRANI 




MIRTILLI 


B. BurlalCl 


MORE 


Giorqia 


NOCCIOLI 


Ferrovia 


NOCI 


Lopins 


OLIVI 


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VITA IN CAMPAGNA 10/20 )9 



FRUTTETO - VIGNETO E CANTINA 



35 



La violazione per la vinificazione, è 
sanzionata dall'art. 1 p. 2 del D.Lgs. n. 
260 del 10/8/2000 con una sanzione am- 
ministrativa pecuniaria variabile da 5 16 a 
30.987 euro, oltre alla sanzione accesso- 
ria della chiusura dell'impianto da due a 
quattro mesi fino ad un anno. Il prodotto 
oggetto della violazione, inoltre, può es- 
sere sequestrato e se del caso confiscato. 

Nel caso del lettore, essendo prodot- 
ta una quantità di vino limitata e per au- 
toconsumo, come avviene per la vinifi- 
cazione degli ibridi produttori diretti (ad 
esempio Clinton, Isabella, Baco, Noah, 
ecc.), la produzione di vino è tollerata. 
(Giuseppe Carcereri de Prati) 

LE VITI COLPITE 

DA GRANDINATE TARDIVE 

NON SI DEVONO POTARE 

A metà luglio di quest 'anno un violen- 
to nubifragio si è abbattuto sulla mia pro- 
vincia e la zona dove risiedo è stata inte- 
ressata da una fortissima grandinata. Vi 
allego le foto del mio vigneto perché non 
ho parole per descrivere lo scempio. Poi- 
ché credo che la produzione sia ormai 
compromessa, vorrei sapere come mi de- 
vo comportare: devo intervenire con la 
potatura? Se sì, in che modo? 

Angelo Ravasio 
Valbrembo (Bergamo) 

La grandine è ricca di connotati odio- 
si per l'insulto che fa alla natura e al la- 
voro dell'uomo. Insulto che spesso, co- 
me paventato dal lettore, si estende al- 
l'annata successiva. Come rimediare? 

Dopo una grandinata bisogna interve- 
nire con un trattamento con prodotti a ba- 
se di ossicloruro di rame-20 (ad esempio 
Ossiclor 20 Flow, bio, non classificato, 
alla dose di 400 mi per 100 litri d'acqua) 
per bloccare ogni malattia che potrebbe 
svilupparsi nelle ferite fresche. Bisogna 
proseguire un'accurata difesa contro le 
malattie fungine addizionando un ferti- 
lizzante fogliare ad alto titolo di azoto (ad 
esempio Foliar Drop N della Siapa) per 
sostenere la pianta e favorirne la ripresa. 

Se la grandinata distruttiva fosse arri- 
vata entro metà giugno si sarebbe potu- 
to procedere ad una potatura abbastanza 
severa per stimolare le gemme dormien- 
ti ad emettere nuovi germogli sani, che 
diventeranno i capi a frutto per l'anno 
successivo. 

Sull'argomento potatura ci sono pa- 
reri discordi, ma bisogna attenersi alla 
biologia della vite per evitare interventi 
inutili o addirittura dannosi: una potatu- 
ra a metà luglio può far ricacciare bene 
la pianta, tuttavia si avrà solo una par- 
ziale lignificazione dei germogli tardivi 
e quindi questi saranno poco utili in fa- 




Le viti del nostro lettore, gravemente 
danneggiate da una grandinata 

se di potatura. Inoltre la differenziazio- 
ne a fiore delle gemme inizia in giugno: 
se i nuovi germogli si sviluppano in ago- 
sto avremo tralci poco lignificati e una 
fertilità delle gemme molto bassa. 

Con una grandinata a metà luglio vale 
la pena controllare solo lo stato sanitario 
e aiutare le viti con i concimi fogliari. 
/\ La potatura estiva è da sconsiglia- 
^ — ^ re: avremo tralci nuovi belli ma po- 
co utili. 

Piuttosto bisognerà effettuare una 
potatura invernale molto accorta: alcune 
gemme danneggiate potranno non ger- 
mogliare e si potrà aumentare di una o 
due gemme la carica per pianta, creando 
speroni sul ceppo che potranno consen- 
tire tagli di ritorno in caso di necessità. 

Questo accorgimento è da applicare 
al caso del lettore, trattandosi di piante 
giovani alle quali è applicata una potatu- 
ra «lunga» (tipo Guyot) che, di fatto, 
rinnova la vegetazione ogni anno. 

Con la prossima potatura invernale, 
quindi, lasciando un paio di gemme in 
più e uno sperone di due gemme con le- 
gno sano si dovrebbero annullare o al- 
meno limitare i danni per la prossima 
annata. (Roberto Miravalle) 

VITI CON SINTOMI 

DI DISSECCAMENTO 

DEL RACHIDE 

// 25 luglio scorso ho trattato le mie 
viti delle varietà Frappato e Nero d'Avo- 
la (innestate sul portinnesto 140 Ruggeri) 
con 1.500 grammi di poltiglia bordole- 
se + 400 grammi di zolfo bagnabile + 60 
grammi di Switch (una miscela difludio- 
xonil + cyprodinil attiva contro la muf- 
fa grigia, n.d.rj + 250 grammi di ossido 
dì magnesio. Ho effettuato il trattamento 
alla sera con una temperatura di 30 °C, 
temperatura che il giorno successivo ha 
superato abbondantemente i 40 °C. 

Nei giorni successivi al trattamento ì 
grappoli delle viti della varietà Frappa- 
to, e solo di questa, hanno iniziato a sec- 
carsi mostrando i sintomi visibili nella 
foto (scattata a fine agosto, n.d.r.j. Di che 
cosa si tratta? A danneggiare i grappoli 



delle mie viti è stato forse qualche pro- 
dotto impiegato per il trattamento? Ò so- 
no state le alte temperature di quel perio- 
do? Perché ì danni si sono avuti solo sul 
Frappato e non anche sul Nero d'Avola? 

Filippo Greco 
Catania 

Escludiamo anzitutto che il tratta- 
mento eseguito possa aver creato questo 
tipo di danno al grappolo. Dalla foto ri- 
sulta evidente il danno da disseccamen- 
to del rachide, alterazione che si manife- 
sta con l'iniziale appassimento e il suc- 
cessivo disseccamento di parte del grap- 
polo (di solito la punta) a causa di uno 
squilibrio nutrizionale tra calcio, potas- 
sio e magnesio. 

Il portinesto utilizzato, 140 Ruggeri, 
di solito non predispone al danno, a diffe- 
renza dell'S04, molto più sensibile. I sin- 
tomi compaiono solo sulla varietà Frap- 
pato probabilmente perché molto più sen- 
sibile rispetto alla varietà Nero d'Avola. 




Sintomi di disseccamento del rachide 

sui grappoli delle viti Frappato 

del nostro lettore 

Nei vigneti a rischio (cioè quelli po- 
sti in terreni ricchi di potassio o carenti 
di magnesio) la dose di 250 grammi di 
ossido di magnesio è insufficiente e nel- 
le aree del Sud i trattamenti fogliari con 
magnesio vanno anticipati a fine prima- 
vera-inizio estate. 

Pertanto consigliamo al lettore di in- 
tervenire, nella prossima annata, ancora 
con concimazioni fogliari a base di ma- 
gnesio ma a dosi molto più elevate: con 
un prodotto al 16% di ossido di magne- 
sio la dose da applicare è di 1 .200- 1 .500 
grammi per ettolitro (quindi 12-15 kg 
per ettaro) effettuando due o tre inter- 
venti da metà giugno a metà-fine luglio. 
(Enzo Corazzino) 

ERRATA CORRIGE 

La copertina del numero 9/2009 raffi- 
gura una pianta di mirtillo rosso comune 
(Vaccinium vitis idaea) e non di mirtillo 
rosso americano «Cranberry» come da 
noi scritto nel sommario. Ce ne scusiamo 
con i lettori e con l'Autore della foto. 



36 



FRUTTETO - VIGNETO E CANTINA 



VITA IN CAMPAGNA 10/20(19 



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Facciamo il punto sulla coltivazione 
del farro in Italia: le varietà disponibili 

La coltivazione del farro ha visto negli ultimi anni una discreta ripresa e il prodotto è arrivato ad occupare 

nicchie di mercato di un certo interesse, grazie anche al crescente successo della «dieta mediterranea»; 

questo cereale è infatti ingrediente principale di zuppe, biscotti, pani e paste speciali. Vediamo quali sono 

le novità circa questa coltura, che riguardano in particolare la disponibilità di nuove e migliori varietà 



Il termine farro è comunemente uti- 
lizzato in Italia per indicare tre specie di 
frumenti «vestiti»: 

- il farro monococco (Triticum mono- 
coccum) o farro piccolo; 

- il farro dicocco (Triticum dicoccum) o 
farro medio, progenitore del grano duro; 

- il farro spelta (Triticum spelta) o farro 
grande, progenitore del frumento tenero. 

Essi sono definiti «vestiti» in quanto a 
differenza dei classici frumenti coltivati 
mantengono le glume - cioè le due brat- 
tee (foglie modificate) di consistenza car- 
tacea che avvolgono le cariossidi (semi) 

- aderenti ai chicchi anche dopo la treb- 
biatura. Tale caratteristica richiede una 
successiva operazione di «svestitura» e/o 
decorticazione per eliminare gli involucri 
esterni, un inconveniente che, insieme al- 
le basse rese produttive, ha provocato nel 
tempo il quasi totale abbandono della 
coltura, attuata solo nelle aree marginali. 

Mentre il farro monococco ha un'im- 
portanza legata principalmente alla ri- 
cerca (impiego nei programmi di mi- 
glioramento genetico) ed alla conserva- 
zione delle risorse genetiche della spe- 
cie, per il farro dicocco e lo spelta si è 
avuta negli ultimi anni una discreta ri- 
presa della coltivazione. 

Attualmente, infatti, il farro occupa 
in Italia nicchie di mercato non trascura- 
bili, entrando a far parte della dieta me- 
diterranea sotto forma di zuppe, biscot- 
ti, pani e paste speciali. 




..■ V, ■ ■ ■. •'■•/.■' '.'• . .■■■ . : - ... . IwSNBBE 
Una coltivazione di farro nell'Italia cen- 
trale. Questo cereale si adatta ai terreni 
poveri, pietrosi e collinari, resiste al fred- 
do e a condizioni di aridità o di umidità 

Negli ambienti più adatti alla coltiva- 
zione dei cereali le potenzialità produtti- 
ve delle tre specie di farro sono ridotte: 
le rese medie unitarie oscillano tra i 10 e 
i 20 quintali per ettaro per il farro mono- 
cocco, tra i 20 e i 30 quintali per ettaro 
per il fioro dicocco e tra i 30 e i 40 quin- 
tali per ettaro per il farro spelta, laddove 
il frumento tenero fornisce produzioni 
medie di 60-70 quintali per ettaro. 

Ad incidere negativamente sulle rese 
produttive delle tre specie sono alcune lo- 
ro caratteristiche, quali l'eccessiva altez- 
za e la lunghezza del ciclo produttivo. 

In particolare, l'elevata altezza (supe- 



Spighe e spighette 

delle tre specie 

di farro, 

da sinistra: 

A-farro monococco 

(o farro piccolo); 

Iti-farro dicocco 

(o farro medio); 

C-spelta 

(o farro grande) 




riore ai 100 cm) del culmo (fusto) limita 
in maniera determinante le loro potenzia- 
lità ponendo forti limiti all'uso della con- 
cimazione azotata, mentre l'eccessiva 
lunghezza del ciclo (in media 270 giorni, 
contro i 255 giorni del frumento tenero e 
i 250 giorni del grano duro) incide in ma- 
niera significativa sull'adattabilità al- 
l'ambiente, aumentando la probabilità di 
andare incontro a periodi siccitosi nella 
parte finale del ciclo colturale. 

SUL MERCATO AUMENTA 
LA DISPONIBILITÀ VARIETALE 

A partire dagli anni Novanta si è assi- 
stito alla rivalutazione di questi cereali da 
parte dei consumatori che, spinti da diffe- 
renti motivi di apprezzamento (pregi die- 
tetico-nutrizionali e riscoperta di antiche 
ricette) ne hanno incrementato i consumi. 
Anche l'attenzione da parte delle istitu- 
zioni di ricerca pubblica e privata, impe- 
gnate nella conservazione di materiali ge- 
netici, è di conseguenza aumentata. 

Si è passati così da una situazione do- 
minata da poche popolazioni locali di 
farro alla riscoperta e allo sviluppo di 
nuove popolazioni e di linee provenienti 
dalla selezione fatta entro popolazioni o 
dal miglioramento genetico. 

Farro monococco 

Per il farro monococco (farro picco- 
lo) dal 2004 è stato istituito, a livello na- 
zionale, un Registro varietale volontario 
[1], che regolamenta la commercializza- 
zione del seme di questa specie. 

La pianta si caratterizza per il culmo 
sottile, la spiga appiattita lateralmente, 
compatta e aristata (cioè provvista di 
ariste, prolungamenti filamentosi delle 
glume). Le spighette contengono di so- 
lito un solo seme, schiacciato lateral- 
mente e di consistenza semivitrea (il se- 
me si spezza meno facilmente). Il ciclo 
di coltivazione è di 275 giorni. 

Attualmente sul mercato sono disponi- 
bili solo popolazioni locali e due varietà 
migliorate: Monlis (1), selezionata dal 
CRA-Unità di ricerca per la selezione dei 



VITA IN CAMPAGNA 10/: 009 



37 



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Farro monococco (varietà migliorate). 1-Monlis. Farro dicocco (varietà selezionate). 2-Molise colli. 3-Farvento. 4-Lucani- 
ca. S-Augeo. 6-Zefiro. 1-Rossorubino. Incroci farro dicocco x grano duro. S-Davide. 9-Padre Pio. 10-Giovanni Paolo. 



cereali e la valorizzazione delle varietà 
vegetali di Sant'Angelo Lodigiano (Lodi) 
ed iscritta al Registro varietale, e la varie- 
tà Monococco Homemanni [2] proposta 
all'iscrizione dall'Istituto di genetica e 
sperimentazione agraria «N. Strampelli» 
di Lonigo, in provincia di Vicenza. 

Il farro monococco viene utilizzato 
principalmente a scopi di ricerca anche 
se alcune varietà hanno dimostra- 
to di possedere buone caratteristi- 
che panificatone. 

Farro dicocco 



Il farro dicocco (farro medio) 
rappresenta la specie tuttora più col- 
tivata in Italia. In particolare, in alcu- 
ne aree dell'Italia centro-meridionale 
(Garfagnana, Umbria, Lucania e Mo- 
lise), l'elevato numero e la variabilità 
delle popolazioni presenti hanno per- 
messo di riscoprirne di vecchie ed an- 
tiche valorizzando così la tradizione 
alimentare di queste zone. 

La pianta si caratterizza per il 
culmo lungo e la spiga compatta; le 
spighette contengono di norma due 
chicchi, raramente tre, di consisten- 
za farinosa. Il ciclo colturale è più 
lungo (265 giorni) di quello dei co- 
muni frumenti a seme nudo (fru- 
mento tenero e grano duro), per cui 
si è conservato prevalentemente nel- 
le zone di medio-alta collina. 

Esistono anche delle popolazioni 
primaverili (cioè che si possono se- 
minaie ad inizio primavera) recupe- 



rate nelle zone montane dove gli inverni 
particolarmente rigidi impediscono le se- 
mine autunnali. 

Anche per questa specie dal 2004 è 
stato istituito a livello nazionale un Re- 
gistro varietale volontario [ 1 ] che ne di- 
sciplina la commercializzazione. Attual- 
mente sul mercato sono disponibili le ti- 
pologie di prodotto di seguito elencate. 




Spelta (varietà estere). W-Oberkulmer. 12-Scftwa 
bernkorn. 13-Ostar. 14-Ebners Rotkorn 



A) Popolazioni locali riconducibili a tre 
tipi: 

- tipo «Garfagnana» (proveniente dal- 
l'omonima zona della Toscana) caratte- 
rizzato da una spiga bianca, da nautica 
(priva di ariste) a completamente arista- 
ta (dotata di ariste, i prolungamenti fila- 
mentosi delle glume); 

- tipo «Italia Centrale» (diffuso nelle 

zone montane di Umbria, Abruzzo e 
Lazio), caratterizzato da spiga picco- 
la, bianca ed aristata; 
- tipo «Meridionale» (proveniente 
dall'Appennino meridionale), carat- 
terizzato da spiga grande, bianca e 
ari stata. 

Tutte queste varietà si utilizzano 
per la produzione di zuppe e pro- 
dotti da forno. 

B) Varietà selezionate all'interno 
di popolazioni locali: enti pubblici 
di ricerca e società private hanno re- 
centemente selezionato nuove varie- 
tà a partire dalle popolazioni di far- 
ro maggiormente diffuse in Italia: 
Molise colli (2), Farvento (3), La- 
conica (4), Augeo (5), Zefiro (6) e 
Rossorubino (7). 

Queste varietà sono adatte per la 
produzione di zuppe, prodotti da 
forno e paste. 

C) Varietà ottenute da incrocio 
con grano duro: da alcuni anni 
presso il CRA - Centro di ricerca per 
la cerealicoltura di Foggia è attivo 
un programma di miglioramento ge- 
netico per la costituzione di nuove 
varietà di farro a partire da incroci 



38 



CAMPO 



VITA IN CAMPAGNA 10/2009 




con il grano duro. L'obiettivo è quello di 
sviluppare varietà più produttive e con 
caratteristiche qualitative migliorate. 

Recentemente presso la struttura del 
CRA sono state così costituite tre varietà 
di farro dicocco: Davide (8), Padre Pio 
(9) e Giovanni Paolo (10) ottenute da in- 
crocio del grano duro Simeto x farro di- 
cocco molisano. 

Tutte queste varietà si prestano per la 
produzione di paste speciali. 

Spelta 

Lo spelta (o farro grande) è la specie 
più giovane tra quelle indicate. Essa pre- 
senta una spiga lassa (cioè con poche 
spighette), con spighe per lo più mutiche 
(cioè senza ariste) o dotate di una breve 
arista; come per il farro dicocco la spi- 
ghetta contiene generalmente due semi a 
consistenza farinosa. Il ciclo colturale è 
generalmente lungo, per cui si è diffuso 
principalmente nei paesi del nord Euro- 
pa (principalmente Belgio, Svizzera e 
Germania) dove la farina è ampiamen- 
te utilizzata per la panificazione. 

Attualmente sono reperibili sul mer- 
cato semi di varia origine, frutto dell'at- 
tività di miglioramento genetico e di se- 
lezione operata all'interno di popolazio- 
ni locali originarie di altri Paesi europei. 
Alcune di queste varietà sono disponibi- 
li sul territorio europeo, ad esempio 
Oberkulmer (11)] Schwabernkorn (12), 
Ostar (13) ed Ebners Rotkorn (14). 

Molto più diffuse sono alcune varietà 
ottenute da incrocio di farro spelta con 
frumento tenero, come la varietà belga 
Ruoquin (15) e la varietà svizzera Alt- 
gold Rotkorn (16). 

Sono invece il frutto dell'attività di 
miglioramento genetico condotto ne- 
gli ultimi decenni in Italia le varietà di 
farro spelta Forenza (17) e Triventina 
(18) e due incroci, Pietro (19) e Bene- 
detto (20), tra una varietà di spelta (Alt- 
gold Rotkorn) ed una di frumento tenero 
(Centauro e Spada rispettivamente). 

Anche per il faiTO grande recentemen- 
te è stato istituito, a livello nazionale, un 
Registro varietale volontario [1] che di- 
sciplina la commercializzazione di que- 

VITA IN CAMPAGNA 10/2809 



Incroci spelta x frumento 
tenero (varietà estere). 
15-Ruoquin. 16-Altgold 
Rotkorn. 

Spelta (varietà 

italiane). Yl-Forenza. 

18-Trìventina. 

Incroci spelta x frumento 
tenero (varietà italiane). 
19-Pietro. 20-Benedetto. 
li-Giuseppe 




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20 






sta specie al quale risulta iscritta solo la 
varietà Giuseppe (21), anch'essa ottenu- 
ta a partire da incrocio tra una varietà di 
farro spelta (Altgold Rotkorn) ed una di 
frumento tenero (Bolero). La nuova va- 
rietà è stata realizzata con l'obiettivo di 
rendere la coltura più conveniente per gli 
agricoltori. Mostra infatti una capacità 
produttiva più elevata e stabile rispetto al- 
la varietà di farro spelta da cui deriva 
(può arrivare a produrre 50 quintali per 
ettaro) ed un'epoca di spigatura sensibil- 
mente più precoce, il che rende questa 
varietà particolarmente adatta alla colti- 
vazione nelle aree centro-meridionali. 

* * # 

In generale, trattandosi di specie rusti- 
che e caratterizzate da un'ampia adattabi- 
lità ambientale, le varietà di farro mono- 
cocco, dicocco e spelta bene si adattano 
alle condizioni di clima e di terreno del 
nord Italia. L'unico inconveniente potreb- 
be essere rappresentato dalla coltivazione 
ad altitudine elevata (superiore ai 1 .000 
metri); in queste situazioni potrebbe esse- 
re più opportuno utilizzale le popolazioni 
locali di farro dicocco (tipi «Garfagnana», 
«Italia Centrale» e «Meridionale») perché 
più resistenti alle basse temperature. 

Pasquale De Vita 
Pasquale Codiarmi 

[1] Registro varietale volontario detenu- 
to dal Ministero per le politiche agricole 
e forestali, in cui vengono descritte le ca- 
ratteristiche morfologiche (altezza, tipo 
di spiga, ecc.) e agronomiche (produtti- 
vità, qualità della granella, ecc.) delle va- 



!21 



lieta, a scopo identificativo. 

[2] Il seme di questa varietà non è per il 

momento disponibile. 

Le varietà citate nell'articolo sono re- 
peribili presso le ditte e gli istituti di 
ricerca di seguito elencati: 

-Agri bosco - Località S. Amia, 1 - 06028 
Sigillo (Perugia) - Tel. 075 9177223 - 
Fax 075 9178071: varietà Augeo, Giu- 
seppe, Pietro; 

- Agroservice - Contrada Rocchetta - 
62027 San Severino Marche (Macerata) 

- tei. 0733 6360 - Fax 0733 636005: va- 
rietà Padre Pio, Davide; 

- Centro di ricerca per la cerealicoltura 

- S.S. 16 km 675 - 71100 Foggia - Tel. 
0881 742972 - Fax 0881 713150: picco- 
li quantitativi delle varietà Molise colli, 
Giovanni Paolo, Oberkulmer, Schwaber- 
nkorn, Ostar, Ebners Rotkorn, Ruoquin, 
Altgold Rotkorn, Benedetto; 

- Cooperativa Agricola Emme - Viale 
della Libertà, 10 - 85024 Lavello (Poten- 
za) - Tel. e fax 0972 45569 - Dott. Mi- 
chele Falivene, celi. 335 5812021 : varietà 
Lucanica, Farvento, Triventina, Forenza; 

- Prometeo - via Metauro, 10 - Zona artig. 
di Canavaccio - 61029 Urbino (Pesaro-Ur- 
bino) - Tel. 0722 53520 - Fax 0722 5352 1 : 
varietà Monlis, Zefiro, Rossorubino. 

Puntate pubblicate. 

• Facciamo il punto sulla coltivazione 
del farro in Italia: le varietà disponibili 
(n. 10/2009). 

Prossimamente. 

• Farro: coltivazione. 

: CONTROLLO INDIRIZZI AL 14-9-2009 I 



CAMPO 



39 




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no design, la massima potenza e l'alto comfort. Il nuovo e 
pratico sistema "Quick-fit" consente di tendere la catena e 
fissare la barra con un unico e semplice gesto. Disponibili in 
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Risposte ai lettori 

UN CAMPO DI CICERCHIA 

COMPLETAMENTE DISTRUTTO 

DAGLI AFIDI 

Alla metà di giugno di quest'anno 
un'invasione di pidocchi, di cui invìo 
delle fotografie, ha irrimediabilmente 
distrutto, in due soli giorni, il mio cam- 
po di cicerchia che era allora in piena 
fioritura. 

Vorrei sapere come posso combatterli 
nel caso ricompaiano anche infuturo. 

Mario Fioruccci 
Limosano (Campobasso) 

Come è visibile nelle foto che ci so- 
no state inviate, le piante di cicerchia so- 
no state interessate da una grave infesta- 
zione di afidi. 

Non si riesce a capire quale sia la 
specie coinvolta, ma è assai probabile 
che possa trattarsi dell "afide Acyrthosi- 
phon pisum. 

La notevole infestazione ha richia- 
mato anche le coccinelle (visibili nelle 
foto), attive predatrici degli afidi. Queste 
riescono a decimare le colonie dell'afi- 
de, ma quando il loro arrivo sulle piante 
infestate è tardivo non possono più limi- 
tare i danni. 









La grave infestazione di afidi, presumi- 
bilmente Acyrthosiphon pisum, che ha 
colpito la cicerchia del nostro abbonato 
ha richiamato anche le coccinelle (vedi 
freccia) attive predatrici di questi inset- 
ti parassiti 

In futuro, qualora venga rilevata la 
presenza di colonie iniziali di afidi, può 
ricorrere ad un intervento con etofen- 
prox-15 (ad esempio Trebon Star della 
Sipcam, irritante), alla dose di millilitri 
100 per 100 litri d'acqua. (Aldo Pollini) 



VITA IN CAMPAGNA 10/2009 



~\ 





ammwmimm 



L' idropulitrice, versatile e insostituibile 
nella pulizia di ambienti e attrezzature 

Disponibile sul mercato in modelli con motore elettrico o a scoppio, ad acqua fredda o calda, l' idropulitrice 

è un'attrezzatura versatile che, grazie agli accessori con cui viene in genere fornita, è utilizzabile 

in numerose occasioni: pulizia di superfici inteme ed esteme, pavimentazioni, attrezzature 

e mezzi agricoli, veicoli, automobili, ecc., alleviando notevolmente la fatica degli operatori 



Le idropulitnci sono macchine de- 
stinate sia ad un uso professionale che 
hobbistico/domestico; sono adatte per 
la pulizia di superfici interne ed ester- 
ne, pavimentazioni, attrezzature e mez- 
zi agricoli, veicoli, automobili, barche, 
opere murane. Vengono utilizzate, con 
appositi accessori, anche per effettua- 
re sabbiature e per rimuovere ruggine o 
vernice vecchia. 

Con queste attrezzature è possibile 
ottenere un'efficace azione pulente, ri- 
sparmiando tempo, detergenti ed acqua 
e riducendo di molto la fatica di chi ne 
fa uso. 

LA SCELTA 

A seconda del tipo di ambiente, di 
sporcizia da asportare o di superficie da 
pulire, esistono modelli ad acqua calda, 
(ideali per eliminare lo sporco grasso, 
oleoso, derivante da idrocarburi, compo- 
sti vegetali o animali), o ad acqua fred- 
da (per la pulizia di allevamenti di be- 
stiame, sale mungitura, cantieri navali, 
attrezzature agricole, cantieri edili, ri- 
storanti, piscine, porticati, marciapiedi, 
muri, ecc.). L'acqua è spruzzata ad al- 
ta pressione (si parte da 1 per arrivare a 
270 bar) tramite una lancia apposita con 
portate da 6 a 2 1 litri al minuto. 

Un telaio portante in metallo, dotato 
di carenature in materiale plastico, ruote 
e manubrio o maniglie per la movimen- 
tazione manuale, supporta: 

- un motore a scoppio (benzina o die- 
sel), oppure elettrico, alimentato in que- 
sto caso sia in monofase (220V, 50Hz) 
sia in trifase (400 V, 50Hz); 

- una pompa, predisposta, grazie ad un 
dispositivo automatico, ad aspirare ac- 
qua eventualmente da miscelare con de- 
tergenti e liquidi non corrosivi invian- 
do il tutto in pressione; la pompa ad al- 
ta pressione spesso è dotata di pistoni in 
acciaio o in ceramica, che garantiscono 
una lunga durata anche in condizioni di 
lavoro gravose; 

- una valvola di regolazione della pres- 
sione. 

Nei modelli predisposti per il funzio- 




Principali elementi che costituiscono 
un' idropulitrice (nella foto un model- 
lo ad acqua fredda azionato da un 
motore elettrico). I-Gruppo motore. 
I-Lancia con impugnatura a pistola. 
3-Avvolgitubo. 4-Ruote 




Diversi modelli 

professionali sono azionati da un 

motore a scoppio, a benzina o diesel 



namento anche con acqua calda, il telaio 
supporta anche: 

- una caldaia in acciaio inox con ser- 
pentina di dimensioni adeguate per la 
produzione di acqua calda (nei model- 
li elettrici); 

- un bruciatore alimentato a gasolio (nei 
modelli con motore a scoppio); il com- 
bustibile giunge al bruciatore grazie a 
una elettropompa, nel cui circuito viene 
inserita una elettrovalvola comandata da 
un termostato, che ha il compito di atti- 
vare l'apertura o la chiusura a seconda 
della temperatura raggiunta dall'acqua; 

- componenti diversi per il funziona- 
mento e la sicurezza, cioè dispositivi 
(flussostati, pressostati, valvole di sovra- 
pressione e termostati). 

Nelle idropulitrici professionali la 
caldaia è di solito verticale, mentre nei 
modelli per hobbisti, generalmente di 
dimensioni più contenute, è collocata in 
modo orizzontale. 

Alcuni modelli sono predisposti per 
l'utilizzo con acqua calda fornita da al- 
tra fonte (boiler o impianti indipendenti): 
in questo caso si utilizzano ovviamente 
guarnizioni adatte a resistere a tempera- 
ture maggiori, tipicamente di 90 °C. 

Solitamente l'acqua viene immessa 
nella macchina dalla rete idrica, utiliz- 
zando pompe di dimensioni contenute, 
ad elevato regime di rotazione con pre- 
stazioni elevate e costi limitati; se inve- 
ce la pompa preleva l'acqua da una ci-, 
sterna (e la spinge in un condotto), 
si impiegano pompe a basso regi- 
me; con il movimento del pistone 
si crea una depressione sufficien- 
te a spingere l'acqua fino a 2-3 
metri di altezza. 

L' idropulitrice può però es- 
sere collegata direttamente alla 
rete idrica pubblica solamen- 
te se nel condotto di alimenta- 
zione è installato un dispositi- 
vo antiriflusso; è consigliabile, 
in questo caso, collocare l'attrez- 
zatura il più vicino possibile al pun- 
to di approvvigionamento, aspirando ac- 
qua filtrata o pulita. Il rubinetto di pre- 
lievo deve inoltre garantire un'erogazio- 



V1TA IN CAMPAGNA 10.2009 



PICCOLA MECCANIZZAZIONE 



E 41 



ne pari almeno alla portata tipica del- 
la pompa. 

A lancia chiusa, una valvola by-pass 
(di regolazione) riduce la pressione, pro- 
teggendo le parti meccaniche della pom- 
pa e il motore da eventuali danni, facen- 
do in modo che, l'acqua ricircoli all'in- 



terno della pompa; l'acqua infatti, sotto- 
posta a pressione, aumenta la sua tem- 
peratura, rischiando di danneggiare le 
guarnizioni di tenuta. Per risolvere que- 
sto problema molti modelli sono dotati 
di un sistema di sicurezza «Total Stop» 
che interviene arrestando automatica- 



Guida alla scelta dell'idropulitrice più adatta 


Impiego ideale in base alle caratteristiche 


Caratteristiche 


Impiego 


Motore: elettrico monofase 

Pressioni: da 10 a 100 bar 

Portata: 7-8 litri al minuto 

Massima temperatura dell 'acqua calda in entrata: 50-70 °C 

Potenza: 1,7-2,3 kW 

Massa: tra 9 e 15 kg 


idropulitrice compat- 
ta, adeguata per lavo- 
ri hobbistici, ingom- 
bro limitato e peso 
ridotto 


Motore: elettrico o a scoppio 

Pressioni: da 10 a 140 bar, 

Portata: 10-11 litri al minuto, 

Massima temperatura dell 'acqua calda in entrata: 60-80 °C 

Potenza: 3-3,2 kW 

Massa: 20 kg 


idropulitrice semipro- 
fessionale adeguata 
per impiego intensi- 
vo in giardinaggio, 
agricoltura, aziende 
artigianali e ambien- 
ti privati 


Motore: a scoppio o elettrico trifase o monofase 

Pressioni: da 10 a 270 bar 

Portata: 1 1-17 litri al minuto, 

Massima temperatura dell 'acqua calda in entrata: 80-90 °C 

Potenza: tra 3,6 kW (220 volt) e 8,2 kW (380 volt) 

Massa: tra 42 e 170 kg (per tipologie ad acqua calda) 


idropulitrici professio- 
nali adatte ad elimina- 
re ogni tipo di sporco 
in aziende agricole, 
ma anche in aziende 
di altro tipo (ad esem- 
pio cantieri) 


Tipo di utilizzo 


Modelli ad acqua calda 


Modelli ad acqua fredda 


Ideali pereliminare lo sporco gras- ' Ideali per pulire allevamenti di bestiame, sale 
so, oleoso, derivante da idrocarburi, mungitura, attrezzature agricole, (cucine di risto- 
composti vegetali o animali ranti, piscine, porticati, marciapiedi, muri, ecc. 


Necessità di manutenzione 


Idropulitrice con mo- . 
tore elettrico 


Idropulitrice con motore a scoppio 


Limitata e relativa a: cavo di ali- 
mentazione; tubo alta pressione; olio 
della pompa; filtri e valvole della 
pompa; ugelli; corpo macchina e 
alette raffreddamento motore 


Accurata e relativa a: olio motore e della pom- 
pa; filtro dell'aria e del carburante; candela; fil- 
tri e valvole della pompa; ugelli; caldaia e ser- 
pentina; tubo alta pressione; corpo macchina e 
alette raffreddamento motore 


Costo 


Variabile, a seconda dei modelli, dai 70 euro (modelli com- 
patti, hobbistici, ad acqua fredda) ai 3.000 euro (modelli pro- 
fessionali ad acqua calda) 



La macchina è dotata di una lancia (1) 
di varie lunghezze, che monta ugelli 
di diverso diametro, ed ha 
impugnatura a pistola e 
dispositivo di sicurezza 
(vedi freccia) e di un tubo 
flessibile resistente 
alle alte pressioni (2) 





L'ugello presente 

all'estremità 

della lancia 

è di solito dotato 

di regolatore 

di flusso e di pressione 



mente la macchina se questa viene la- 
sciata inattiva per più di un minuto. Per 
riprenderne l'utilizzo è sufficiente poi 
aprire nuovamente la lancia. 

Spesso è anche presente una valvola 
termostatica che, quando viene supera- 
ta la temperatura di riferimento, permet- 
te di scaricare acqua calda e aspirare la 
stessa quantità di acqua fredda. 

L'ugello collocato all'estremità della 
lancia è di solito dotato di regolatore di 
flusso e di pressione. 

La lancia può avere sviluppo cur- 
vo o rettilineo, essere di varie lunghez- 
ze e montare ugelli di diverso diame- 
tro; è dotata di impugnatura a pistola, 
con dispositivo di sicurezza per evita- 
re un'emissione accidentale di acqua ad 
alta pressione. 

Una nutrita serie di accessori ren- 
de l' idropulitrice un'attrezzatura versa- 
tile, da utilizzare in numerose occasio- 
ni: spazzole snodabili, rotanti o fisse per 
asportare lo sporco in punti di difficile 
accesso; lancia flessibile per la pulizia 
di zone collocate in alto, senza dover ri- 
correre all'uso di scale; filtro meccanico 
da montare direttamente sulla macchi- 
na, per far circolare acqua priva di im- 
purità, aumentando così la durata della 
pompa; sonda spurgatubi per pulire ef- 
ficacemente tubazioni intasate o pozzet- 
ti di raccolta in modo rapido e veloce, a 
volte dotata anche di un ugello retroget- 
to che facilita l'avanzamento della son- 
da nella conduttura. 

Molti modelli hanno anche un serba- 
toio integrato del detergente, pratici al- 
loggiamenti della pistola e della lancia e 
un vano portaoggetti. 

IMPIEGO E MANUTENZIONE 

Prima di mettere in funzione l' idro- 
pulitrice occorre assicurarsi che la mac- 
china sia correttamente alimentata con 
acqua; infatti l'utilizzo a secco danneg- 
gia l'attrezzatura. Occorre poi verificare 
l'integrità del cavo e della spina di ali- 
mentazione elettrica, l'efficienza del- 
l'interruttore generale e del tubo di ali- 
mentazione dell'acqua. 

Prima di effettuare qualsiasi inter- 



#fc#fctfl 




42 



PICCOL V MECCANIZZAZIONE 



VITA IN CAMPAGNA 10/2009 




Nella gamma 
degli accessori 
sono presenti 
le utili spazzole 
rotanti (1), 
le speciali lance 
per la sabbiatura (2) 
e le sonde 
spurgatubi (3) 
per pulire 

efficacemente tubazioni 
intasate o pozzetti 
di raccolta 



vento di manutenzione sulla macchina, 
è necessario spegnere l'apparecchio (per 
i modelli elettrici occorre anche staccare 
la macchina dalla corrente di rete), chiu- 
dere il rubinetto di alimentazione del- 
l'acqua e scaricare la pressione residua 
tirando la leva della pistola. 

Per i modelli con motore a scoppio, 
prima di usare l'idropulitrice occorre 
controllare il livello dell'olio nel mo- 
tore, smontando il carter o la protezio- 
ne se presenti (deve essere sempre su- 
periore alla tacca dell'astina di control- 
lo), e nella pompa; se necessario, biso- 
gna aggiungere olio avente le stesse ca- 
ratteristiche. 

Per entrambi i modelli, agli intervalli 
stabiliti dal costruttore occorre sostitui- 
re l'olio della pompa, effettuando le se- 



guenti operazioni: 

- svitare il tappo di scarico e lasciar de- 
fluire completamente l'olio esausto; 

- avvitare nuovamente il tappo; 

- immettere l'olio dal foro di riempi- 
mento. 

Periodicamente occorre controllare 
ed eseguire la pulizia dei filtri, per evi- 
tare che corpi estranei penetrino all'in- 
terno della pompa, delle valvole di aspi- 
razione e mandata della pompa, degli 
ugelli. L'intasamento degli ugelli della 
lancia, dovuto ad incrostazioni di calca- 
re o altro, provoca un aumento eccessivo 
della pressione nella pompa 
e la può danneggiare. 

Per le idropuli- 
trici con mo- 
tore a scop- 



AI momento dell'acquisto, attenzione a 



A-Tipo di motore (elettrico, a scoppio) 
B-Alimentazione acqua 
C-Sistemi di sicurezza: 
— valvola termostatica 



Altri elementi: 

— massa (kg) della macchina 

- potenza del motore 
—pressione e portata 

— livello tipico di rumorosità 

- accessori 





I-Prima di mettere in funzione l'idropulitrice occorre assicurarsi che la macchina 
sia correttamente alimentata con acqua: l'utilizzo a secco danneggia l'attrezzatu- 
ra. 2-Sia per i modelli con motore elettrico che a scoppio, agli intervalli stabiliti 
dal costruttore occorre sostituire l'olio della pompa; un apposito tappo di scarico 
(nella foto) consente dì far defluire l'olio esausto 



pio occorre anche controllare il filtro del 
carburante e, nel caso sia troppo sporco o 
deteriorato, sostituirlo. 

Per operazioni di manutenzione del- 
la pompa come anche per la sostituzio- 
ne delle guarnizioni, ci si deve rivolgere 
a personale specializzato. 

Regolarmente deve essere eseguita 
anche la pulizia della caldaia: si estrae 
la serpentina e la si spazzola aspirando 
i residui di calcare dalla caldaia. Il con- 
trollo e la regolazione della combustio- 
ne devono essere invece eseguiti da per- 
sonale specializzato. 

Se l'idropulitrice funziona ad 
acqua calda, è bene verificare la 
durezza dell'acqua e predispor- 
re eventualmente un dispositivo 
anticalcare; è comunque buona 
norma attenersi alle indicazioni 
del costruttore ed effettuare co- 
munque, agli intervalli stabiliti, 
un trattamento di decalcificazio- 
ne con prodotti specifici. 

In caso di rigonfiamenti e/o 
danneggiamenti del rivestimento 
esterno del tubo ad alta pressione 
non si devono effettuare ripara- 
zioni, ma sostituire prontamen- 
te il tubo lesionato con uno nuo- 
vo, sul quale sia dichiarato il va- 
lore della pressione massima con- 
sentita. 
Per ottimizzare l'efficienza dell'at- 
trezzatura, dopo ogni utilizzo è neces- 
sario: 

- eliminare la pressione residua dell'idro- 
pulitrice; 

- spegnere l'idropulitrice e smontare il 
raccordo dell'acqua; 

- premere il grilletto della pistola del- 
idropulitrice fino alla completa espul- 
sione dell'acqua; 

- risciacquare il sistema di aspirazione 
dei detergenti per rimuoverne ogni re- 
siduo. 

Prima del rimessaggio invernale, in- 
fine, è bene svuotare l'acqua residua e 
far funzionare l'idropulitrice con una 
piccola quantità di liquido antigelo non 
aggressivo e non tossico. 

Martina Belli 



VITA IN CAMPAGNA 10/21 ») 



PICCOLA MECCANIZZAZIONE 



43 



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Soffiatore, Aspiratore e 
Trituratore Mac GBV 345 

Aspirafoglie di nuova 
concezione, tecnologicamente 
avanzato e progettato per gli 
utilizzatori più esigenti. 
Il motore a basse emissioni, 
le prestazioni, il emise control, 
l'easy start e l'impugnatura 
antivibrata sono alcuni dei plus 
del nuovo blower McCulloch. 



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Risposte ai lettori 



ATTREZZATURE PER I 
TRATTAMENTI FITOSANITARI 

// mìo vigneto dì 1.000 metri quadra- 
ti, ma soprattutto i miei settanta olivi e gli 
alberi da frutto stanno raggiungendo di- 
mensioni tali da rendere difficoltosa l'ir- 
rorazione con una pompa a spalla. Con- 
siderate le mie limitate disponibilità eco- 
nomiche, la forte pendenza del terreno e 
la dotazione di un motocoltivatore diesel 
da 12 CV con presa di forza posteriore, 
quali soluzioni potete consigliarmi? 

Massimo Pruccolì 
Rimini 

Il lettore può valutare l'acquisto di una 
irroratrice a carriola dotata di serbatoio 
di adeguate dimensioni (da 70-100-120- 
150 litri), alloggiato su un telaio con una 
o due ruote gommate dotato di stegole, 
motore a scoppio a due o a quattro tempi 
da 2-3,5-5-6,5 CV, pompa da 15-30 bai-, 
tubo e lancia (vedi n. 4/2006, a pag. 44). 
Il prezzo varia dai 600 ai 1 .200 euro. 

Oppure può sfruttare la buona poten- 
za del suo motocoltivatore, dotato di pre- 
sa di forza, e valutare l'acquisto di un 
carrello-botte di capacità adeguata (ad 
esempio 150-200 litri), da attaccare al 
gancio di traino di cui sono in genere do- 
tati tutti i motocoltivatori, e di una pom- 
pa per irrorazioni da applicare alla pre- 



sa di forza. I carrelli-botte sono costitui- 
ti da un telaio metallico, dotato di timo- 
ne e due ruote, in cui è alloggiata una 
botte in vetroresina o polietilene sulla 
quale ci si può sedere durante i trasferi- 
menti. Il costo complessivo di carrello e 
pompa si aggira sugli 800- 1 .000 euro. 

In entrambi i casi le irroratrici sono 
dotate di impianto di ricircolo e miscela- 
zione della miscela antipassitaria, tubo 
resistente alle alte pressioni, lancia irrora- 
trice e, su richiesta, rullo avvolgitubo. 
A. Il terreno in pendenza costituisce, 
^— ^ tuttavia, un forte limite per queste 
attrezzature: la irroratrice su carriola si 
deve spingere a mano e il motocoltivato- 
re non è in grado di trainale in salita, sul 
terreno nudo o sull'erba, un rimorchio 
che a pieno carico pesa 200-250 kg (più 
il peso del conducente). Il problema può 
essere risolto stazionando la carriola o il 
motocoltivatore in punti facilmente ac- 
cessibili anche a pieno carico e raggiun- 
gere le piante da irrorare svolgendo il tu- 
bo, che deve quindi essere di lunghezza 
sufficiente. 

L'alternativa è un minitransporter (o 
dumper, vedi «Guida illustrata alle mac- 
chine e agli attrezzi per la piccola azienda 
agricola e il giardino», supplemento al n. 
1 0/2008, a pag. 29) accessoriato con bot- 
te irroratrice: i cingoli consentono di su- 
perare pendenze notevoli, ma i costi lievi- 
tano sensibilmente (6.000-7.000 euro). 

Le attrezzature descritte sono reperibi- 
li presso i migliori rivenditori di attrezza- 
ture per l'agricoltura. (Silvio Caltran) 




Inviateci la foto del vostro vecchio trattore 

Vi invio la foto del mio Massey Ferguson 
135 del 1969 perfettamente restaurato e 
funzionante. Qual è il suo valore sul mer- 
cato dei collezionisti? 

Carlo Gemello 
Buttigliera d'Asti (Asti) 

Il trattore Massey Ferguson modello 135 è 
uno dei più noti e diffusi tra quelli costruiti 
dalla Massey Ferguson. È stato prodotto a 
partire dal 1965 per oltre 160 mila esempla- 
ri (in Italia ne vennero venduti circa 1 2.000). 
Questo trattore aveva un motore Perkins a tre cilindri di 2.500 centimetri cubici ca- 
pace di erogare 50 CV a 2.100 giri omologati. La linea estremamente moderna, la 
sua larghissima diffusione e la poca appetibilità da parte dei collezionisti italiani 
sono gli elementi principali che attribuiscono a questa macchina una valutazione 
molto esigua rispetto ai suoi contenuti tecnici e storici. La cifra che viene indica- 
ta nelle transazioni (pochissime per la verità) si aggira sui 1.800-2.600 euro per 
esemplali funzionanti e completi, cifra alla quale bisogna aggiungere i costi del re- 
stauro (molto accurato, come sembra di vedere dalla fotografia). (William Dozza) 

Coloro che ci inviano le foto dei loro trattori sono pregati dì specificare: co- 
struttore, modello e quant'altro si trova sulla targhetta di identificazione del 
veicolo (tipo, numero dì motore e dì telaio, potenza, peso, ecc.). 



Massey Ferguson modello 135 



44 



PICCOLA MECCANIZZAZIONE 



VITA IN CAMPAGNA 10/2009 



il 




Inserto staccabile da portare in fiera 




Pi 



Verona, 5-8 novembre 2009 



Fieracavalli, un appuntamento 
da non perdere per adulti e bambini 



Fieracavalli da oltre un secolo è il 
punto di riferimento nel panorama 
equestre mondiale, un evento in 
grado di attirare oltre 150.000 visitatori 
da tutto il mondo e 700 espositori prove- 
nienti dall'Italia e da 25 Paesi stranieri. 
Per darvi l'idea dell'importanza di 
questa manifestazione basti pensare che 
i cavalli presenti ;n fiera sono oltre 2.500, 
appartenenti a tutte le razze equine; ma 
anche altri numeri danno il senso del 
grande avvenimento: oltre 1 1.000 posti a 
sedere nelle tribune dei diversi concorsi, 
oltre 2.500 box. per ricevere i cavalli e 
circa 1.000 persone impegnate nell'or- 
ganizzazione dell'importante evento. 

La carta vincente di Fieracavalli è la 
trasversalità, il cuore pulsante che spin- 
ge ogni anno migliaia di visitatori a vi- 
vere con passione ogni aspetto della vi- 
ta a cavallo, dalle competizioni del 
«Jumping Verona», la tappa ufficiale 




Fieracavalli è giunta alla sua 111" edizione; la prima si è tenuta nel 1898 nella cen- 
trale Piazza Bra (ove sorge l'Arena), con il nome «Fiera semestrale dei cavalli». 
Sono molti i concorsi e le rassegne di razza che si alternano nei quattro giorni del- 
la fiera; ricca anche la parte dedicata alle attrezzature per il cavallo 



-K-- 



QUI SOTTO: INGRESSO A PREZZO RIDOTTO - COUPON DA ESIBIRE ALLE BIGLIETTERIE 



>§ 



Verona, 5-8 novembre 2009 



ÒaÌuO 



fieracavalli 



International Horse Festival 



Coupon- nvito 

per l'ingres io a prezzo ridotto € 19,00 anziché € 22,00 
Orario Confnuato 8.30 - 19.00 



organized by: 



VERONAFIERE 




VITA IN CAMPAGNA 11 /2009 



45 




UN OMAGGIO PER LEI 
A FIERACAVALLI 

Per avere un simpatico omag- 
gio presenti questo taglian- 
do presso lo stand di Vita in 
Campagna (Padiglione 7), in 
occasione di «Fieracavalli». 

Offerta valida, fino ad esaurimento 

delle scorte, dal 5 all'8 novembre 2009. 
v. Omaggio non condizionato all'acquisto ed esente dalla disciplina 
X delle vendite a premio. 




della Rolex Fei World Cup™, ai saloni 
dedicati ad aspetti che ruotano attorno al 
mondo equestre (abbigliamento, selle- 
ria, apparecchiature veterinarie, attrez- 
zatura per scuderie, mangimi), fino agli 
innumerevoli eventi collaterali. Tra que- 
sti ultimi segnaliamo «Horselyric», uno 
spettacolo che in tre serate (5-6 e 7 no- 
vembre) racconta una favola: quella di 
come la forza e la potenza del cavallo 
riescano a dare forma ed espressione al- 
le calde note delle colonne sonore di 
film memorabili. E un omaggio alle 
grandi pellicole e ai compositori delle 
rispettive colonne sonore: da Ennio 
Mollicone a Nino Rota, da Hans Zim- 
mer a Vangelis e molti altri. «Horselyric» 
è nato e cresciuto con Fieracavalli che 



ha visto, in soli 3 anni, i suoi artisti rac- 
cogliere successi e collezionare premi di 
prestigio ai maggiori festival europei. 

AL «VILLAGGIO 

DEL BAMBINO» I PICCOLI 

AVVICINANO IL CAVALLO 

E SCOPRONO LA CAMPAGNA 

Fieracavalli di Verona è diventata con 
il tempo anche una grande attrattiva per 
le famiglie e per le scuole, primarie e se- 
condarie, che portano gli alunni «in gi- 
ta» per sperimentare il rapporto con gli 
animali e conoscere i prodotti della na- 
tura. Sono oltre 25.000 i bambini che 
ogni anno scoprono lo spazio multidi- 
sciplinare denominato «Il Villaggio del 
Bambino», ideato per intrattenere ed 
educare i potenziali cavalieri di domani. 
E uno dei saloni più visitati di Fieraca- 
valli, uno spazio interamente dedicato ai 
più piccoli, pensato per divertire e sti- 
molare la fantasia. Giocare e imparare 
sono i due imperativi del Villaggio, al- 
l'interno del quale il bambino ha la pos- 
sibilità di apprendere e venir coinvolto e 
stimolato a guardare al mondo rurale 
con curiosità e immaginazione. 

Fieracavalli con la collaborazione 
di Vita in Campagna propone all'in- 



terno de «Il Villaggio del Bambino», 

nel padiglione 7 (vedi pianta di pag. 48), 
dei laboratori didattici di educazione 
alimentare e degli spazi per avvicinare 
i bambini agli animali da cortile e per far 
scoprire loro l'orto di una fattoria e i 
suoi prodotti. 

Il rispetto per l'ambiente e la cono- 
scenza dei ritmi della natura sono i temi 
portanti del «Villaggio del Bambino», 
finalizzato anche alla conoscenza di sto- 
ria e cultura dei tenitori e ad esperienze 
rurali sempre più rare nel frenetico rit- 
mo cittadino. Questa attività organizza- 
ta da Fieracavalli in collaborazione con 
Vita in Campagna (e con l'aiuto di agri- 
coltori che gestiscono fattorie didattiche 
facenti parte del circuito del Consorzio 
agrituristico mantovano) vuole inoltre 
far conoscere ai bambini il giusto valore 
della semplicità e la serenità della vita 
contadina e far apprezzare ai più piccoli 
i sapori genuini dei prodotti della terra. 

L'area che Fieracavalli gestisce insie- 
me a Vita in Campagna si articola in ot- 
to settori didattici in cui vengono mo- 
strati ai bambini diversi animali da cor- 
tile, l'orto della fattoria e come si artico- 
lano dal «campo alla tavola» le filiere 
dell'olio, dei cereali e del latte nell'am- 
bito dell'azienda agricola. 




>g 



Questo coupon, presentato alle biglietterìe debitamente compilato, dà diritto all'acquisto di 
un biglietto d'ingresso alla manifestazione al prezzo agevolato di € 19,00 anziché di € 22,00. 



ALLEGARE IL BIGLIETTO DA VISITA O COMPILARE IN STAMPATELLO 



COGNOME 



NOME 



RAGIONE SOCIALE 



INDIRIZZO UFFICIO 



N. CIVICO 



GAP 



LOCALITÀ 



PROVINCIA 



STATO 



TEL. 



FAX 



E-MAIL 

Privacy: 

Titolare dei dati è veronafiere che ne garantisce il trattamento nel rispetto di quanto previsto dal D.Lgs. 196/2003 
Your data will be used by Veronafiere exclusively, accordino io the provisions of D.Lgs. 196/2003 
Info: www.fieracavalli.com 



Sono interessato/a a: 

□ Salone Espositivo 

□ Jumping Verona 

□ Horselyric 

□ Il Villaggio del Bambino 

□ Il Giardino dei desideri 

□ HorseArt il cavallo nell'arte 

□ Turismo, natura, folklore 

□ Cavallo Arabo 

□ Cavallo Spagnolo 

□ WesternShow 

□ Concorsi ippici 

□ Vip lounge 



LUOGO E DATA 



FIRMA LEGGIBILE 



46 



VITA IN CAMPAGNA 10/200*) 





Per ogni filiera vengono mostrate le 
attrezzature necessarie e le tipologie dei 
prodotti, organizzate in modo da rende- 
re facile la comprensione delle procedu- 
re di trasformazione, descritte anche da 
appositi pannelli informativi. I laborato- 
ri allestiti nell'ambito delle varie aree di 
animazione vertono su quattro temati- 
che: mele, agrumi, frutta secca, radic- 
chio e zucca. 

Di grande interesse è anche lo spazio 
dedicato alla presentazione della frutta 
nelle diverse stagioni. Qui si insegna ai 
bambini non solo a conoscere l'epoca di 
maturazione dei diversi frutti, ma anche 
i vantaggi del consumare frutti di stagio- 
ne e le tante varietà disponibili. 

Nello spazio riguardante gli animali i 
bambini trovano galline, anatre, conigli 
e capre, da sempre, assieme al cavallo. 



// «Villaggio del 
Bambino» è uno dei 
saloni più visitati di 
Fieracavalìi, uno 
spazio interamente 
dedicato ai più pic- 
coli, pensato per di- 
vertire e stimolare 
la fantasia. 
Fieracavalìi, in col- 
laborazione con Vi- 
ta in Campagna, or- 
ganizza dei labora- 
tori didattici dedi- 
cati a: mele, agru- 
mi, frutta secca, ra- 
dicchio e zucca 



parte integrante della fattoria. 

L'interesse delle nei confronti del 
«Villaggio del Bambino» di Fieracaval- 
ìi si arricchisce quest'anno della presen- 
za del Ministero per le politiche agricole 
alimentari e forestali che, in collabora- 
zione con il Corpo forestale dello Stato, 
propone un percorso di conoscenza del 
territorio attraverso la storia delle bio- 
diversità equine. Altra importante pre- 
senza è quella del Ministero della salute 
che gestisce uno spazio informativo sul- 
la salute del cavallo e l'etologia (cioè lo 
studio del suo comportamento). 

Sempre nel padiglione 7 vi è il Salo- 
ne dell'asino che mostra un percorso co- 
noscitivo delle razze più rappresentative 
delle vari regioni italiane. 




In Italia 

sono in aumento 

i piccoli agricoltori 

che impiegano 

il cavallo 

per i lavori 

agricoli. 

A Fieracavalìi 

una esposizione 

di attrezzi 

per il traino 

animale 



In definitiva, lo scopo del «Villaggio 
del Bambino» è quello di trasmettere i 
valori ideali di un mondo che sta pian 
piano scomparendo, avvicinando i bam- 
bini e le loro famiglie alle aree legate al- 
l'educazione alla natura e al vivere sano. 
La terra e i suoi prodotti diventano frui- 
bili in un habitat ricco di attività, punto 
d'incontro per la diffusione di informa- 
zioni, saperi e cultura. 

SPAZIO ANCHE 
PER IL CAVALLO DA LAVORO 

Il cavallo da sella è uno dei protago- 
nisti di Fieracavalìi, ma sta crescendo an- 
che in Italia - sulla scia di quanto già av- 
viene in Germania, Inghilterra, Francia 
e Svezia - il numero degli appassionati 
che utilizzano questo animale nel lavo- 
ro dei campi. Vita in Campagna, che da 
sempre segue lo sviluppo di questo setto- 
re, organizza a Fieracavalìi nell'area de- 
nominata «Il Villaggio delle Tradizioni» 
(Area C, vedi pianta di pag. 48), insieme 
al Consorzio agrituristico mantova- 
no e al gruppo «Noi e il Cavallo», una 
piccola esposizione di attrezzi moderni 
per il lavoro nei eampi con l'impiego 
del cavallo. Gli attrezzi esposti sono: 
1-un avantreno, che è l'attrezzo base per 
la trazione animale, ideale per l'adde- 
stramento di un giovane cavallo e usa- 
to per attaccare molteplici attrezzatu- 
re senza dover continuamente staccare 
l'animale; 

2-un aratro voltaorecchio, che all'oc- 
correnza si trasforma in coltivatore o as- 
solcatore e che permette con lo stesso 
telaio in pochi istanti a sostituire un at- 
trezzo lavorante con un altro senza l'uso 
di chiavi; 

3-un rullo a coltelli, attrezzatura da uti- 
lizzare prima dell'interramento di un so- 
vescio; 

4-uno spandiletame, una macchina sem- 
plice che per funzionare non ha bisogno 
di alcun motore per- 
ché il moto viene re- 
cuperato dalle ruote. 

La presenza nei 
quattro giorni del- 
la fiera di Albano 
Moscardo (nella fo- 
to qui a fianco), col- 
laboratore di Vita in 
Campagna, sarà di 
grande aiuto a tutti 
coloro che vorranno 
informazioni su co- 
me addestrare un ca- 
vallo alla trazione e 
sugli attrezzi disponibili in Italia per la- 
vorare i campi. □ 




VITA IN CAMPAGNA 10/2009 



47 



Pianta generale di Fieracavalli 

Padiglione 1-11 Giardino dei desideri; arredi e oggettistica country. Padiglione 2-Salone 

espositivo-area commerciale. Padiglione 3-Salone del Cavallo Arabo. Padiglione 4-Salone del 

turismo e Salone espositivo-area commerciale. Padiglione 5-Unire (Unione nazionale per 

l'incremento delle razze equine). Padiglione 6-Salone espositivo-area commerciale. 

Padiglione 7-11 «Villaggio del Bambino», Salone dell'asino e Concorso 

internazionale pony. Padiglione 7 B-Jumping Verona e Horselyric- 

International Horse Gala. Padiglione 8-Salone del Cavallo 

s. spagnolo, Salone dell'asino. Padiglione 9-Salone delle 

^"^^ ^-^ razze equine italiane. Padiglioni 10 e 11- 

^ * , , WesternShow. Area A- Concorso 

internazionale di mascalcia 
(ferratura degli equini). Area fi- 
Ring delle animazioni. 
Area C- «Villaggio delle 
Tradizioni» 




Informazioni utili sulla manifestazione 

Quartiere fierìstico: Ente Autonomo Fiere di Verona - Viale del Lavoro, 8-37135 Verona - Tel. 045 8298 1 1 1 
- Fax 045 8298288 - E-mail: info@veronafiere.it - Internet: www.fieracavalli.com 

Superficie espositiva: 350.000 metri quadrati. Orario continuato di apertura al pubblico: dalle ore 8,30 al- 
le 19; eventi e spettacoli fino alle 24. Ingresso: euro 22,00. 1 nostri abbonati hanno diritto ad un ingresso ridotto di euro 
19,00, dietro presentazione del coupon riportato a pag. 45. Per conoscere i prezzi degli eventi e degli spettacoli consultare 
il sito Internet www.fieracavalli.com 

Accesso al quartiere fierìstico: in auto, autostrada A4 o A22 con uscita Verona Sud, a circa 2 km dal quartiere fieristico di Ve- 
ronafiere; uscita alternativa Verona Nord, a circa 4-5 km dal quartiere fieristico di Veronafiere. Per altre vie di percorrenza con- 
sultare il sito Internet www.viamichelin.it 

Parcheggio: euro 8,00 (tariffa fissa). I visitatori possono utilizzare l'area dell'ex Mercato ortofrutticolo (5.000 posti auto, con 
ingresso da Viale dell'Industria, da Viale del Lavoro e da Viale dell'Agricoltura), gli ex Magazzini generali (con ingresso da 
Viale dell'Agricoltura e da Via Santa Teresa), le ex Officine Adige (1.000 posti auto con ingresso da Viale delle Nazioni e ser- 
vizio bus navetta gratuito) e il parcheggio Re Teodorico (ex Macello) di 1.200 posti auto (ingresso da Viale dell'Industria). 
Nelle giornate di sabato 7 novembre e domenica 8 novembre sono inoltre disponibili i parcheggi della zona Stadio (5.000 po- 
sti auto gratuiti + 1,00 euro per servizio bus navetta dal parcheggio alla fiera). 
Alloggio, luoghi da visitare e prodotti tipici locali: www.tourism.verona.it 



uè versioni 



DIVERSE 

nelle ceretteristi 



UGUALI 

nell'estetica 



il sistema di copertura con le 
atteristiche ideali per soddisfare le molteplici 
esigenze dell'edilizia contemporanea 






pa via 



rufrfeiìltf; U - 4HU II Lk'jiluju tu !%uo tfl=[ k 



FiLt Uu'iH Uu IU3U 



1 (srieeoli (Rilevamenti j 

Ecco come allestire e gestire 
un piccolo allevamento di polli ornamentali 

Allevando nel proprio giardino polli di razze ornamentali dai colori stupendi e dalle forme attraenti 

si ha il duplice vantaggio di abbellire l'ambiente e di produrre uova fresche per la cucina. 

È un hobby facile che non richiede un impegno particolare: basta predisporre un ricovero adeguato 

e, in cambio di qualche attenzione, questi animali ci regalano la loro bellezza 



L'hobby dell'allevamento di polli orna- 
mentali nei giardini delle abitazioni si sta 
sempre più diffondendo, allo scopo sia di 
abbellire l'ambiente che di produne uova 
fresche per il consumo giornaliero. Alle- 
varli è facile e non richiede attenzioni par- 
ticolari rispetto ai polli comuni: in cam- 
bio essi offrono colori stupendi e, per chi 
è interessato, prodotti alimentari genuini. 

In genere il numero delle uova depo- 
ste non è inferiore a quello dei polli nor- 
mali; se si allevano razze nane il peso 
delle uova è ovviamente inferiore (40- 
45 grammi), ma la percentuale di tuorlo 
è superiore rispetto alle uova normali. 
Volendo i polli ornamentali possono an- 
che essere allevati assieme a polli di al- 
tre razze, compresi i polli comuni. 

L'AMBIENTE DI ALLEVAMENTO 

Per l'allevamento di polli ornamenta- 
li non sono richieste particolari esigenze 
ambientali. Lo spazio che serve è mini- 



lo realizzazione 

di un ricovero 

adeguato 

è il principale 

problema 

da affrontare 

per chi vuole allevare 

polli ornamentali. 

Un buon ricovero 

è importante 

per il benessere 

del gruppo 

di animali 

e, soprattutto, 

per facilitare il lavoro 

dell 'allevatore 



mo: per un gruppo di 4-6 animali sono 
sufficienti anche 3-4 metri quadrati. 

La zona da scegliere per la realizza- 
zione dell'allevamento deve essere ben 
esposta e asciutta: nessun tipo di pollo in- 
fatti ama gli ambienti umidi. L'area d'al- 
levamento può essere adiacente all'abita- 




zione oppure nel mezzo del giardino. 

Un ricovero per polli ornamentali può 
essere ricavato anche da un garage in le- 
gno; oppure si possono utilizzare am- 
bienti rialzati dal terreno: i polli, infatti, 
salgono e scendono piccole scale in legno 
con estrema facilità. 




PICCOLI ALLEVAMENTI 



VITA IN CAMPAGNA 10/2009 



LA PREDISPOSIZIONE 
DEL RICOVERO 

La realizzazione di un ricovero ade- 
guato è il principale problema che de- 
ve affrontare chi vuole allevare polli or- 
namentali. 

Un buon ricovero è importante per il 
benessere del gruppo di animali ma, so- 
prattutto, per facilitare il lavoro dell'al- 
levatore. Le operazioni quotidiane di ali- 
mentazione e raccolta delle uova devono 
infatti risultare piacevoli altrimenti, gior- 
no dopo giorno, la cura degli animali si 
trasformerà in un obbligo insopportabile. 

Ricordiamo che in ogni caso il per- 
corso che conduce al pollaio deve es- 
sere lastricato, in modo che gli sposta- 
menti siano age\oli anche nelle giorna- 
te piovose. 

Dimensionamento e arredo del pol- 
laio. Il dimensionamento del pollaio di- 
pende dal numero di animali che si in- 
tende allevare e dalla loro dimensione. 
Nel nostro caso consigliamo di allevare 
un gallo e 4-6 galline, gruppo che può 
essere considerato ideale per un alleva- 
mento a scopo ornamentale. 

Se si allevano galline nane o comuni 
lo spazio necessario è di almeno 1-1,5 
metri quadrati per animale; se invece si 
allevano galline di razza pesante lo spa- 
zio necessario è di 2 metri quadrati cia- 
scuna. Adiacente al pollaio deve essere 
realizzata una zona coperta e chiusa da 
pannelli in rete, che deve avere una su- 
perficie all' incirca doppia di quella del- 
la zona al chiuso. 

Questo parchetto esterno permette 
il pascolo agli animali quando, per mo- 
tivi diversi, non si voglia far pascola- 
re gli animali nel prato, o quando le di- 
sposizioni sanitarie prevedono la «clau- 
sura» (ad esempio nel caso di epidemie 
di influenza aviaria, di ordinanze sani- 
tarie, ecc.). 

Il parchetto esterno deve essere prov- 
visto di una porta per l'accesso dell'al- 
levatore e per l'uscita degli animali al 
pascolo. 

Posatoi. I posatoi sono un elemento im- 
portante per il benessere degli animali 
e per consentire una più facile organiz- 
zazione delle pulizie. La metà o un ter- 
zo del pollaio deve essere attrezzato con 
posatoi posizionati a 50-60 cm di altez- 
za dal pavimento, se si allevano galline 
nane o comuni, eppure a 20-30 cm se si 
allevano galline di razza pesante. La re- 
stante parte del pavimento deve essere 
ricoperta da uno strato di 10-15 cm di 
truciolo di legno. 

Nido. La deposizione delle uova de- 
ve essere garantita da nidi individuali o 




Chi ha la fortuna di possedere un 

pollaio in stile può ristrutturarlo per 

allevarvi un gruppo di polli ornamentali 

da un solo nido collettivo. L'importante 
è che la raccolta possa essere fatta dal- 
l'esterno del pollaio in modo che l'ope- 
razione sia più agevole e piacevole. 

Bagno di sabbia. Il bagno di sabbia si 
deve realizzare per garantire il benesse- 



re degli animali e per evitare che in sua 
sostituzione gli animali individuino le 
aiole o i vasi danneggiando fiori e pian- 
te. Si realizza, pertanto, una buca di 70- 
100 x 70-100 cm, profonda circa 50 cm. 
La buca si deve riempire con sabbia e 
cenere (50%) e coprire con una stuoia 
per evitare l'umidità ambientale. 

Abbeveratoio, mangiatoia e rastrel- 
liera. Ogni gruppo di animali deve ave- 
re a disposizione una mangiatoia, un ab- 
beveratoio e una rastrelliera. Affinché le 
operazioni quotidiane siano più facili è 
consigliabile che il rifornimento di ali- 
menti e foraggi possa essere eseguito 
dall'esterno del pollaio. 

L'ACQUISTO DEGLI ANIMALI 

L'acquisto degli animali può essere 
fatto in qualsiasi periodo dell'anno. So- 
no comunque da preferire i soggetti nati 
in primavera (marzo-maggio) e in luna 
crescente, perché si rivelano poi più re- 
sistenti e vivaci. 




Un ricovero per polli ornamentali può essere ricavato anche da un garage in legno 
(1); oppure si possono utilizzare ambienti rialzati dal terreno (2): i polli infatti sal- 
gono e scendono piccole scale in legno con estrema facilità 








^ ' 


\ 


. 


, 1 











i-La metà o un terzo del pollaio deve essere attrezzato con posatoi, elemento im- 
portante per il benessere degli animali e per consentire una più facile organizzazio- 
ne delle pulizie. 4-La deposizione delle uova deve essere garantita da nidi indivi- 
duali o da un solo nido collettivo; l' importante è che la raccolta possa essere fatta 
dal! 'esterno del pollaio 



VITA IN CAMPAGNA 10/2009 



PICCOLI ALLEVAMENTI 



51 



Trattandosi di animali ornamentali è 
opportuno che al momento dell'acqui- 
sto sia possibile valutarne le caratteristi- 
che di bellezza, e questo avviene quan- 
do i polli hanno superato almeno i 100 
giorni di vita. 

Per avere un buon adattamento degli 
animali al giardino è inoltre necessario 
acquistare esemplari che non siano an- 
cora entrati in deposizione. 

Si consiglia quindi l'acquisto dei pol- 
li nel mese di settembre-ottobre prefe- 
rendo i soggetti nati da febbraio a mag- 
gio dell'anno in corso. 

LE RAZZE MIGLIORI 

Sono moltissime le razze di polli or- 
namentali che si possono acquistare per 
abbellire un giardino o un parco. Nel 
nostro esempio abbiamo scelto due raz- 
ze nane (Amburgo e Sebright), una raz- 
za media (Padovana gran ciuffo) e due 
razze giganti (Gigante nero d'Italia e 
Wyandotte). 

A- Amburgo. E un'antica razza nana 
di origine asiatica importata in Europa 
nel periodo di colonizzazione delle In- 
die Olandesi. Deve il suo nome al por- 
to di Amburgo (Germania) dal quale è 
transitata per raggiungere l'Inghilterra. 

I galli raggiungono il peso di 850 gram- 
mi, le galline arrivano a 730 grammi. 

Produzioni: uova. Attitudine alla co- 
va: ottima. 

B-Sebright. Prende il nome dall'al- 
levatore John Sebright che la selezionò 
agli inizi del XIX secolo. È un pollo na- 
no bello ed elegante. La cresta è a roset- 
ta con la punta rivolta all' indietro. I gal- 
li raggiungono il peso di 700 grammi, le 
galline di 600 grammi. 

Produzioni: uova. Attitudine alla co- 
va: buona. 

C-Padovana gran ciuffo. Razza lo- 
cale italiana caratterizzata dalla presen- 
za di un bel ciuffo al posto della cresta. 
È una razza elegante e leggera, allevata 
da molti secoli come uccello ornamen- 
tale e da compagnia. I galli raggiungono 
il peso di circa 2 kg mentre le femmine 
sono più leggere: 1,5-1,8 kg. 

Produzioni: uova e carne in quantità 
limitata ma pregiata. Attitudine alla co- 
va: scarsa. 

D-Gigante nero d'Italia. Razza gi- 
gante locale italiana caratterizzata da 
uno splendido piumaggio nero lucen- 
te con riflessi verdastri, cresta semplice, 
orecchioni rossi e tarsi nudi biancastri. 

II peso medio è di 4,4-5,5 kg per i gal- 
li (alcuni soggetti arrivano a pesare^ an- 
che 6 kg) e di 4-5 kg per le galline. È un 




L'area di allevamento deve essere attrez- 
zata con un «bagno di sabbia» che gli 
animali utilizzano per difendersi dai pa- 
rassiti esterni (pidocchi, pulci e acari) 




Abbeveratoio. I-Presa per l 'acqua a 
cui va allacciato l'abbeveratoio. 2- 
Abbeveratoio o contenitore per l'ac- 
qua. i-Griglia in grado di sopportare 
il peso degli animali. 4-Cordolo di 
mattoni (o altro materiale) per solle- 
vare la griglia dal terreno. 5-Drenag- 
gio in ghiaia 



pollo tranquillo che non ha bisogno di 
grandi spazi e può vivere anche con al- 
tri animali. 

Produzioni: uova e carne abbondante 
e saporita. Attitudine alla cova: scarsa. 



E- Wyandotte. E una razza gigante di 
origine americana con cresta a rosa pic- 
cola. I galli raggiungono il peso di 4 kg, 
le galline arrivano a 3 kg. Le zampe so- 
no corte e pigmentate di giallo come la 
pelle. È un pollo rustico, tranquillo e so- 
cievole, adattabile alle diverse condizio- 
ni d'allevamento. 

Produzioni: uova. Attitudine alla co- 
va: buona. 

U AMBIENTAMENTO 
DEGLI ANIMALI 

La fase iniziale dell'allevamento è 
molto importante se si vuole evitare che 
gli animali acquisiscano cattive abitudini, 
le quali inciderebbero negativamente sul- 
le soddisfazioni che il compratore si 
aspetta dai polli ornamentali. 

Prima di acquistare gli animali è ne- 
cessario realizzare con cura il ricovero e 
posizionarlo in modo adeguato. Al loro 
arrivo si devono rinchiudere i polli per 5- 
7 giorni all'interno del pollaio senza farli 
uscire, neppure nel palchetto esterno. 

Il primo giorno agli animali deve es- 
sere distribuita solo l'acqua di bevanda 
mentre gli alimenti devono essere som- 
ministrati dopo 24-36 ore di digiuno: il 
trasferimento in un nuovo ambiente è 
sempre uno stress ed è consigliabile evi- 
tare eventuali disturbi alimentari causati 
anche da un cambio di alimentazione. 

Durante il periodo di ambientamento 
è necessario che i nidi non siano accessi- 
bili, affinché i polli non li scambino per 
«zona riposo» e li imbrattino di feci. 

Trascorsi i 5-7 giorni di ambientamen- 
to al nuovo ricovero, i polli possono esse- 
re immessi nel parchetto esterno e liberati 
al pascolo dopo altri 3-4 giorni. 

L'ORGANIZZAZIONE 
DEL PICCOLO ALLEVAMENTO 

Il periodo migliore per accasare gli 
animali è, come già detto, settembre-ot- 
tobre. Subito dopo l'ambientamento è 
opportuno organizzare la raccolta del- 
le uova. 




l-Per la somministrazione del mangime si può adottare una mangiatoia del tipo linea- 
re, da appendere ad una parete o alla rete. 2-La rastrelliera deve essere sempre forni- 
ta di foraggi freschi o secchi, anche quando gli animali possono usufruire del pascolo 



52 



PICCOLI ALLEVAMENTI 



VITA IN CAMPAGNA 10/2009 




Le cinque razze di polli ornamentali 
che proponiamo. 

A-Ambargo (nana) 

B-Sebright (nana) 

C-Padovana gran ciuffo (media) 

D-Gigante nero d'Italia (gigante) 

E-Wyandotte (gigante) 

Occorre favorire la deposizione delle 
uova nei nidi, allo scopo di rendere la 
raccolta più semplice e garantire una 
maggiore igiene dell'uovo. Per ottenere 
questo risultato si consiglia di tenere gli 
animali rinchiusi all'interno del pollaio 
e del palchetto esterno almeno fino a 
quando, in un gruppo di sei galline, non 
si raccolgono due uova al giorno. Dopo 
questo periodo i polli possono essere li- 
berati al pascolo a volontà con la certez- 
za che le uova saranno deposte all'inter- 
no dei nidi. 

La raccolta delle uova deve essere 
eseguita giornalmente, preferibilmente 
al mattino. Se si utilizzano dei nidi col- 
lettivi le uova possono essere raccolte 
anche ogni due o tre giorni. 

La deposizione delle uova procede fi- 
no a fine primavera (giugno) quando gli 
animali iniziano la muta (cambio annua- 
le delle penne); questa può durare due- 
quattro mesi e in questo periodo le fem- 
mine cessano la deposizione. 

Le galline possono essere mantenute 
in allevamento per 2-3 cicli di deposi- 
zione (3-4 annii mentre è preferibile 
cambiare ogni anno i maschi. I galli vec- 
chi hanno infatti gli speroni molto lun- 
ghi e possono danneggiare il piumaggio 
delle galline durante l'accoppiamento. 

L'ALIMENTAZIONE 

L'acqua e gli alimenti devono essere 
sempre disponibili. La rastrelliera deve 
essere sempre fornita di foraggi freschi 
o secchi, anche quando gli animali pos- 
sono usufruire del pascolo. 

Ai polli ornamentali può essere som- 
ministrato un mangime aziendale così 
composto: 
-mais spezzato 62% 




- soia integrale spezzata 15% 

-gusci d'ostrica 8% 

- pisello proteico spezzato 6% 

- glutine di mais 6% 

- riso grana verde spezzato 3% 

Va ricordato comunque che il consu- 
mo giornaliero di alimenti è piuttosto li- 
mitato (90-120 grammi per capo a se- 
conda della razza) e quindi è forse con- 
veniente l'acquisto di una mangime com- 
merciale. 

È da sconsigliare, comunque, la som- 
ministrazione di razioni non equilibrate, 
realizzate, ad esempio, con eccessive 
quantità di mais, grano o altri cereali: 
una razione non bilanciata porta ad un 
deperimento degli animali e ad una di- 
minuzione della loro bellezza. 

L'IGIENE D'ALLEVAMENTO 

Una corretta igiene dell'allevamento, 
oltre a mantenere il benessere degli ani- 
mali, esalta anche la loro bellezza e il lo- 
ro piumaggio. 

All'interno del ricovero devono quin- 
di essere presenti dei posatoi e la restan- 
te parte del pavimento deve essere rico- 
perta da uno strato di 10-15 cm di tru- 
ciolo di legno. 

La lettiera permanente può essere 
mantenuta anche per 2-3 anni a condi- 
zione che l'ambiente non sia umido. 



Il parchetto esterno deve avere il pa- 
vimento in sabbia o ghiaino mentre il 
pascolo deve essere sufficientemente 
ampio e garantire uno spazio non infe- 
riore a 10 metri quadrati per capo. 

Come trattamenti sanitari si consiglia 
solo la vaccinazione periodica contro la 
pseudopeste, che deve essere ripetuta 
ogni 3 mesi. 

Maurizio Arduin 

Esemplari di polli delle razze orna- 
mentali citate in questo articolo pos- 
sono essere acquistati presso: 

-Associazione ProAvibus - Via delle Cave, 
172 - 35136 Padova - Tel. 049 620274 - 
Fax 049 620536 (razza Padovana gran 
ciuffo); 

- Botti Fratelli - Via Scorsuro, 7-44100 
Cocomaro di Focomorto (Ferrara) - Tel. 
0532 63015 - Celi. 349 7224229 (raz- 
ze Amburgo, Sebright, Padovana gran 
ciuffo); 

- Castaldelli Claudio - Via P. Mascagni, 
4 - 45026 Lendinara (Rovigo) - Celi. 348 
2946009 (razza Wyandotte); 

- Stagnaro Luciano - Loc.tà Cornio, 76 

- Fraz. San Pietro Vara - 19028 Varese 
Ligure (La Spezia) - Celi. 338 8452534 
(razza Gigante nero d'Italia). 

CONTROLLO INDIRIZZI AL 6-9-2009 : 



VITA IN CAMPAGNA 10/2009 



PICCOLI ALLEVAMEN1 



i 53 




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D.lsg.. n'1 96/03. consultare, modificare, aggiornare, cancellare ì dati ed ogporsi al loro utilizzo. 



Risposte ai lettori 

POLLI E COLOMBI 
POSSONO VIVERE INSIEME 

Allevo otto polli in una voliera di 15 
metri quadrati nella quale sono presen- 
ti anche un paio di coppie di colombi 
molto prolifiche. Vorrei sapere se polli e 
colombi possono convivere nello stesso 
ambiente senza trasmettersi reciprocra- 
mente malattie. 

Giovanni Cipani 
Bagno a Ripoli (Firenze) 

La convivenza, o promiscuità, di di- 
versi animali domestici nello stesso am- 
biente d'allevamento è certamente pos- 
sibile, e pertanto il lettore può tranquil- 
lamente allevare polli e colombi insie- 
me. L'abbinamento migliore è tra mam- 
miferi e uccelli, ma anche tra uccelli e 
uccelli (come nel caso dell'abbonato), 
tra mammiferi e mammiferi e tra gruppi 
di uccelli e gruppi di mammiferi. 




Polli e colombi possono tranquillamente 
essere allevati nello stesso ambiente 

Facciamo degli esempi per i casi pro- 
spettati: un abbinamento ideale è tacchi- 
ni e capre ma possono essere allevate 
anche capre e pecore, oppure tacchini e 
oche, oppure tacchini, oche, capre e pe- 
core assieme. 

Lo sviluppo e la diffusione di ma- 
lattie non dipendono dalla promiscui- 
tà o meno degli animali ma soprattut- 
to dalla loro concentrazione nell'am- 
biente. Se la concentrazione è alta, an- 
che dove viene allevata una sola specie 
si avrà sviluppo di malattie. 

Facciamo un esempio. Nel caso dei 
polli, allevati su prato, lo spazio sostenibi- 
le è paii a 10 metti quadrati per capo, men- 
tre per i colombi lo spazio sostenibile è di 
mezzo metro quadrato per coppia. Nel ca- 
so del lettore, quindi, sarebbero necessari 
circa 80 metri quadrati di pascolo erboso. 

Se però la sua voliera ha un pavimen- 
to ricoperto da truciolo (che permette la 
fermentazione delle deiezioni e quindi 



una concentrazione di animali fino a 10 
polli a metro quadrato) lo spazio è più 
che abbondante. (Maurizio Arduin) 

PULCINI DI FAGIANO CHE 
MUOIONO DOPO LA NASCITA 

Allevo dei fagiani e faccio covare le 
uova da una chioccia americana (gal- 
linella di piccola taglia con piumaggio 
colorato, n.d.r.j. Vorrei sapere perché 
dopo qualche giorno dalla nascita i pul- 
cini non stanno più in piedi e muoiono. 

Angelo Marra 
Filago (Bergamo) 

Il fagiano d'allevamento è ormai di- 
ventato un avicolo domestico e come 
questi è soggetto alle stesse malattie de- 
gli uccelli da cortile. Come per altre spe- 
cie (polli, tacchini e faraone) si consiglia 
di verificare l'eventuale presenza di ri- 
produttori portatori di Salmonella pullo- 
rum, batterio responsabile della «pullo- 
rosi», malattia che si manifesta in special 
modo nei primissimi giorni di vita con 
un'altissima percentuale di mortalità. 
Negli adulti la malattia diventa cronica. 

L'infezione può essere contratta, sia 
dai pulcini che dagli adulti, ingerendo ali- 
menti o acqua inquinati da feci di sogget- 
ti ammalati o tramite lesioni cutanee che 
vengono imbrattate da feci o da altro ma- 
teriale contaminato (lettiera). L'infezione 
può anche essere veicolata da mosche o 
da altri insetti che gli animali ingeriscono. 
I pulcini possono inoltre infettarsi attra- 
verso l'uovo o al momento delle schiusa. 

Prevenzione. Per prevenire la malattia 
è necessario eliminare dalla riproduzione 
tutti gli animali portatori. Ciò è possibile 
grazie ad una prova di «sieroagglutina- 
zione rapida» che deve essere fatta al- 
l'inizio dell'attività riproduttiva e comun- 
que prima di inserire i maschi nel gruppo 
di femmine poiché la pullorosi può esse- 
re trasmessa con l'accoppiamento. 

Per far eseguire la prova, che è di ve- 
loce esecuzione e si effettua su una goc- 
cia di sangue prelevata dalla vena del- 
l'ala del fagiano, il lettore deve rivolger- 
si ad un veterinario; gli animali portato- 
ri della malattia possono essere destina- 
ti alla mensa. (Maurizio Arduin) 



I pulcini 
di fagiano 
possono essere 
colpiti dalla 
pullorosi, 
grave malattia 
causata 
dal batterio 
Salmonella 
pullorum 




54 



PICCOLI ALLEVAMENTI 



VITA IN CAMPAGNA 10/2009 



! doaim - (^mkenié 




Le regole e i suggerimenti per lo stoccaggio 
e l'impiego della legna da ardere 

Il legname da ardere si conserva per molti anni se, dopo l'abbattimento, si procede ad una rapida 

sezionatura e depezzatura, per favorire la perdita di umidità. La legna può essere impiegata dopo una 

stagionatura all'aperto di 18-24 mesi, in cataste sollevate da terra e protette dalle intemperie. Seguendo 

alcune semplici regole si può ottenere una buona combustione senza dare origine a fumi inquinanti 



L'inverno ormai alle porte ci stimola 
ad affrontare il tema dell'utilizzo della le- 
gna da ardere come fonte di riscaldamen- 
to domestico, che molti di voi si procura- 
no nel bosco o nei filali arborei di proprie- 
tà o in affitto. Prima di mettere il tronchet- 
to spaccato nella stufa, nel camino o nella 
caldaia, dovete però mettere in atto alcuni 
necessari accorgimenti di carattere prati- 
co, se non volete ottenere scarso rendi- 
mento calorifico o immettere maggiori 
fumi inquinanti in atmosfera o diminuire 
la durata del legname nel tempo. 

In questo articolo parleremo espressa- 
mente delle operazioni di stoccaggio e dei 
fenomeni legati alla combustione della le- 
gna. Non bisogna però dimenticare che 
anche le fasi precedenti, in primo luogo 
l'epoca di abbattimento, possono influire 
significativamente sul risultato finale. 

©Il nostro consiglio, più volte riba- 
dito, è quello di tagliare il bosco da 
novembre-dicembre fino a marzo, e in 
luna calante. Questo è il momento mi- 
gliore dell'anno: la pianta è nella fase di 
massimo riposo vegetativo e vi è di con- 
seguenza la minima presenza di succhi 
cellulari nei tessuti del legno. 

LO STOCCAGGIO 

Dopo l' abbattimento il legname non 
va lasciato in bosco ma deve essere alle- 
stito, ovvero privato dei rami, sezionato 
(taglio del tronco in pezzi di lunghezza 



edell'um/c^ 



adeguata alle esigenze del commercio) e, 
in caso di conifere, eventualmente scor- 
tecciato, in quanto molti insetti - formi- 
che, «rodilegno», bostrico tipografo (ve- 
di n. 3/2008, a pag. 56) - possono trova- 




// legname da ardere deve essere subito 
depezzato, spaccato e accatastato per 
almeno due anni al sole ed ali 'aria in 
modo che asciughi bene 




Legname di faggio e di carpino nero la- 
sciato a terra, un anno dopo l'abbatti- 
mento: l'alternarsi di pioggia, sole e ne- 
ve ha causato lo scortecciamento, il mar- 
ciume e la carie intema dovuta all'azio- 
ne degli insetti che sì nutrono di legno e a 
quella degli organismi decompositori 



otì 




re le condizioni per svilupparsi e prolife- 
rare proprio al di sotto della corteccia. 

Se il legname venisse lasciato in bo- 
sco, anche nel corso di una sola stagione 
potrebbe subire un grave scadimento 
qualitativo, con innesco di marcescenza, 
deterioramento e decomposizione. 
/\ Non lasciate quindi la legna sul let- 
^ — ^ to di caduta all'interno del bosco. 

Altrettanto importante è la rapida se- 
zionatura e divisione in pezzi grossola- 
ni, per favorire la perdita di umidità in- 
terna del tronco. Questa operazione an- 
drebbe fatta subito dopo il trasporto a 
casa o in azienda dei tronchi abbattuti 
nel bosco, proprio per non incappare 
nelle problematiche evidenziate nel caso 
di legna abbandonata nel bosco. 

Adottando delle semplici regole il le- 
gno si conserva integro per diversi anni: 
solo con un corretto stoccaggio si avrà 
una combustione pulita. 

La legna da ardere in pezzi (tronchet- 
ti di 20-40 cm) appena tagliata contiene 
mediamente il 60% di umidità. Come 
già detto, dovete farla seccare fino a 
quando abbia raggiungto valori al di sot- 
to del 20-25%; ciò avviene generalmen- 
te in 18-24 mesi sistemando la legna in 
cataste all'aperto, sollevate da terra e co- 
perte da teli o lamiere. 

LE REGOLE PER UNA CORRETTA 
COMBUSTIONE DELLA LEGNA 

Passando a descrivere l'ultima fase di 
utilizzo del legno, ovvero la combustione, 



* 



t t 

Energia 
(calore) 



v,' 
A""] Ossigeno 



1.300 e 



Le tre fasi della combustione del legno. I-In un prima fase, nel legno che inizia a bruciare, con temperature che raggiun- 
gono al massimo i 150 °C evapora il contenuto di umidità ancora presente. 2-Successivamente si assiste alla cosiddetta pi- 
rolisi, durante la quale le alte temperature (tra i 150 e i 600 °C), determinano la formazione di una miscela di gas che funge 
essa stessa da combustibile, alimentando ulteriormente la fi anima. 3-1 gas e il carbone vengono infine «ossidati» nell'ultima 
fase, che avviene con temperature fino a 1.300 °C. E in questo momento che, soprattutto nelle caldaie e nei grossi impianti, 
con opportuni dosaggi ed aggiunte di ossìgeno sì libera la massima energia sotto forma dì calore 






VITA IN CAMPAGNA 10/::009 



AGRICOLTURA BIOLOGICA - AMBIENTE 



i 55 



Ecco come accendere il fuoco evitando la formazione di fumi 
densi e inquinanti. Per una buona combustione della legna accendete 
il fuoco usando legnetti piccoli e poca carta (1). 
Quando si sviluppa una bella fiamma, aggiungete altra legna fine.. 
/\ senza però soffocare la fiamma (2). Non interrompete 
*— ^ o limitate troppo l'afflusso d'aria con pezzi di legno 
troppo grossi, perché così facendo 
dareste origine a fumi inquinanti e densi (3). 
La regolazione dell'aria è fondamentale: troppa aria farà 
risucchiare cenere nella cappa, mentre poca aria farà 
ristagnare fumi inquinanti nella camera di combustione. 
Il residuo finale, ovvero la cenere, può essere 
usato tranquillamente nell'orto o nel giardino, 
a patto però che il legno bruciato sia solo 
di bosco o non trattato; in caso contrario 
la cenere va smaltita come un rifiuto \d) 




Aria 



è bene premettere che dovete usare mate- 
riale ben stagionato, preferibilmente di 
due anni o, al limite, dell'anno preceden- 
te, conservato secondo quanto descritto. 
Il legno, sia che si tratti di cippato, di 



pellet o di tronchetti da stufa, brucia tut- 
to allo stesso modo: la combustione av- 
viene in tre fasi ben distinte che sono il- 
lustrate nella figura a pag. 55. Per accen- 
dere il fuoco usate piccoli legnetti e po- 



Tipologia di impianto utilizzabile in base al legno disponibile 



Tipo di legno 



Legna naturale: prodotta dal taglio di 
boschi, di siepi campestri, arboreti 




Scarti di legno: residui di segheria, re- 
sidui industriali del legno, resti di can- 
tiere (assi da ponte, travi, ecc.) 




Legno usato: demolizione solai, tra- 
vi, infissi verniciati, mobili vecchi lac- 
cati, ecc. 



Tipo di impianto occorrente 



Camino aperto, 
stufa da camera, 
cucina economica, 
ecc. con potenza 
inferiore a 40 kW 




Caldaia con dispositivo di abbattimento 
dei fumi e potenza 
superiore a 40 kW 



A Non si 
può bruciare 
in camino aperto, 
stufa da camera, 
cucina economica, ecc. 




Impianto speciale, termovalorizzatore 
o cementificio, con impianto di purifi- 
cazione dei gas 




ca carta e seguite le indicazioni illustra- 
te nella figura qui sopra. 

©Il residuo finale, ovvero la cenere, 
può essere usato tranquillamente 
come concime nell'orto o nel giardino, a 
A. patto che il legno bruciato non sia 
^— ^ trattato. In caso contrario la cenere 
va smaltita come un rifiuto. 

FATE ATTENZIONE AL TIPO 
DI LEGNA CHE BRUCIATE 

Molto spesso non si fa distinzione tra 
i materiali che finiscono nel camino: si ri- 
tiene che tutto sia «legno» e quindi adat- 
to alla combustione. Le indicazioni forni- 
te nella tabella qui a fianco sono di fonda- 
mentale importanza, poiché ad ogni tipo 
di legno corrisponde una tipologia di im- 
pianto in cui è possibile bruciarlo. 

Alcune Regioni, tra cui la Lombardia, 
hanno emanato norme di prevenzione 
dell'inquinamento atmosferico, preclu- 
dendo l'uso dei camini a «focolare aper- 
to» (ovvero i tradizionali camini a mu- 
ro senza vetro protettivo) in determina- 
ti contesti geografici, a meno che non si 
tratti dell'unica fonte di riscaldamento. Il 
mancato rispetto di questi obblighi può 
comportare delle sanzioni pecuniarie di 
carattere amministrativo (multa) [1]. 

Niccolò Mapelli 

[1] Su questo argomento è stato pub- 
blicato un articolo su «Vivere la casa in 
campagna» - Inverno 2008, supplemen- 
to al n. 12/2008 di Vita in Campagna, a 
pag. 17, scaricabile anche dal nostro sito 
fjgL Internetall'indirizzo www.vitaincam 
^3 pagna.it/rdLaCasa/08040 17. asp 



La pubblicazione dell'articolo «Alcuni 
metodi per la difesa preventiva contro i 
danni dei cinghiali allecoltivazioni», pre- 
vista per questo numero, è stata riman- 
data al prossimo numero di novembre. 



56 



AGRICOLTURA BIOLOGICA -AMBIENTE 



VITA IN CAMPAGNA 10/2009 






salone nazionale dell'agriturismo 



8 a edizione 

13-15 Novembre 2009 
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Toscana - ARSIA - Unioncamere Toscana - BancaEtruria - Provincia di Arezzo - 
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Inverno 


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Le più note piante spontanee di stagione: 
il tenero e croccante caccialepre 

Il caccialepre è una pianta erbacea spontanea diffusa in quasi tutta Italia sino ad oltre i 1 .000 metri di quota, 

ricercata ed apprezzata dagli intenditori di erbe selvatiche. Della pianta, costituita da una rosetta 

di foglie che scompare nei periodi più freddi o di forte siccità, si utilizzano principalmente le foglie, ma 

anche le tenere radici, sia crude che cotte. Ecco quando e come raccoglierla ed utilizzarla in cucina 

Il caccialepre [1] (Reichardia picroi- 
des, della famiglia delle Composite) - 
detto anche terracrepolo, grattalingua, 
latticello, ecc. - è una pianta erbacea 
spontanea perente che cresce in quasi 
tutta Italia, dal mare sino ad oltre i 1 .000 
metri di quota. 

Cresce preferibilmente su terreni cal- 
carei ed aridi, spesso sassosi, lungo i 
sentieri, nei campi, nei pascoli e sulle ri- 
pe, addirittura su pareti rocciose, in po- 
sizioni assolate, all'ombra nel periodo 
estivo. Si trova quasi tutto l'anno, salvo 
durante i periodi più freddi o di forte sic- 
cità, dopo i quali ricaccia formando nuo- 
va vegetazione. 

LE PARTI CHE SI RACCOLGONO 

La rosetta di foglie della pianta rappre- 
senta la parte commestibile di maggiore 
interesse, prima che emetta lo stelo fiora- 
le. Si raccoglie tagliandola poco sotto il li- 
vello del terreno, lasciando così le foglie 
attaccate ad un pezzo di radice (altrimen- 
ti si separano le une dalle altre). Dopo il 
taglio, si eliminano terra e foglie ingialli- 
te o vecchie, per non sporcare la verdura 
già raccolta e non portare a casa materia- 
le organico che finirebbe nella spazzatura, 
invece di tornare al terreno. 

Si possono comunque consumare an- 
che le foglie vecchie e quelle cresciute su- 
gli steli fiorali, come pure la radice, che si 
raccoglie aiutandosi con un lungo coltello 
o con una zappa. La radice va raccolta 
quando è ancora tenera, nel primo anno di 
vita della pianta (quando presenta una sola 
rosetta di foglie), dall'autunno alla prima- 
vera, prima che vengano emessi gli steli 



Alcune curiosità 
sul caccialepre 

// latice contenuto nella pianta a 
contatto della pelle si rapprende for- 
mando macchie nerastre, senza però 
creare problemi. 

In alcune zone il nome caccialepre 
viene dato ai mostrici (vedi n. 
6/2009), specie spontanea simile ap- 
partenente alla medesima famiglia 
botanica, le Composite. 




// caccialepre è riconoscibile per il colore verde grigio delle sue foglie carnosette 
e dall 'aspetto ceroso riunite a rosetta (A). Queste presentano una lunghezza varia- 
bile dai 5 ai 15 centimetri e oltre e, se spezzate (vedi freccia), secernono un latice 
bianco (B), al pari della radice e del resto della pianta. Il colore delle foglie cam- 
bia con la stagione e la temperatura: diviene più chiaro nei periodi freschi, grigio 
scuro nei mesi siccitosi o freddi ed assume toni rossastri o nerastri dopo il gelo. In 
primavera e in estate dalla rosetta di foglie emergono steli fiorali poco ramificati, 
alti 20-40 cm (C), che portano foglie simili a quelle della rosetta stessa. Il boccio- 
lo fiorale, dapprima di forma cilindrica (D), assume poi un aspetto a trottola (E), 
con brattee (foglie modificate) verdi bordate di bianco. Ai fiori (F), di colore gial- 
lo, seguono ì tìpici soffioni (G), di colore bianco 



VITA IN CAMPAGNA 10/2009 



AGRICOLTURA BIOLOGICA - AMH1KNTE 



59 



MM 




Il caccialepre si presta a numerosi utilizzi in cucina. I-Insalata dì caccialepre e mele. 2-In- 
salata di caccialepre, pomodorini efeta (un formaggio greco), decorata con olive nere 



fiorali. Con la raccolta delle radici, però, si 
perde l'opportunità di avere a disposizione 
nuova verdura. Le radici vanno quindi rac- 
colte, di preferenza, in presenza di numero- 
se piante, oppure nel caso in cui il campo 
nel quale si effettua la raccolta debba esse- 
re lavorato per ospitare delle colture. 

L'IMPIEGO IN CUCINA 

Le foglie di caccialepre tenere e croc- 
canti si mangiano crude, da sole oppure 
in insalate miste (misticanze), condite 
con olio extravergine d'oliva, sale e limo- 
ne (o aceto), o con condimenti più esoti- 
ci, quali yogurt o salse di vario genere. 

Una misticanza con caccialepre si può 
preparare con altre erbe spontanee: stella- 
ria (vedi n. 1/2005, pag. 56) o favagello 
(vedi n. 2/2005, pag. 60), in inverno; mal- 
va (vedi n. 5/2006, pag. 59) e rucola sel- 
vatica (vedi n. 9/2006, pag. 56), in estate 
o autunno. Una misticanza con cacciale- 
pre si può preparare però anche con frut- 
ta, olive e pure qualche sua tenera radice, 
dopo averla ben lavata e tagliata a sottili 
rondelle. Se le radici dovessero presen- 
tarsi un po' dure o amare lessatele per 
qualche minuto (fino a che diventano te- 
nere) prima di aggiungerle all'insalata. 

Se avete a disposizione solo poche 
foglie aggiungetele, sempre crude e do- 
po averle spezzettate, a minestre e mine- 
stroni già pronti. 

Le radici, oltre che crude o cotte, si 
possono usare, insieme a quelle di cico- 
ria e tarassaco, quali surrogato del caffè 



(vedi articolo sul tarassaco pubblicato 
suln. 12/2006 a pag. 65). 

Le rosette di foglie, una volta lessate 
al dente da sole o con altre erbe sponta- 
nee, forniscono un'eccellente verdura, 
da condire con olio extravergine d'oliva, 
sale e limone (o aceto). 

LA CONSERVAZIONE 

La verdura fresca di caccialepre si 
conserva in frigorifero per diversi giorni 
(anche una settimana), avvolta in un ca- 



Alcuni cenni 
di storia e folklore 

Non ci sono molte informazioni sul- 
l'uso fatto in passato di questa pian- 
ta spontanea, ma il suo diffuso impie- 
go in cucina e l 'esistenza di molti no- 
mi dialettali lasciano intuire che il 
caccialepre venga raccolto e consu- 
mato da molto tempo. 
Nei secoli scorsi era coltivato sia in 
Italia che in Francia, tanto che la 
pianta è conosciuta, a livello inter- 
nazionale, con il nome di «french 
scorzonera» (scorzonera francese). 
In passato si credeva che consumare 
questa erba spontanea cruda stimo- 
lasse la produzione del latte nelle 
donne che avevano appena partorito, 
per via della presenza del latice al 
suo interno. 



Si può confondere con altre specie simili, 
tutte però commestibili 

// caccialepre è una specie spontanea simile a specie appartenenti cdla sua stessa 
famiglia botanica, le Composite; si può facilmente confondere con crispigni (ve- 
di n. 11/2005), cicoria (vedi n. 11/2007), tarassaco (vedi n. 12/2006) e crepis o ra- 
dicchielle (vedi n. 4/2007). Anche se raccomandiamo sempre di accertarsi che la 
specie raccolta sia quella ricercata, un 'eventuale confusione con le piante sopra 
citate non deve destare preoccupazione, poiché sono tutte specie commestibili. 



novaccio appena umido riposto in una 
busta di plastica. 

La verdura cotta si conserva, sempre 
in frigorifero, per 4-5 giorni, oppure più 
a lungo in congelatore. 

LE SUE PROPRIETÀ MEDICINALI 

Il caccialepre è rinfrescante, depura- 
tivo, allevia il dolore e combatte lo scor- 
buto (contiene discrete quantità di vita- 
mina C). 

In passato le foglie spezzettate veni- 
vano poste sulle parti doloranti in caso 
di mal di denti, mal di testa o dolori mu- 
scolari. 

LE RICETTE 

Insalata di caccialepre e mele. In- 
gredienti per due persone: due mazzetti 
di foglie di caccialepre, una mela, sale 
fino, olio, succo di limone. 

Lavate ed asciugate le foglie di cac- 
cialepre e disponetele come riportato nel- 
la foto (1). Sbucciate la mela e tagliatela 
a tocchetti che porrete subito in una baci- 
nella d'acqua nella quale avrete aggiunto 
il succo di un quarto di limone, per evita- 
re che diventino scuri. Lasciate i tocchet- 
ti di mela a bagno per uno-due minuti, 
poi toglieteli dall'acqua e sistemateli sul- 
le foglie. Condite con olio, sale ed even- 
tualmente con succo di limone. 

Insalata di caccialepre, pomodorini 
efeta. Ingredienti per due persone: due 
mazzetti di foglie di caccialepre, una 
piccola cipolla, 5-6 pomodorini, 100 
grammi di feta (un formaggio greco), 
sale fino. 

Lavate, asciugate e spezzettate le fo- 
glie di caccialepre, fate a tocchetti i po- 
modorini e la feta, tagliate finemente la 
cipolla, mescolate e ponete il tutto su un 
piatto. Condite con olio e sale. Volendo 
potete decorare il piatto con olive da ta- 
vola nere, come riportato nella foto (2). 

Adolfo Rosati 

[1] Il nome caccialepre pare derivi dal 
fatto che le lepri sono ghiotte di questa 
erba spontanea. Ne è una prova il fatto 
che, in passato, i cacciatori erano soliti 
appostarsi in prossimità di zone nelle 
quali crescevano molte di queste piante. 

Articoli pubblicati. 

• Luppolo (4/2009). Pungitopo (5/2009). 
Mastrici o lattugaccio (6/2009). Lampa- 
scioni (7-8/2009). Parietaria (9/2009). 

Si declina ogni responsabilità per gli eventuali dan- 
ni derivanti dal consumo di prodotti alimentari pre- 
parati, trasformati e/o conservati con metodi casalin- 
ghi. Si fa presente che le ricette illustrate sono valide, 
ma che occorre fare molta attenzione nella raccolta e 
nell'utilizzazione delle piante spontanee. 



60 



AGRICOLTURA BIOLOGICA -AMBIENTE 



VITA IN CAMPAGNA 10/2009 



Piccolo corso di fotografia naturalistica: 
la scelta dell'attrezzatura 

Quante volte durante una passeggiata nei campi, nei boschi o in montagna abbiamo avuto il desiderio 

di «catturare» l'immagine di una pianta dalla forma strana e dai colori sgargianti, o di un timido e raro 

animale, o di un panorama mozzafiato? Con questa serie di articoli vi insegnamo a fotografare la Natura 

e a farlo nel migliore dei modi: è anche questo un modo per ammirarla e farla ammirare, rispettandola 



Maurizio Bonora, autore di questo arti- 
colo, è campione del mondo di fotogra- 
fia naturalìstica con la selezione italia- 
na della Fiaf (Federazione italiana as- 
sociazioni fotografiche), risultato otte- 
nuto per la terza volta consecutiva nel- 
la 14 a Biennale Natura Flap svoltasi a 
fine settembre 2008 a Palma di Maiorca 
(Spagna). (Redazione) 

Iniziamo una serie di articoli per con- 
sigliare nel modo migliore chi intende 
addentrarsi in questa affascinante bran- 
ca della fotografia. 

Sono convinta che non si insegna a 
diventare fotografi naturalisti, perché in 
questo campo entrano in gioco le doti e 
la sensibilità di ognuno di noi. E possi- 
bile, però, aiutare l'aspirante fotografo 
della Natura indirizzandolo all'acquisto 
del materiale più utile, ma soprattutto 
evitandogli di commettere errori che ar- 
recherebbero danni agli animali nel ten- 
tativo di fotografarli. Non dimenticate, 
infatti, che la regola principale per chi si 
accinge a riprendere gli animali selvati- 
ci è quella di rispettarli: prima dovete 
essere naturalisti e poi fotografi. 

Parto dal presupposto che gli interes- 
sati a questa serie di articoli abbiano già 
una buona conoscenza della fotografia per 
capire i termini di volta in volta usati e 
quindi non mi soffermo sulla parte stretta- 
mente tecnica. Tuttavia, il piccolo glossa- 
rio di pag può essere utile ai profani. 

Prima di andare a vedere cosa mettere 
nello zaino per iniziare a fotografare la 
Natura, vorrei toccare un argomento che 
sta facendo meditare molti fotografi. 

PELLICOLA O «DIGITALE»? 

Personalmente preferisco il «digitale», 
perché è un sistema più versatile rispetto 
a quello offerto dalla vecchia pellicola: 
permette di variare a piacere la sensibilità 
degli ISO tra un fotogramma e l'altro, 
consente (entro certi limiti) di recuperare 
immagini non esposte correttamente e dà 
la possibilità di vedere immediatamente 
sul display (schermo di piccole dimensio- 
ni) della fotocamera ciò che abbiamo ri- 
preso, consentendo di apportare variazio- 
ni se non si è soddisfatti del risultato. 

Il sistema a pellicola, chiamato «ana- 




La fotografia naturalìstica appassiona un numero sempre crescente di persone e ri- 
chiede un minimo di attrezzatura: fotocamera, flash, cavalletto e obiettivi adatti 



logico», è ancora preferito da molti ama- 
tori e professionisti che lo ritengono in- 
superabile come qualità. Bisogna dire 
però che con le tecnologie attuali il digi- 
tale ha raggiunto livelli qualitativi tali da 
convincere oramai anche i più reticenti. 
Indubbiamente a favore del digitale 




// corredo-tipo per la fotografia natura- 
listica: una fotocamera reflex digitale 
(1), un obiettivo zoom da 18-70 min (2), 
uno da 70-200 min (3), un teleobiettivo 
da 300 min (4), un obiettivo macro (5) e 
un flash (6) 



gioca anche l'enorme vantaggio della ve- 
locità di acquisizione delle immagini; ba- 
sta un computer e una stampante ed ecco 
che dopo pochi minuti dallo scatto si può 
avere una fotografia da mostrare agli ami- 
ci o da vendere ad un cliente se si è pro- 
fessionisti. Se invece non si ha l'esigenza 
della stampa, si può agevolmente archi- 
viare i file sul disco fisso del computer, su 
periferiche esteme (ad esempio hard disk 
portatili), su CD o DVD. 

Ad ogni modo qualunque sia il siste- 
ma da voi usato, il fine è sempre lo stes- 
so ed è quello di regalare e di regalarci 
emozioni cogliendo i molteplici aspetti 
della Natura: paesaggi, animali, fiori e 
attimi fuggenti. 

LA SCELTA DELLA FOTOCAMERA 

Vi ho confessato la mia preferenza 
per il digitale e quindi, per la scelta del- 
la fotocamera, vi indirizzo verso questa 
strada, ma comunque nulla vi vieta di 
acquistare un apparecchio a pellicola. 

La scelta. migliore cade sulle macchi- 
ne «reflex», perché consentono di tra- 
guardare direttamente attraverso gli obiet- 
tivi che di volta in volta si montano. Per 
certe riprese (animali che si lasciano av- 
vicinare con facilità, fiori, alberi) può an- 
dare bene anche una «compatta» (mac- 
china fotografica con ottica non inter- 
cambiabile), ma è una scelta troppo limi- 



V1TA IN CAMPAGNA ! 0/201 B 



AGRICOLTURA BIOLOGICA - AMBIENTI-: 



61 




La fotocamera 
digitale consente 
di osseivare 
immediatamente 
sul display (uno 
schermo di piccole 
dimensioni) la foto 
scattata. Questo 
è un vantaggio, 
perché permette 
di intervenire 
prontamente 
sulle impostazioni 
della fotocamera 
per migliorare 
l'immagine stessa 



Glossario dei termini diffìcili 

Angolo dì ripresa o di campo: è lo spazio, di solito misurato in gradi, inquadrato nel 
mirino della fotocamera. L'angolo dì ripresa dipende dalla lunghezza di focale (vedi 
più avanti e vedi anche le voci «grandangolo» e «teleobiettivo»). 
Diaframma: è un foro a diametro variabile posto all'interno degli obiettivi e le sue fun- 
zioni sono quelle dì regolare la quantità dì luce che raggiunge la pellicola (nelle foto- 
camere analogiche) o il sensore (nelle fotocamere digitali) e di determinare la profon- 
dità di campo (vedi più avanti). 

Gigabyte: è un multiplo del byte, unità di misura per le memorie dei computer e per altre 
misurazioni relative all'informatica. Un gigabyte corrisponde ad un miliardo di byte. 
Grandangolo: si chiamano grandangolari gli obiettivi con angolo di campo superiore a 
60°, adatti per fotografare paesaggi perché inquadrano ima porzione vasta di ambiente. 
ISO: un tempo chiamata ASA, è la sigla internazionale per quantificare la sensibilità 
alla luce della pellicola o del sensore. A parità di diaframma una pellicola o un senso- 
re tarato a 200 ISO richiede metà tempo di esposizione rispetto a 100 ISO. 
JPG: formato di compressione delle immagini digitali. Attualmente è lo standard di 
compressione delle immagini fotografiche più usato. 

Luminosità dell'obiettivo: è espressa dal rapporto tra la lunghezza di focale e il dia- 
metro della lente frontale dell'obiettivo. Un obiettivo è tanto più luminoso quanta più 
luce fa arrivare alla pellicola o al sensore. 

Lunghezza di focale (o focale): è la distanza tra il centro della lente e il piano focale 
(piano su cui si forma l'immagine nitida del soggetto fotografato). 
Macrofotografia: indica un tipo di fotografia molto ravvicinata, ottenuta riprendendo 
un soggetto da distanze ridottissime. 

Megapixel: unità di misura della risoluzione nelle immagini digitali, che corrisponde 
ad un milione di pixel. Per pixel si indica ciascuno degli elementi puntiformi che com- 
pongono un 'immagine digitale. 

Numero guida: è il valore che ìndica il rapporto tra la distanza che intercorre tra il 
flash e il soggetto ed il diaframma che si sta utilizzando: viene calcolato supponendo di 
scattare ad una sensibilità di 100 ISO con un obiettivo da 50 min. Più è alto il numero 
guida più il flash è potente. 

Obiettivo macro: obiettivo in grado di mettere a fuoco il soggetto da una distanza bre- 
vissima. 

Ottica fissa: obiettivo con uno schema ottico che non consente di variare la lunghezza 
di focale. 

Ottica zoom: obiettivo con uno schema ottico in grado di variare la lunghezza di focale. 
Profondità di campo: la distanza fra il punto a fuoco più vicino alla fotocamera e quel- 
lo più lontano. 

Reflex: fotocamera dotata di 'un meccanismo che consente di osservare nel mirino la 
stessa immagine catturata dall'obiettivo. In pratica la luce passa attraverso l'obiettivo 
e viene «riflessa» con una serie di specchi all'interno del mirino. 
Risoluzione: indica la qualità delle immagini digitali. La risoluzione è relativa alle di- 
mensioni dell'immagine prodotta e si misura in megapixel. Più alta è la risoluzione, più 
nitida e ricca di dettagli sarà la foto. 

Teleobiettivo: ottica con angolo dì campo inferiore ai 45°. Consente dì fotografare con 
un buon ingrandimento soggetti posti a notevole distanza. 

Tempo di scatto/otturazione/posa: il tempo durame il quale l'otturatore della macchina 
fotografica rimane aperto per permettere alla luce dì raggiungere la pellicola o il senso- 
re (nel caso della macchina digitale). 

TTL (flash): automatismo che opera interrompendo l'emissione del lampo quando un ap- 
posito sensore giudica sufficiente, attraverso la misurazione della luce riflessa dal sogget- 
to, la quantità di luce che ha colpito il soggetto stesso. 



tante per chi ha intenzione di dedicarsi al- 
la fotografìa naturalistica, dove si ha l'esi- 
genza di usare ottiche diverse a seconda 
del soggetto che si intende riprendere. 

Sul mercato vi sono diverse marche e 
diversi modelli di reflex, ovviamente 
con prezzi molto variabili che partono 
dai 400-500 euro fino ad arrivare ad ol- 
tre 5.000 euro. 

Attualmente tutte le reflex digitali 
hanno un numero di pixel (da 6 mega- 
pixel a oltre 12 megapixel) sufficiente 
per ottenere immagini di assoluta quali- 
tà. Ovviamente più è alto il numero di 
pixel, maggiore risoluzione avrà l'im- 
magine acquisita. 

Il numero di pixel determina anche il 
«peso» dell'immagine digitale. Per esem- 
pio, con una fotocamera da 12 megapixel 
e scattando in formato JPG a risoluzione 
massima, si otterrà un file di circa 5 me- 
gabyte. Utilizzate quindi schede di me- 
moria adeguate considerando che in una 
scheda da 1 gigabyte si può memorizza- 
re circa 200 foto da 5 megabyte. 

Attualmente in commercio vi sono 
schede che arrivano a 16 gigabyte, ma 
il mio consiglio è di «accontentarsi» di 
memorie da 4 gigabyte in modo di non 
spendere più di 50-60 euro. 

Si è portati a credere che i migliori ri- 
sultati fotografici dipendano dal costo 
dell'attrezzatura, ma non sempre è ve- 
ro. Naturalmente una fotocamera profes- 
sionale, e quindi costosa, offre prestazio- 
ni che aiutano tantissimo il fotografo ad 
ottenere fotografie di qualità, ma anche il 
modello più economico permette di ac- 
quisire immagini soddisfacenti, soprat- 
tutto se chi riprende ha una buona dose 
di sensibilità, indispensabile per cogliere 
nel modo giusto le armonie della Natura. 

Non ponetevi troppi problemi dun- 
que e fate l'acquisto in base alle vostre 
possibilità economiche, senza farvi trop- 
po influenzare dalle molteplici funzioni 
dell'ultimo modello. 

GLI OBIETTIVI 

Il corredo ideale per un fotografo na- 
turalista va dal «grandangolo» al «teleo- 
biettivo» spinto. Per limitare il peso e il 
numero di obiettivi si può optare per una 
serie di «zoom» (obiettivi in grado di va- 
riare la lunghezza di focale) per coprire 
diversi angoli di ripresa. 

Un tempo vi avrei suggerito sicura- 
mente di tenere in considerazione solo 
ottiche fisse, ma la tecnologia attuale ha 
messo a disposizione ottiche zoom dav- 
vero eccellenti. E difficile consigliare tra 
le molte proposte dei costruttori, che of- 
frono svariati modelli a vari prezzi, ma 
per aiutarvi nella scelta posso dirvi di te- 
nere in considerazione: 
- uno zoom 1 8-70 mm, adatto al paesag- 



62 



AGRICOLTURA BIOLOGICA -AMBIENTE 



V I FA IN CAMPAGNA 10/2009 





Il flash può essere impiegato con succes- 
so anche in pieno giorno per schiarire le 
ombre. È importante, in ogni modo, do- 
sare bene il lampo per bilanciare la lu- 
ce artificiale con quella naturale 

gio e agli animali ambientati (prezzo da 
200 a 500 euro); 

- uno zoom 70-200 o 70-300, o simili 
(esistono anche 55-250, 75-300, 80- 
200), per mammiferi, rettili e uccelli 
(prezzo da 150 a 3.000 euro); 

- un teleobiettivo da 300, 400 o 500 mm 
per riprese ai selvatici da buona distan- 
za (prezzo da 1.200 a 9.000 euro); per i 
piccoli soggetti delle dimensioni di un 
merlo è preferibile il 500 mm, che però 
è un'ottica tra le più costose; 

- un obiettivo macro (60, 90 o 105 mm) 
per insetti e macrofotografia in genere 
(prezzo da 250 a 1 .200 euro). 

I prezzi di que >ti obiettivi sono diver- 
si in base alla loro luminosità e alla qua- 
lità dei vetri ottici e quindi la scelta sarà 
dettata dalle vostre tasche. Il mercato 
comunque offre buone soluzioni anche a 
prezzi contenuti a il principiante ha mo- 
do di avvicinarsi dia fotografia naturali- 
stica senza dover investire un capitale. 

I MOLTIPLICATORI DI FOCALE 

Si tratta di aggiuntivi ottici che monta- 
ti tra la fotocamera e l'obiettivo aumenta- 
no la lunghezza di focale di quest'ultimo. 
I moltiplicatori contrassegnati dalla sigla 
«2x» raddoppiano la focale, ma fanno per- 
dere due diaframmi di luminosità, mentre 
quelli contrassegnati dalla sigla «l,4x» 
l'allungano del 50% circa e fanno perde- 
re un solo diaframma. Per esempio, se ad 
un 300 mm f/4 viene applicato un «2x», 
diventerà un 600 mm f/8, mentre con un 
« 1 ,4x» diventerà un 420 mm f/5,6. 

Solitamente i moltiplicatori fanno sca- 
dere la qualità dell'immagine, ma esisto- 
no modelli dedicati agli schemi ottici de- 
gli obiettivi a cui sono destinati, che la 
mantengono quasi inalterata. Il loro co- 
sto di solito è elevato (circa 500 euro), 



I-Questo martìri pescatore è stato foto- 
grafato in posizione di controluce e 
quindi l 'immagine è risultata scura nel- 
le parti in ombra. 2-Lo stesso martìri pe- 
scatore fotografato con l'aiuto del lam- 
peggiatore. Come vedete sono emersi i 
particolari del piumaggio e l'immagine 
ha acquistato più brillantezza 

ma d'altra parte sconsiglio di acquistare 
moltiplicatori a basso prezzo che potreb- 
bero togliervi la soddisfazione di un'im- 
magine altamente definita. 

©Ad ogni modo l'acquisto del molti- 
plicatore non è fondamentale e, 
con particolari accorgimenti che andre- 
mo a trattare nei prossimi numeri, potre- 
te eluderne l'impiego avvicinandovi 
maggiormente agli animali. 

IL FLASH 

Il flash è un accessorio utile e, spesso, 
essenziale per l'acquisizione di una buo- 
na immagine. Non crediate che il suo im- 
piego sia limitato a quando scarseggia la 
luce o si fotografa di sera, perché è di vali- 
do aiuto anche in pieno giorno, per schia- 
rire le ombre in soggetti in posizione di 
controluce o per ottenere immagini più 
definite in macrofotografia. Con il flash, 
infatti, si può chiudere maggiormente il 
diaframma, aumentando di conseguen- 
za la profondità di campo, sempre esigua 
quando si fotografa con obiettivi macro. 

I lampeggiatori più adatti al vostro 



l&Qflfé "!■'■". 



bissasi 




Il cavalletto è indispensabile quando 
si adoperano obiettivi pesanti, ma aiu- 
ta tantissimo anche se si impiegano otti- 
che più leggere, per eliminare il rischio 
del «mosso» in caso di tempi di ottura- 
zione lunghi 



caso sono quelli TTL, ovvero quelli de- 
dicati alla fotocamera sulla quale vanno 
montati; in questo caso è la fotocamera 
stessa a regolare la durata del lampo in 
base alla luce misurata direttamente sul 
piano focale. La potenza di un lampeg- 
giatore è indicata dal suo numero guida 
(NG 28, NG 36, NG 40, ecc.): più que- 
sto è alto più il flash è potente. 

Per la macrofotografia è sufficiente un 
lampeggiatore con un numero guida bas- 
so, poiché il soggetto che fotografate si 
trova molto vicino all'obiettivo, mentre 
nella ripresa di uccelli o altri selvatici è 
conveniente un lampeggiatore potente in 
grado almeno di arrivare a schiarire un 
soggetto posto a 8-9 metri di distanza 
(quindi con almeno 45 di numero guida). 

IL CAVALLETTO 

Questo accessorio è spesso poco con- 
siderato se non durante l'impiego di 
obiettivi pesanti, come ad esempio i 400 
o 500 mm, o nelle foto notturne. Il ca- 
valletto, invece, è utile anche con le ot- 
tiche «corte» (50-100 mm), soprattutto 
nelle giornate non proprio luminose, in 
cui i tempi di scatto si allungano e cau- 
sano il fastidioso «mosso». 

La scelta del cavalletto, o treppiede, 
non è facile come sembra e si corre il ri- 
schio di spendere soldi inutilmente con 
l'acquisto di un accessorio che poi non 
si rivela adatto alle vostre esigenze, con 
conseguente nuova spesa per rimediare 
alla scelta sbagliata. 

Evitate di comprare cavalietti troppo 
leggeri, per esempio inferiori al chilo- 
grammo di peso, che si rivelano poco ri- 
gidi e trasmettono leggere vibrazioni 
che fanno scadere la qualità dell'imma- 
gine. Il peso è naturalmente indicativo, 
soprattutto se si pensa che esistono ca- 
valietti robustissimi in fibra di carbonio 
molto leggera, ma nella maggior parte 
dei casi resta sinonimo di stabilità. 

Quando vi recate dal negoziante por- 
tatevi appresso fotocamera e obiettivi e 
provateli sul cavalletto che intendete ac- 
quistare: il tutto deve risultare stabile e 
senza vibrazioni quando spingete il dito 
sul pulsante di scatto. Un treppiede pe- 
sante è sicuramente scomodo da portare 
in giro, soprattutto in montagna o in ter- 
reni scoscesi, ma un piccolo sacrificio 
vai bene una foto di qualità. 



Foto dell'Autore 



Maurizio Bonora 



Puntate pubblicate. 

• Piccolo corso di fotografia naturalistica: 
la scelta dell'attrezzatura (n. 10/2009). 
Prossimamente. 

• Le tecniche per fotografare i selvatici. 

• La macrofotografia. 

• Il paesaggio. 



VITA IN CAMPAGNA 10/2 )()') 



AGRICOLTURA BIOLOGICA - AMBIENTE 



: 63 



Risposte ai lettori 

LA SANITÀ NATURALE 
DEL LETAME MATURO 



Come posso fare perché il letame sia 
sano, cioè libero da semi di erbe infe- 
stanti, funghi, uova e larve di insetti? 

Renzo Valsecchi 
Calolziocorte (Lecco) 

Il letame disposto in cumuli nella con- 
cimaia subisce un aumento della tempera- 
tura dovuto all'attività di miliardi di batte- 
ri che attaccano le parti meno resistenti 
della massa interrata (zuccheri, proteine, 
grassi). Questa fase ha la durata di una o 
due settimane e porta la massa a raggiun- 
gere temperature di 60-70 °C, sufficienti a 
devitalizzare sia i semi di erbe infestanti 
che eventuali microrganismi parassiti (Sai- 
monella. Escherìchìa coli, ecc.). 

Quando la temperatura si abbassa, al- 
to gruppi di organismi, soprattutto fun- 
ghi e lieviti, cominciano a «lavorare» il 
letame, agendo su composti più resi- 
stenti alla degradazione (cellulosa, ami- 
do e lignina), fino al risultato finale di un 
prodotto profumato, che sa di bosco, ric- 
co di humus, dalla consistenza di terric- 
cio (questo risultato generalmente si ot- 
tiene dopo almeno 12 mesi). 

Quando la temperatura si abbassa, 
nel cumulo iniziano a svilupparsi anche 
popolazioni di animaletti come lombri- 




Lafennentazione del letame in concimaia 
causa un forte aumento della temperatu- 
ra, sufficiente a devitalizzare i semi di er- 
be infestanti e i microrganismi parassiti 

chi, millepiedi, acari, insetti vari che tri- 
turano e mescolano il materiale più gros- 
solano e fibroso (paglia), rendendolo 
meglio attaccabile dai microrganismi. 
A. E assolutamente da escludere quin- 
^— ^ di l'aggiunta al letame di sostanze 
chimiche ad azione insetticida, fungici- 
da, erbicida. (Luca Conte) 

UN PRODOTTO BIOLOGICO 

EFFICACE CONTRO 

LE INFEZIONI DI OIDIO IN ATTO 

// mio mestiere di giardiniere mi por- 
ta spesso ad usare in città, mio malgra- 
do, prodotti fitosanitari per combattere 
parassiti delle più svariate specie. Ho 
cercato di usare prodotti biologici, ma 
purtroppo non è facile portare sul ter- 
razzo di un cliente composti a base di 
ortica da preparare a casa e i cui effetti 



80 



non sono immediati come quelli di un 
antiparassitario di sintesi. 

Contro l'oidio uso lo zolfo come pre- 
ventivo, ma avrei bisogno di sapere se esi- 
ste un prodotto biologico per combattere 
tede malattia una volta che questa abbia 
attaccato le piante, in particolare le rose. 

Roberta Fadini 
Napoli 

Nei confronti delle infezioni di oidio, 
o mal bianco, lo zolfo è ancora il prodot- 
to preventivo più comunemente usato e a 
buon prezzo. Essendo di origine minera- 
le è considerato un preparato biologico. 

Come antioidico ammesso in agricol- 
tura biologica è pure disponibile il prepa- 





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■ 



Sintomi dell'oidio, o mal bianco, della 
rosa (Sphaerotlieca pannosa, vedi frec- 
ce). Per la lotta biologica alla malattia è 
disponibile sul mercato un prodotto con- 
tenente il fungo microscopico antagoni- 
sta Ampelomyces quìsqualis (nel partico- 
lare, una spora fortemente ingrandita) 

Zenit 




Le osservazioni del cielo in ottobre 

(il 1° ottobre alle ore 22, il 15 ottobre alle ore 21 
e il 31 ottobre alle ore 19) 

Guardando la volta celeste in direzione est, parten 
do dall'orizzonte vediamo la costellazione del- 
l' ARIETE e, sopra, quella del TRIANGOLO. 
Verso nord, sempre all'orizzonte, troviamo la 
costellazione di AURIGA con la brillante Ca- 
pella e, appena sopra, quella di PERSEO 
con la sua stella principale Algol . Guar- 
dando più verso l'alto vediamo la costellazio- 
ne di CASSIOPEA e, verso lo Zenit (la som- 
mità del cielo sopra il capo di chi guarda), 
quella della LUCERTOLA. Subito sotto ap- 
pare, come ammasso di innumerevoli stelle, 
la Galassia di Andromeda, una galassia a 
spirale formata da circa mille miliardi di stel- 
le, la più vicina alla nostra Galassia, la Via 
Lattea; nonostante sia prossima a noi la sua lu- 
ce impiega circa due milioni e mezzo di anni per 
raggiungerci. Appena più bassa la costellazione 
di ANDROMEDA affiancata dal grande quadra- 
to di PEGASO, il cavallo alato della mitologia greca. Colpisce il fatto che all'interno della vasta area racchiusa da questo 
quadrato non vi sia traccia di stelle luminose, ma solo un debole sfondo di astri minuti visibili solo in nottate molto limpide. 
Abbassandosi di nuovo verso l'orizzonte troviamo la costellazione dei PESCI. Tra queste due costellazioni il 31 ottobre sarà 
presente la Luna , che sarà quasi piena. Infine, in direzione sud si può scorgere /ACQUARIO. (Simone Bartolini) 



64 



AGRICOLTURA ÌSIOI.CXilt'A - AMBIENTE 



VITA IN CAMPAGNA 10/2009 



rato commerciale AQ 10 WG (bio, non 
classificato) della Intrachem Bio Italia. 
Trattasi di un formulato contenente il 
58% del fungo antagonista Ampelomyces 
quisqualis, impiegabile alla dose di gram- 
mi 0,5-0,7 per 10 litri d'acqua e con at- 
tacchi di oidio già in corso. Alla suddetta 
sospensione va aggiunto un bagnante si- 
liconico, ad esempio Trend AS (irritante) 
della Du Pont o Bagnante antischiuma S 
(irritante) di Sipcam e Ital-Agro, alla do- 
se di grammi 5 per 10 litri d'acqua. E op- 
portuno eseguire almeno due interventi, 
distanziati fra loro di 5-7 giorni. 

AH preparato non è miscelabile con 
zolfo: qualora quest'ultimo sia sta- 
to applicato in precedenti trattamenti è 
necessario aspettare almeno 5-6 giorni. 
(Aldo Pollini) 

È LA NIGELLA: PIANTA 

SPONTANEA, MA ANCHE 

COLTIVATA NEI GIARDINI 

Vicino al mio pozzo è nato in modo 
spontaneo questo fiore dallo splendido 
colore blu. Vorrei saper che cos'è. 

Francesco Lami 
Pavullo nel Frignano (Modena) 

La pianta fotografata dal lettore è 
probabilmente una forma coltivata di ni- 
gella (Nigella damascena), una pianta 
spontanea dei nostri campi, compresi 
quelli sassosi e scoscesi, ma anche colti- 
vata come ornamentale. Le varietà orna- 
mentali hanno molti petali dai vistosi 
colori, mentre la pianta selvatica ha solo 
5 petali bianco-azzurrognoli. 

La nigella ha foglie finemente laci- 
niate (cioè frammentate da profonde in- 
cisioni) che sembrano merletti. Dal fio- 
re si sviluppa una grossa capsula, che 
raggiunge anche 2-3 era di diametro, 
formata da cinque lobi terminanti con 
una punta vistosa che si protrae verso 
l'alto e l'esterno. A maturità questa cap- 
sula porta all'interno moltissimi semi 
neri, piccoli e dalla superficie rugosa. 

| Questi vengono usati come condi- 
v * y mento e sono comunemente vendu- 
ti come spezia, per esempio nei negozi di 
specialità marocchine. (Adolfo Rosati) 




La pianta, con i fiori dal bel colore 

blu, fotografata dal lettore 

è la Nigella damascena 



VITA IN CAMPAGNA 10/211 19 




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ukMnw lutale e amkefdak 



Visitate, anche in autunno, i Giardini 
di Castel Trauttmansdorff di Merano 

I Giardini di Castel Trauttmansdorff si trovano a due passi dal centro di Merano, in provincia di Bolzano 

(Alto Adige). Incantevoli se visitati durante la bella stagione, offrono in autunno lo spettacolo delle 

ultime fioriture dell'anno. A settembre ed ottobre si può inoltre ammirare in tutto il suo splendore una 

vecchissima vite, che da circa trecentocinquant'anni vive e cresce presso Castel Katzenzungen 



L'autunno colora i Giardini di Castel 
Trauttmansdorff di Merano (Bolzano) di 
calde tonalità. Se in primavera ed estate 
essi offrono un festoso tripudio di colo- 
ri e profumi, in autunno regalano le ulti- 
me fioriture di astri settembrini, Camel- 
lia sasanqua, anemoni giapponesi, ecc., 
ma soprattutto, quando l'aria si fa più 
frizzante, il meraviglioso scenario del 
fogliame dorato di aceri e querce prove- 
nienti da tutto il mondo. 

I Giardini di Castel Trauttmansdorff 
sono un'enciclopedia botanica vivente 
che cambia d'abito di giorno in giorno. 
Se li si visita in questa stagione, magari 
con tutta la famigl a, si ha la possibilità 
di vivere un'esperienza ricca di emozio- 
ni e di trascorrere un'indimenticabile 
giornata all'aria aperta. 

I Giardini di Castel Trauttmansdorff, 
eletti nel 2005 parco più bello d'Italia ed 
inseriti nel circuito Grandi Giardini Italia- 
ni (www.grandigiardini.it), ospitano, su 
circa 12 ettari di superficie, ben ottanta 
ambienti botanici d;visi in quattro aree te- 
matiche - dai maestosi «Boschi del mon- 
do» ai paesaggi orientali del «Giardino 
giapponese», dai mediterranei «Giardini 
del sole» ai poetici «Giardini acquatici e 
terrazzati» - ma anche rarità botaniche 
come la Wollemia nobiltà, una tra le più 
antiche specie vegetali del Pianeta che si 
riteneva scomparsa, casualmente ritrovata 
sulle Blue Mountains (Australia). 




Sopra. Un suggestivo scorcio autunnale 
dei Giardini di Castel Trauttmansdorff di 
Merano. A destra. Castel Katzenzungen 
di Prissiano-Tesimo e — ai suoi piedi - la 
vecchissima vite dì varietà Versoaln 

UN'INDIMENTICABILE GITA 
AUTUNNALE TRA GIARDINI E VINO 

A settembre ed ottobre, acquistando 
presso la biglietteria dei Giardini di Castel 
Trauttmansdorff il biglietto «Giardini e vi- 
no», è possibile anche ammirare, tutti i 
giovedì, a Castel Katzenzungen di Prissia- 



Come raggiungere i Giardini di Castel 
Trauttmansdorff di Merano. Per raggiunge- 
re Merano percorrete l'autostrada A22 (del 
Brennero). Uscite al casello di Bolzano Sud. 
immettetevi sulla superstrada Bolzano-Merano 
e percorretela sino all'uscita di Merano Sud. 
Indirizzo: Giardini di Castel Trauttmansdoiff 
- Via San Valentino, 5 I/A - 39012 Merano (Bol- 
zano) - Tel. 0473 235730 - Numero verde 848 
694 699. 

Visite: dal 1 ° aprile ai 15 novembre dalle ore 
9.00 alle ore 18,00- Dal 15 maggio al 15 set- 
tembre dalle ore 9,00 alte ore 21,00. 
Ingresso: biglietto singolo € 10,20; biglietto 
per famiglie (2 adulti configli sotto i 18 anni) 
€20,50; biglietto per anziani €8,80; biglietto 
per bambini, ragazzi e studenti € 7,50. 



T 



Adige 



• MERANO 



SUPERSTRADA 




BRENNERO 



CU! 

. f BOLZANO SUD 
tim 

TRENTO^ 



no-Tesimo (a metà strada tra 
Bolzano e Merano), una vec- 
chissima vite di Versoaln, viti- 
gno originario della Val Veno- 
sta (Alto Adige), la cui vegeta- 
zione si estende su oltre 350 
metri quadrati di superficie: re- 
centi ricerche hanno stabilito 
che questo esemplare ha più di 350 anni di 
vita. Dai piccoli grappoli (vedi foto sopra) 
si ottiene un ottimo vino bianco fruttato. Il 
vino è prodotto dalla Cantina del Podere 
provinciale Laimburg dell'omonimo Cen- 
tro di sperimentazione agraria e forestale 
di Posta Ora, Vadena (Bolzano), il più im- 
portante istituto di ricerca agraria dell'Al- 
to Adige. La produzione è di poche centi- 
naia di bottiglie all'anno, che si possono 
acquistare direttamente presso il castello. 

Alberto Locatela 

CONTROLLO INDIRIZZI AL 7-9-2009 I 



VITA IN CAMPAGNA 10/200" 



TURISMO RURALE E AMBIENTALE 



67 



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Risposte ai lettori 



AGRITURISMO: COME 

OTTENERE CONTRIBUTI PER 

L'APERTURA DI UN MANEGGIO 

CON IPPOTERAPIA 



Sto acquistando un terreno in una 
zona collinare del Molise ove vorrei 
aprire un agriturismo con maneggio e 
servizi di ippoterapia. Sono previsti 
contributi o agevolazioni per queste at- 
tività ? Dove posso seguire corsi di ip- 
poterapia ? 

Carmine Tacchio 
Campobasso 

L'apertura di un maneggio non è 
considerata attività agricola; pertanto 
occorre verificare se il piano regolatore 
comunale consente di destinare il terre- 
no all'esercizio di tale attività. Il ma- 
neggio può realizzarsi su terreno agri- 
colo solo nel caso in cui soddisfi i requi- 
siti di legame con una prevalente attivi- 
tà agricola; in tal caso si tratterà di 
un'attività agrituristica a carattere ri- 
creativo disciplinata dalla Legge della 
Regione Molise 16 giugno 2001, n. 13, 
pubblicata sul Bollettino Ufficiale della 
Regione n. 14 del 30 giugno 2001. 
\Se inquadrata nell'ambito del- 
l'attività agrituristica, la realiz- 
zazione del maneggio potrà beneficia- 
re, fermi restando i requisiti stabiliti 
dal bando di concessione, dei contri- 
buti finanziari pubblici previsti dal 
Programma di sviluppo rurale 2007- 
2013 della Regione Molise. Se invece 
si tratta di impresa non agricola, una 
possibile opportunità di finanziamento 
sono i contributi di Sviluppo Italia per 
l'avvio di microimprese (consultare il 
sito internet www.invitalia.it). 

L'organizzazione di servizi di ippo- 
terapia (pet-therapy con cavalli) non è 
ancora disciplinata da legge. Per le com- 
plesse responsabilità che essa compor- 
ta, è comunque necessario che sia spe- 
cificamente autorizzata dall'autorità sa- 
nitaria, che sia svolta in stretto collega- 
mento con i servizi pubblici di assisten- 
za sociale e sanitaria e che il personale 
addetto abbia frequentato un corso di 
specializzazione organizzato da un ente 
di comprovata esperienza in materia, 
come ad esempio l'Associazione nazio- 
nale italiana di riabilitazione equestre 
Anire (www.cnranire.com - Tel. 02 
474467) e l'associazione Equitabile 
(www.equitabile.it - Tel. 339 3783994). 
(Giorgio Lo Sardo) 

CONTROLLO INDIRIZZI AL 10-9-2009 : 



68 



TURISMO RURALE E AMBIENTALE 



VITA IN CAMPAGNA 10/2009 



1 (gìxedkim - (^limentadom j— 

La campagna aiuta chi non è più giovane 
a vivere meglio e più a lungo 

Un'indagine condotta dai ricercatori dell'Università di Uppsala (Svezia) ha confermato quanto molti 

lettori di Vita in Campagna sperimentano tutti i giorni: vivere in campagna e a contatto 

con la natura, coltivare l'orto e/o il frutteto, curare il giardino ed allevare animali sono attività 

che aumentano il senso di benessere e l'aspettativa di vita. Vi spieghiamo perché 



Dai 50-60 anni in poi, la cosa più 
importante che si può fare per la pro- 
pria salute è muoversi (all'aperto) 
tutti i giorni. Non che nei decenni di vi- 
ta precedenti l'attività fisica non rivesta 
un ruolo fondamentale. Anzi. Tuttavia 
è proprio negli adulti, ed ancora di più 
negli anziani che la mancanza di movi- 
mento produce più rapidamente conse- 
guenze dannose. 

Tra l'altro, sono proprio i movimenti 
armonici e lenti che si mettono in atto per 
coltivare un piccolo orto, il frutteto o per 
curare un giardino (ma anche per andare 
in bicicletta, per nuotare, per cammina- 
re) che mantengono in efficienza le arti- 
colazioni e danno tonicità alla muscola- 
tura. Inoltre, il soggiorno e l'attività fisi- 
ca all'aria aperta prevengono l'osteopo- 
rosi anche mediante la maggior sintesi di 
vitamina D, prodotta quando i raggi sola- 
ri colpiscono la pelle. 

Infine, la luce del sole e l'ambiente 
aperto, ricco di verde e vivacizzato dai 
fiori, favoriscono una maggior secrezio- 
ne di particolari ormoni cerebrali (la se- 
rotonina e le endorfine), responsabili, 
tra l'altro, del buon umore e di uno stato 
d'animo più sereno. 




Vivere in campagna e coltivare l'orto, il 
frutteto, il giardino sono attività che aiu- 
tano a vivere meglio ed allungano la vita 

LO SCAMBIO E IL DONO 

Coltivare l'orto, il frutteto o il giardi- 
no consente di disporre spesso di ortag- 
gi, frutti, semi e fiori in abbondanza e co- 
munque in quantità tale che supera ampia- 
mente le proprie esigenze. Quale miglio- 
re occasione per donare a parenti, amici e 
conoscenti quanto non consumato? 



E per chi vive in appartamento? Gli orti comunali 

/ benefici prodotti dalla cura dell'orto sono così evidenti che molte amministra- 
zioni comunali hanno pensato di offrire questa possibilità anche a chi non ha la 
fortuna di possedere un pezzetto di terra. Da anni, infatti, molti co- 
muni assegnano a chi ne fa richiesta una piccola superficie di 30-50 
metri quadrati per coltivare ortaggi (ma ci sta anche qualche fiore!) 
per le esigenze delia tavola familiare. Per sapere se anche il vostro 
Comune ha previsto questa opportunità, recatevi in municipio e 
prendete visione dei relativi regolamenti, oppure fate una ricerca in 
Internet digitando le parole: orti comunali, o orti urbani, più il no- 
me della vostra città o paese (ad esempio: orti comunali Verona). 
Impegnarsi nella coltivazione di un orto comunale (vedi foto a lato) 
non solo migliora la qualità di vita, ma può anche costituire l'occa- 
1 sione per aumentare in modo soddisfacente le proprie relazioni so- 
ciali e per impegnarsi in una gratificante attività di volontariato (il 
comitato di gestione è eletto tra gli assegnatari e sì occupa, in modo semplice, 
del buon andamento di questa iniziativa e del rispetto delle regole). In più, avre- 
te a disposizione, di tanto in tanto, qualche cespo di insalata e pomodori da re- 
galare a parenti ed amici. Vi sembra poco? 




Il dono non è una semplice espressio- 
ne di bontà d'animo. È in realtà uno de- 
gli strumenti che l'umanità ha da sem- 
pre utilizzato per consolidare quegli in- 
dispensabili legami sociali che consento- 
no ai singoli e alle comunità di vivere e di 
prosperare. Un risultato che è raggiunto 
più efficacemente se l'oggetto del dono 
non è stato acquistato, ma prodotto con le 
proprie mani, con amore e sudore. 

Attività come la coltivazione di un 
orto o di un piccolo frutteto e la cura di 
un giardino sono dunque vantaggiose in 
molti sensi, soprattutto per gli anziani. 
Non solo consentono di aumentare con- 
siderevolmente il tempo passato all'aria 
aperta (il che è sempre un bene, special- 
mente ad una certa età), ma favoriscono 
in vari modi anche il mantenimento di 
preziosi legami sociali in una fase della 
vita nella quale, per motivi intuibili, es- 
si tendono invece ad allentarsi. L'isola- 
mento sociale e la solitudine, lo sappia- 
mo bene, compromettono fortemente la 
qualità della vita e sono una delle situa- 
zioni più temute dagli anziani. 

ANCHE QUANDO NON SI È PIÙ 

GIOVANI OCCORRE PENSARE 

AL FUTURO 

Coloro che invecchiano bene sono 
generalmente persone ben inserite nel 
loro ambiente, che mantengono un'at- 
tività fisica e intellettuale proporziona- 
ta al loro stato di salute e alle loro ca- 
pacità e che sono in grado di fare pro- 
getti per il futuro. Non importa se que- 
sti siano relativi alla coltivazione di un 
pezzo di terra, alla programmazione del- 
le prossime vacanze, ai nuovi vestiti da 
acquistare e/o confezionare per i nipoti- 
ni che crescono o all'impegno attivo in 
qualche associazione di volontariato. 

Anche la fede (intesa come adesione 
ad una religione, ma anche ad un proget- 
to di miglioramento e di trasformazione 
della società) è un aspetto che spesso ca- 
ratterizza le persone anziane che godono 
di buona salute. 

Paolo Pigozzi 



VITA IN CAMPAGNA IO/2000 



MEDICINA - AI.IMENTAZIONK 



69 



Come preparare deliziose conserve 
di giuggiole e di zucca, tìpici frutti di stagione 

Anche se l'estate è ormai finita, il frutteto familiare continua a regalarci i suoi deliziosi frutti. Tra questi 

ricordiamo le giuggiole, croccanti drupe dal sapore dolce-acidulo, che si prestano ad essere 

trasformate in confetture e gelatine. Anche l'orto è generoso; tra i prodotti da raccogliere nelle sue 

aiole non mancano le zucche, con le quali si possono preparare ottime conserve 



L'autunno è generoso di raccolti, sia 
nel frutteto che nell'orto familiare. Tra i 
prodotti di questa stagione vi sono giug- 
giole e zucche, con le quali si possono 
preparare deliziose conserve. 

Ecco come trasformare e conservare 
in sicurezza a livello casalingo questi 
fruttiti]. 

CONFETTURA DI GIUGGIOLE 
AL PROFUMO DI LIMONE 

Ingredienti: 1 kg di giuggiole ben 
mature, 750 gr di zucchero, la scorza 
grattugiata ed il succo di un limone, 400 
mi d'acqua. 

Lavate le giuggiole (1), tagliatele a 
metà o a pezzi (2), mettetele in una pen- 
tola d'acciaio più larga che alta, aggiun- 
getevi l'acqua, la scorza ed il succo di li- 
mone e fate cuocere a fuoco moderato 
sino a quando la polpa dei frutti si sarà 
ben ammorbidita (3). 

A questo punto togliete la pentola dal 
fuoco, fate raffreddare il composto e pas- 
satelo al passaverdura (4), al fine di otte- 
nere una purea e per eliminate i noccioli. 
Ponete la purea ottenuta nella pentola 
d'acciaio precedentemente utilizzata, ag- 




Con giuggiole e zucche si possono 

preparare confetture, gelatine 

o conserve in salamoia 

giungete lo zucchero (5) e fate cuocere a 
fuoco basso fino al raggiungimento della 
giusta consistenza del composto. Per ve- 
rificare la consistenza versate qualche 
goccia di confettura su un piattino e la- 
sciatela raffreddare: se tenendo in mano 
il piattino verticalmente la confettura non 
cola, significa che è pronta, altrimenti 
prolungate la cottura per altri 5 minuti. 



Togliete la pentola dal fuoco e versa- 
te la confettura in vasetti di vetro (6), 
precedentemente sterilizzati, riempien- 
doli sino ad un centimetro dal bordo; 
chiudeteli ermeticamente e conservate 
in luogo fresco e al buio. 

GELATINA DI GIUGGIOLE 
ALVINO ROSSO 

Ingredienti: 2 kg di giuggiole ben 
mature, zucchero quanto basta (vedi più 
avanti), il succo di un limone, 2 litri di vi- 
no rosso fermo a basso tenore alcolico. 

Lavate le giuggiole, tagliatele a metà, 
mettetele in una pentola d'acciaio più 
larga che alta (7), aggiungetevi il vino 
(8) e fate cuocere a fuoco moderato sino 
a quando la polpa dei frutti si sarà ben 
ammorbidita (9). 

A questo punto togliete la pentola dal 
fuoco e filtrate il composto, impiegando 
un canovaccio di lino (10), al fine di rac- 
coglierne il succo. Pesate il succo, pone- 
telo nella pentola d'acciaio precedente- 
mente utilizzata, aggiungetevi la stessa 
quantità di zucchero (11), il succo di li- 
mone e fatelo addensare a fuoco mode- 
rato per circa 30 minuti. 



Confettura di giuggiole al profumo di limone 




70 



MEDICINA - ALIMENTAZIONE 



VITA IN CAjMPAGNA 10/2009 



Gelatina di giuggiole al vino rosso 




Confettura di zucca all'aroma di cannella 




Togliete la pentola dal fuoco e versa- 
te la gelatina in vasetti di vetro, prece- 
dentemente sterilizzati, riempiendoli si- 
no ad un centimetro dal bordo; chiudete- 
li ermeticamente (12) e conservate in 
luogo fresco e al buio. 

CONFETTURA DI ZUCCA 
ALL'AROMA DI CANNELLA 

Ingredienti: 1 kg di polpa di zucca, 
800 gr di zucchero, la scorza grattugiata 
ed il succo di un limone, mezzo cuc- 
chiaino di cannella in polvere, 2 bicchie- 
ri d'acqua. 



Tagliate la zucca a pezzetti (13) e po- 
netela per 4-5 minuti in un forno a mi- 
croonde a 750 Watt, oppure cuocetela al 
vapore per 30 minuti, poi mettetela in 
una pentola d'acciaio più larga che alta 
(14). Nel frattempo grattugiate la scorza 
(15) e spremete il succo dal limone (16). 
A questo punto versate nella pentola lo 
zucchero e la cannella (17), l'acqua, la 
scorza ed il succo di limone e fate cuo- 
cere a fuoco basso sino a quando la zuc- 
ca si sarà ben ammorbidita. 

Togliete la pentola dal fuoco e pone- 
te la confettura in vasetti di vetro (18), 
precedentemente sterilizzati, riempien- 



doli sino ad un centimetro dal bordo; 
chiudeteli ermeticamente e conservate 
in luogo fresco e al buio. 

Se desiderate una confettura cremo- 
sa, prima di invasare passate il composto 
al passaverdura. 

CONFETTURA DI ZUCCA 
CON PISTACCHI 

Ingredienti: 1 kg di polpa di zucca, 1 
kg di zucchero, 2 bicchieri d'acqua, una 
manciata di pistacchi sgusciati. 

Tagliate la zucca a pezzetti, poneteli 
in un'insalatiera, aggiungetevi lo zuc- 



VITA IN CAMPAGNA 10/201)9 



MEDICINA • ALIMENTAZIONE 



71 



Confettura di zucca con pistacchi 




Zucca in salamoia 




chero (19) e lasciate riposare per un'ora 
mescolando di tanto in tanto (20). 

A questo punto mettete la zucca in 
una pentola d'acciaio più larga che alta 
(21), ponetela sul fuoco, aggiungete 
l'acqua e fate cuocere a fuoco basso si- 
no a quando la zucca si sarà ben ammor- 
bidita. 

Nel frattempo, in un pentolino nel 
quale avrete messo tre-quattro dita d'ac- 
qua, sbollentate i pistacchi per 5 minuti 
(22); dopo aver eliminato la pellicina che 
li ricopre (operazione che richiede una 
certa pazienza), versateli nella pentola di 
cottura (23) e fate cuocere a fuoco basso 
fino al raggiungimento della giusta consi- 
stenza del composto (24). Per verificare 
la consistenza versate qualche goccia di 
confettura su un piattino e lasciatela raf- 
freddare: se tenendo in mano il piattino 
verticalmente la confettura non cola, si- 
gnifica che è pronta, altrimenti prolunga- 
te la cottura per altri 5 minuti. 

Togliete la pentola dal fuoco e versa- 
te la confettura in vasetti di vetro, prece- 
dentemente sterilizzati, riempiendoli si- 
no ad un centimetro dal bordo; chiudete- 



li ermeticamente e conservate in luogo 
fresco e al buio. 

Se desiderate una confettura cremo- 
sa, prima di invasare passate il composto 
al passaverdura. 

ZUCCA IN SALAMOIA 

Ingredienti: 1 kg di polpa di zucca, 1 
litro d'acqua, mezzo litro d'aceto di vi- 
no bianco, 300 gr di zucchero, 300 gr di 
sale fino. 

Tagliate la zucca a pezzetti, sbollen- 
tatela in acqua per 5 minuti (25) e poi 
scolatela (26). 

Preparate la salamoia ponendo a fuo- 
co basso una pentola con l'acqua, l'ace- 
to, lo zucchero ed il sale. 

Ponete i pezzetti di zucca in vasetti di 
vetro, precedentemente sterilizzati, 
riempiendoli sino ad un centimetro dal 
bordo; coprite completamente la conser- 
va con la salamoia (27), chiudete i vaset- 
ti ermeticamente e conservateli in luogo 
fresco e al buio. 



Foto dell'autore 



Rita Bacchetta 



[1] Per maggiori informazioni sugli ac- 
corgimenti da adottare per trasformare e 
conservare in sicurezza frutta e ortaggi a 
livello casalingo si rimanda all'articolo 
pubblicato sul n. 3/2009, pag. 73. 

Ricette pubblicate. Fave (n. 3/2008), 
zucchini (n. 4/2008), giardiniera (n. 
5/2008), melanzane, pomodori e fagio- 
lini (n. 6/2008), pesche e susine (n. 7- 
8/2008), uva (n. 9/2008). mostarde (n. 
10/2008), crauti (n. 10/2008), castagne (n. 
1 1/2008), sidro (n. 12/2008), cotogne e ca- 
rote (n. 1/2009), barbabietole, cardi, bie- 
tola e peperoni (n. 2/2009), taccole, fa- 
giolini e carote, nespole del Giappone (n. 
4/2009), fragole, susine, arance e limoni 
(n. 5/2009), more e lamponi, mele, uva (n. 
6/2009), anguria, melone, albicocche, pe- 
sche (n. 7-8/2009), more e melograno (n. 
9/2009), giuggiole e zucca (n. 10/2009). 

Si declina ogni responsabilità per gli eventuali danni 
derivanti dal consumo di prodotti alimentari preparati, 
trasformati e/o conservati con metodi casalinghi. Si fa 
presente che i procedimenti illustrati sono validi e si- 
curi ai fini del consumo solo quando vengono rispetta- 
te quelle norme sanitarie che non sempre le condizio- 
ni dell'ambiente familiare sono in grado di garantire. 



72 



MEDICINA - ALIMENTAZIONE 



VITA IN CAMPAGNA 10/2009 





Risposte ai lettori 

ANCHE IN OTTOBRE SI POSSONO 
PREPARARE I POMODORI PELATI 

Durante l 'estate non ho avuto il tem- 
po di preparare i pomodori pelati. Lo 
posso ancora fare? Se sì, gradirei una 
vostra ricetta. . 

Mario Carrara 
Treviglio (Bergamo) 

Anche in ottobre, nelle località più 
miti del Paese, si possono ancora racco- 
gliere nell'orto familiare pomodori da 
destinare alla tavola e/o alla conservazio- 
ne. Le varietà più adatte ad essere conser- 
vate come pelati sono San Mar- 
zano e Roma, ed in genere tutte 
quelle con frutto allungato. 

Utilizzate solo pomo- 
1 et dori sodi, non eccessi- 
vamente maturi, sen- 
za macchie e tagli sul- 
la buccia. 

Ecco come proce- 
dere. Lavate accurata- 
mente i pomodori sot- 
to acqua corrente (1), 
poi immergeteli per 
un minuto in acqua 
bollente e immedia- 
tamente dopo in acqua 
fredda (2): così facendo la 
buccia si staccherà facil- 
mente dalle bacche (3). A 
questo punto sistemate i 
pomodori in vasi prece- 
dentemente sterilizzati 
(in acqua bollente per 
15 minuti) ed ancora 
caldi, comprimendoli 
leggermente (4). 

Riempite i vasi sino 
ad un centimetro dal 
bordo con una passata 
di pomodoro piuttosto 
diluita (5), oppure con 
succo di pomodoro, 
preferibilmente acqui- 
stato in una rivendi- 
ta di prodotti naturali. 
Aggiungete due cuc- 
chiai di succo di limo- 
ne ed un cucchiaino di 
sale fino (per esaltare il 
sapore della conserva) 
ai vasi da un litro, metà 
dose a quelli da mezzo 
litro. Chiudete ermet- 
icamente e sterilizzate 
per un paio d'ore i vasi 
da un litro e per un'ora 
quelli da mezzo litro. 
(Ida Gorini) 



VITA IN CAMPAGNA 10/20(19 









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\ Leggi - Tributi - Finanziamenti 

A quale distanza dal confine 
devono stare gli alberi e le siepi? 

La materia è regolata dall'articolo 892 del Codice civile che, a seconda del tipo di pianta, ha previsto 
una distanza dal confine che può variare tra il mezzo metro e i tre metri. Se il confine è costituito da un muro 

divisorio, non vi è l'obbligo di rispettare tali distanze purché le piante siano più basse dello stesso. 
Comunque è buona norma verificare se vi siano regolamenti comunali che impongono distanze diverse 



Molti lettori ci chiedono di trattare nuo- 
vamente le norme che regolano le di- 
stanze dai confini da osservare nella 
messa a dimora delle piante. In questa 
pagina - curata da Francesca Tascone, 
responsabile del servizio legale di 
Confagricoltura - vi forniamo le indica- 
zioni per fare chiarezza sull'argomento. 

Iniziamo con il dire che il proprieta- 
rio di un terreno che intenda piantare al- 
beri o siepi, pur avendo l'uso pieno ed 
esclusivo dei suoi beni, non può certo 
compiere attività che danneggino o co- 
munque alterino gli interessi di terzi e, 
in particolare, dei vicini. 

Entrando nello specifico dell'argo- 
mento, vi è da dire che la legge si preoc- 
cupa di tutelare i confinanti rispetto al 
proprietario che intenda piantare alberi, 
piante o siepi lungo il confine, proprio al 
fine di evitare che questi, posti in prossi- 
mità della proprietà altrui, possano crea- 
re danni ai vicini e on le radici, la caduta 
delle foglie, la creazione di ombra o 
umidità. A tal fine, l'articolo 892 del Co- 
dice civile stabilisce le distanze che de- 
vono essere osservate da chi vuole pian- 
tare alberi presso il confine. 

Se il confine fra i due fondi è costi- 
tuito da un muro divisorio è ammesso 
il diritto a mantenere distanze inferiori 
da quelle previste dalla legge perché in 
tal caso il vicino non subisce la diminu- 
zione di aria, luce e panoramicità. 

In tal caso è però necessario che le 
piante non superino in altezza la sommi- 
tà del muro e quest'ultimo sia di pro- 
prietà di colui che intende piantare albe- 
ri presso il confine o almeno comune a 
lui e al suo vicino e non di proprietà 
esclusiva di quest'ultimo. 






H> ®V 




1 metro 



3 metri 



// disegno illustra, in modo schematico, le distanze di alberi e siepi dal confine im- 
poste dal Codice civile. Il significato delle lettere è riportato nel testo 



,k~MJltL-.-yUk, ^./«jUJ ' lMSn4P»f 






Le distanze dai confini che si devo- 
no osservare quando si mettono a di- 
mora alberi o siepi sono: 

- 3 metri per gli alberi di alto fusto (A); 
sono considerati tali quelli il cui fusto, 
semplice o diviso in rami, arriva ad al- 
tezza notevole, come sono i noci, i casta- 
gni, le querce, i pini, i cipressi, gli olmi, 
i pioppi, i platani e simili; 

-più di 1 metro per siepi, siano esse di 
ontano, di castagno o di altre piante si- 
mili che si recidono periodicamente vi- 
cino al ceppo (B), con l'eccezione di 
due metri per le siepi di robinia; 
- 1,5 metri per gli alberi di non alto fu- 
sto (C); sono considerati tali quelli il cui 
fusto, che arriva ad altezza non superio- 
re a tre metri, si diffonde in rami; 

- 0,5 metri per le viti (D), gli arbusti, le 
siepi vive, le piante da frutto di altezza 
non superiore a due metri e mezzo. 

Va segnalato che i regolamenti comu- 
nali potrebbero aver disposto l'osser- 
vanza di altre distanze, per cui è neces- 
sario, sempre, verificare, consultando 
l'ufficio tecnico, il contenuto di eventua- 
li provvedimenti locali. 

Se la suddetta norma viene violata, il 
confinante può esigere che gli alberi o la 
siepe piantata a distanza minore da quel- 
la prevista vengano estirpati (articolo 
894 del Codice civile), ricorrendo al- 
l'autorità giudiziaria ordinaria, con l'as- 
sistenza di un legale. 



Il diritto a esigere che si estirpino gli 
alberi posti a distanze minori da quelle 
legali può esercitarsi anche nel caso in 
cui gli alberi o le piante siano nate spon- 
taneamente. 

Rami, frutti e radici che invadono 
la proprietà altrui. Altri argomenti 
spesso causa di diverbio tra i vicini sono 
quelli relativi a rami, frutti e radici che 
invadono la proprietà altrui. 

Il proprietario della pianta ha l'obbli- 
go di tagliare rami e radici che si pro- 
tendono sul fondo altrui, anche se gli al- 
beri sono posti a distanza legale. Se ciò 
non avviene, colui che ha la proprietà in- 
vasa dai rami può tagliare i rami e le ra- 
dici che si addentrano nel suo fondo o 
chiedere, anche attraverso un provvedi- 
mento d'urgenza (cioè un provvedimen- 
to emesso dal giudice in tempi rapidi), 
che il vicino recida i rami che arrecano 
danno. 

Salvo che i regolamenti o gli usi lo- 
cali non dispongano diversamente, i 
frutti naturalmente caduti dai rami 
protesi sul fondo del vicino appartengo- 
no a quest'ultimo. Tenete presente che 
fino al loro distacco naturale, i frutti ap- 
partengono sempre al proprietario del- 
l'albero che ha diritto di accedere al fon- 
do del vicino per la loro raccolta. 

Francesca Tascone 



VITA IN CAMPAGNA 10/2009 



LEGGI - TRIBUTI - FINANZIAMENTI 



75 



Risposte ai lettori 



INFORMAZIONI SUI «VOUCHER», 

I BUONI PER RETRIBUIRE 

I LAVORATORI OCCASIONALI 

Sono titolare di un'azienda agrico- 
la di 8 ettari coltivati a vigneto con una 
produzione complessiva di circa 1.200 
quintali di uva. Vorrei usufruire dei buo- 
ni lavoro per la vendemmia del 2009 
(prevalentemente meccanizzata), ma 
non mi è chiaro quali sono i limiti per 
utilizzarli. Potrei avere il vostro aiuto? 

Nadia Boniburini 
Caipi (Modena) 

Il Decreto legislativo 10-9-2003 n. 
276 (pubblicato sul Supplemento Ordi- 
nario 159 della Gazzetta Ufficiale n. 235 
del 9-10-2003) e la successiva Legge 
9-4-2009 n. 33 (pubblicata sul Supple- 
mento Ordinario 49 della Gazzetta Uffi- 
ciale n. 85 del 1 1-4-2009) contengono le 
norme relative al cosiddetto «lavoro ac- 
cessorio», per il quale si intendono le at- 
tività lavorative di natura puramente oc- 



casionale, prestate da determinate cate- 
gorie di persone. 

Con Decreto del 12-3-2008 (pubbli- 
cato sulla Gazzetta Ufficiale n. 1 02 del 2- 
5-2008) il Ministero del lavoro ha avvia- 
to la sperimentazione per le operazioni 
di vendemmia di breve durata, che pos- 
sono essere eseguite da pensionati, stu- 
denti con meno di 25 anni, casalinghe. 




/ voucher per retribuire i lavoratori 

agricoli occasionali si acquistano 

presso la sede provinciale dell 'Inps 



In particolare, gli studenti devono es- 
sere iscritti all'Università o altro Istituto 
scolastico e possono dedicarsi al lavoro 
in questione soltanto di sabato, di dome- 
nica e nei periodi di vacanza, compati- 
bilmente con gli impegni scolastici. 

Relativamente alle casalinghe, queste 
non devono aver prestato lavoro subordi- 
nato (cioè come operaie a tempo deter- 
minato o indeterminato) in agricoltura 
nell'anno corrente e nel precedente. 

Le aziende agricole possono avvaler- 
si delle prestazioni fino ad un compenso 
massimo annuo di 10.000 euro. 

Il compenso viene elargito median- 
te i cosiddetti «voucher», ossia buoni 
prepagati del valore unitario di 10 euro. 
Questo importo è comprensivo dei con- 
tributi previdenziali (13%), dell'assicu- 
razione Inail (7%) e delle spese di ge- 
stione (5%). Pertanto al lavoratore rima- 
ne netto il 75%, cioè 7,5 euro. 

La cifra di 10 euro non costituisce 
quindi la tariffa per un'ora di lavoro, ma 
è semplicemente il valore nominale del 
buono. La remunerazione effettiva del 
tempo di lavoro è lasciata al libero ac- 
cordo tra le parti. 

Ogni lavoratore può incassare «vou- 



Finanziamenti e opportunità dalle Regioni 



PIEMONTE 

Misura: bando per la misura 132 «Par- 
tecipazione degli agricoltori ai sistemi 
di qualità alimentare» del Programma di svi- 
luppo rurale 2007-2013. Il bando vuole soste- 
nere i produttori agricoli che aderiscono a si- 
stemi di certificazione di qualità (prodotti Dop 
e Igp, vini Doc e Docg, prodotti biologici). 
Scadenza: per l'anno 2010 la scadenza per 
le domande su carta è il 31 dicembre 2009; 
per la trasmissione telematica (che deve co- 
munque essere sempre seguita dall'invio del- 
la domanda cartacea) il termine è il 23 di- 
cembre 2009. 

A chi presentare la domanda: la copia car- 
tacea della domanda, firmata e accompagna- 
ta dalla fotocopia del documento d'identità, 
deve essere spedita all'Ufficio agricoltura 
della Provincia competente per territorio. 
Beneficiari: imprenditori agricoli singoli e 
associati che aderiscono ai sistemi di certifi- 
cazione Igp e/o Dop per prodotti agricoli e 
alimentari, ai metodi di produzione biologica, 
a produzioni di vini Doc e Docg, ufficialmen- 
te riconosciuti. Avranno priorità le aziende si- 
tuate in aree rurali con problemi di sviluppo; 
tra i vari sistemi di qualità, la priorità è data, 
nell'ordine: ai prodotti Dop e Igp; ai prodotti 
biologici; ai vini Doc e Docg. Sarà favorita la 
continuità nei confronti delle imprese già am- 
messe in graduatoria negli anni precedenti. 
Spese che sono ammesse al finanziamento: 
le aziende potranno ricevere un contributo 



pari all'importo dei costi fissi sostenuti nel 
periodo dal 1 ° gennaio al 3 1 dicembre di 
ogni anno nei confronti dell'organismo di 
certificazione per l'accesso e la partecipazio- 
ne al sistema di qualità (iscrizione ai sistemi 
di controllo, analisi, verifiche ispettive). 
Entità dell'agevolazione: il contributo è 
pari al 100% dei costi di certificazione so- 
stenuti e documentati, fino a un massimo di 
3.000 euro all'anno per impresa. 
Per informazioni: le informazioni utili, com- 
preso l'allegato al bando con le indicazioni 
sulle domande, sono disponibili all'indiriz- 
zo internet http://www.regione.piemonte.it/ 
cgi-bin/agri/leggi/pub/bando.cgi?id=466 

SARDEGNA 

* Misura: bando per la misura 123 
«Accrescimento del valore aggiunto 
dei prodotti agricoli e forestali» del Program- 
ma di sviluppo rurale 2007-2013. Il bando è 
articolato in due azioni: azione 1 -Trasformazio- 
ne e commercializzazione dei prodotti agrico- 
li; azione 2-Trasformazione e commercializ- 
zazione dei prodotti forestali (in regime «de 
minimis», ossia regola del «valore minimo»: 
si tratta degli aiuti di Stato inferiori a una de- 
terminata soglia che uno Stato membro della 
CE può erogare alle imprese senza notifica al- 
la Commissione Europea. Attualmente tale 
soglia è di 200.000 euro, fissata dal regola- 
mento CE n. 1998/2006, pubblicato sulla Gaz- 
zetta Ufficiale Europea n. L379 del 28 dicem- 



bre 2006). D bando prevede la presentazione 
di un piano aziendale e di un business pian 
(piano economico), redatti in base agli sche- 
mi dell'allegato B 1 o B2. Si consiglia di rivol- 
gersi a un tecnico esperto di un'organizzazio- 
ne agricola o di uno studio professionale. 
Scadenza: 30 gennaio 2010. 
A chi presentare la domanda: le domande 
di aiuto possono essere presentate solo per 
via telematica. 

Beneficiari: per l'azione 1 i beneficiari sono: 
imprese che svolgono attività di raccolta, tra- 
sformazione e commercializzazione di pro- 
dotti agricoli; aziende agricole che trasfor- 
mano e commercializzano i prodotti della 
propria e di altre aziende. Non sono ammes- 
se imprese che svolgono la sola attività di 
commercializzazione. Sono ammesse solo 
microimprese, piccole e medie imprese (il li- 
mite massimo, per le medie imprese, è di 250 
dipendenti e 50 milioni di euro di fatturato). 
Per l'azione 2 i beneficiari sono le microim- 
prese (meno di 10 persone occupate e fattu- 
rato annuo non superiore a 2 milioni di euro) 
che operano nella raccolta, lavorazione, con- 
servazione, trasformazione e commercializ- 
zazione di prodotti forestali. Non sono am- 
messe imprese che svolgono la sola attività 
di commercializzazione. 
Spese che sono ammesse al finanziamento: 
a) costruzione, ristrutturazione, acquisizione 
(anche in leasing) o miglioramento di immo- 
bili; b) acquisto ed installazione di nuove mac- 
chine, impianti ed attrezzature, compresi i pro- 
grammi informatici; e) spese generali collega- 



76 



LEGGI - TRIBUTI - FINANZIAMENTI 



VITA IN CAMPAGNA 10/2009 



cher» da ciascun datore di lavoro per un 
massimo di 5.000 euro l'anno. 

L'acquisto dei «voucher» può esse- 
re effettuato presso la sede provincia- 
le Inps, direttamente dal datore di la- 
voro o tramite la propria associazio- 
ne. I buoni vengono consegnati alla fi- 
ne della prestazione al lavoratore, che 
può riscuoterli presso qualunque uffi- 
cio postale. 

I dettagli e i moduli della procedu- 
ra possono essere visionati sul sito In- 
ternet dell'Inps (www.inps.it). (Marcel- 
lo De Luigi) 

L'APICOLTURA È CONSIDERATA 
ATTIVITÀ AGRICOLA ANCHE 
AI FINI DELLEDIFICABILITÀ 

DEI TERRENI IN ZONA RURALE 

Sono un apicoltore da circa 30 anni 
e possiedo un apiario che si trova su un 
terreno agricolo (zona E/3 in un comune 
della provincia di Venezia, di circa 3.800 
metri quadrati) intestato a mia moglie. 
Di comune accordo, avremmo in proget- 
to la realizzazione di un laboratorio api- 
stico. Su questo terreno esiste già un fab- 
bricato regolare per il ricovero di attrez- 



te ai punti a) e b), fino ad un massimo del 12% 
della spesa ammissib le (ad esempio onorari 
di professionisti e consulenti, studi di fattibi- 
lità, acquisizione di brevetti e licenze, ecc.). 
Entità dell'agevolazione: gli aiuti regiona- 
li sono pari al 40% degli investimenti rico- 
nosciuti ammissibili. 

Per informazioni: tutte le informazioni uti- 
li si trovano all'indirizzo internet http:// 
www.sardegnaagricoltura.it/index.php7xsl 
=443&s= 1 208 14&v=2&c=4328&vd=l 
Il bando e tutti gli allegati si trovano all'in- 
dirizzo internet htlp://www.sardegnaa 
gricoltura.it/index.php?xsl=474&tdoc=&s= 
1 4&v=9&c=3501 &id= 1581 6& va= 

A cura di Pier Francesco Lisi 

Informiamo i lettori della Basilicata che le 

date di scadenza delle domande delle misure 
112-121-132-311 del Programma di svilup- 
po rurale 2007-2013 (vedi Vita in Campagna 
n. 9/2009 a pag. 78), stabilite al 14 settembre, 
sono state procrastinate al 15 ottobre e al 15 
novembre. Il rinvio è 1 risultato di un ricorso 
al Tar presentato dall'Ordine dei dottori agro- 
nomi e dottori forestali della Provincia di 
Matera e Potenza e dallo stesso Conaf (Ordi- 
ne nazionale degli agronomi), contro la Re- 
gione Basilicata e il Ministero delle politiche 
agricole alimentali e forestali, ricorso accol- 
to in data 30 luglio. Alla data odierna le do- 
mande possono essere presentate da tutti i 
professionisti abilitati in materie agrarie e dai 
Centri assistenza agricola. (Redazione) 



zature apistiche e agricole, con una zona 
adibita ad allevamento del pollame. 

Vi chiedo cortesemente informazio- 
ni sulla possibilità di ampliare questo 
piccolo fabbricato e sulle modalità per 
continuare la mia attività di apicolto- 
re con la costituzione di un laboratorio 
per l'apicoltura. 

L'apicoltura è riconosciuta come atti- 
vità agricola alfine di poter successiva- 
mente ampliare il fabbricato su un terre- 
no agricolo di questa tipologia, qualora 
avessi l'intenzione di costruire una pic- 
cola abitazione adiacente al laborato- 
rio? So che c'è una legge regionale che 
consente agli imprenditori agrìcoli di 
edificare in zone agricole. Quali caratte- 
ristiche dovrebbe avere l'attività? 

Lettera firmata 
Venezia 

L'apicoltura, definita come condu- 
zione zootecnica delle api, viene con- 
siderata attività agricola a tutti gli ef- 
fetti, anche se non legata alla conduzio- 
ne del terreno agricolo, e agli operato- 
ri del settore è riconosciuta la qualifi- 
ca di agricoltori. 

Anche fiscalmente, l'apicoltura è 
soggetta alle stesse regole riservate al- 
l'agricoltura. Chi produce miele, ai fi- 
ni delle imposte dirette, determina l'im- 
ponibile sulla base delle risultanze cata- 
stali, dichiarando unicamente il reddito 
agrario e il reddito dominicale dei terre- 
ni condotti. 

Qualora invece l'allevamento di api 
dovesse risultare «eccedente», in base 
al conteggio del numero di alveari alle- 
vagli per ettaro e per anno (il calcolo va 
effettuato considerando il reddito agra- 
rio, con le apposite tabelle ministeriali), 
il reddito può essere determinato in mo- 
do forfettario; viene così attribuito un 
reddito ipotetico (calcolato sempre se- 
guendo le apposite tabelle sopra citate) 
a ogni alveare che si detiene. Per quan- 
to riguarda l'Iva, il miele ed i principa- 
li prodotti apistici, possono usufruire del 
regime speciale agricolo. 

Nella Regione Veneto l'edificabili- 
tà in zona agricola è regolamentata dal- 
la Legge regionale n. 1 1 del 23-4-2004, 
pubblicata sul Bollettino Ufficiale n. 45 
del 2004. In linea di massima nulla vie- 
ta la costruzione di fabbricati da utiliz- 
zare per l'apicoltura su terreni agricoli 
in quanto, come anticipato, trattasi di at- 
tività rientrante nella sfera dell'agricol- 
tura; bisogna però verificare, sulla ba- 
se della specifica situazione, il rispetto 
di tutte le condizioni richieste nella cita- 
ta norma (la quale richiede, ad esempio, 
per la costruzione di nuovi fabbricati, un 
reddito minimo per l'azienda agricola). 
(Daniele Hoffer) 




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VITA IN CAMPAGNA 10/20* 



LEGGI - TRIBUTI • FINANZIAMENTI 



77 




Aé fAqtfft Ptt M<fAZZt 



. 



I record degli animali 
alle «OlimpiNatura» 



v 



ACUIVO 







Avete mai pensato quale po- 
trebbe essere il risultato di 
un'ipotetica gara di velocità tra gli 
animali che vivono o si osservano 
in campagna? Quale sarà il più ve- 
loce? E il più lento? Per soddisfare 
la vostra curiosità siamo andati a 
cercare i record di alcuni di questi 
particolarissimi «atleti» (vedi ipo- 
tetica gara illustrata a lato, nella 
quale gli animali sono ordinati per 
velocità) e abbiamo trovato curio- 
sità davvero interessanti. 

In una gara di velocità il ron- 
done (170 km/h) non ha rivali e 
supera di gran lunga la rondi- 
ne (75 km/h), con la quale spes- 
so è confuso. Il rondone ha la me- 
glio anche sul falco pellegri- 
no (100 km/h), che 
però si rifa toccan- 
do in picchiata pun- 
te di 300-400 km/h: 
un vero proiettile vi- 
vente! Purtroppo la 
velocità in picchiata 
è considerata «fuo- 
ri gara» in questa entusiasmante 
competizione e perciò non ne te- 
niamo conto. 

Anche tra le anatre in- 



contriamo grandi velocisti, come 
dimostrano i risultati deìì'alzavo- 
la (112 km/h) e del germano rea- 
le (96 km/h). Una sorpresa è data 
dallo storno che addirittura sfiora 
gli 80 km/h. 

Tra i mammiferi è il caprio- 
lo (70 km/h) il più veloce: batte sia 
la lepre (65 km/h) sia il coniglio 
selvatico (55 km/h). 

E l'animale più lento? In asso- 
luto il più lento in campagna è la 
chiocciola con i suoi 0,05 km/h, 
ma anche la tartaruga non scher- 
za «correndo» - per così dire - ad 
una velocità di 0,36 km/h, ovvero 
percorrendo 360 metri l'ora. 

Aggiungiamo fuori graduatoria 
un record davvero curioso, cioè 
quello di velocità sotterra- 
nea, tenuto dalla 
talpa la quale rie- 
sce a scavare un 
tunnel di 2 metri 
in soli 12 minuti! 
Ma la gara di ve- 
[ locità, benché sia 
quella più entusiasmante, non è 
l'unica che abbiamo preso in con- 
siderazione: infatti, siamo andati a 
cercare anche i record in altre spe- 



li consiglio per chi naviga su Internet 

Ti sei mai chiesto quante co- 
se sai sui Paesi che forma- 
no l'Europa? Hai voglia di metter- 
ti alla prova? Se ti piacciono le sfide, ti 
proponiamo di visitare il sito Internet 
dell'Unione europea (http://europa.eu/ 
europago/welcome.jsp): avrai la possibi- 
lità di verificare le tue conoscenze attra- 
verso vari e divertenti giochi che vanno 
dai quiz, al giro dell'Europa in elicottero, 
ai puzzle, ecc. Ti solletica l'idea? {CC) 




;- 






Rondone 

(170 km/h) 





Alzavola 

(112 km/h) 



Falco pellegrino 

(100 km/h) 





Germano reale 

(96 km/h) 



-ani 
Storno 

(78 km/h) 





Rondine 

(75 km/h) 



Capriolo 

(70 km/h) 





Lepre 

(65 km/h) 






Coniglio selvatico m 

(55 km/h) 





Tartaruga 

(0,36 km/h) 



Chiocciola 

(0,05 km/h) 



^\*TEJrz 4 



78 L£ rAqitft PU M$AZZJ 



VITA IN CAMPAGNA 10/2009 





cialità, come il salto in 
alto e in lungo. Ecco 
quali sono i risultati. 

Tra gli animali do- 
tati per il salto scopria- 
mo che ben tre «atleti» 
della velocità gareggia- 
no con onore in questa 
disciplina. Il capriolo, 
infatti, si dimostra il pri- 
mo della classe saltan- 
do in lunghezza ben 7-8 metri e 
in altezza 2 metri, mentre la lepre 
e il coniglio selvatico riescono a 
compiere balzi di oltre 3 metri. 

Nel salto 
in lungo non 
è da meno la 
rana - con- 
siderando le 
sue propor- 
zioni - che 
salta agevol- 
mente i 2 metri. Tra gli insetti si 
fa valere la cavalletta che riesce 
a saltare in lungo 
50 cen- 
timetri e 
supera- 
re osta- 
coli alti 
30 centi- 
metri. 

La vera grande campionessa 
della specialità è comunque ìapul- 
ce. Non ci credete? Leggete i suoi 
numeri: 30 centimetri sia nel salto 
in alto che nel 
salto in lungo. 
Consideran- 
do che la mi- 
sura media 
di una pulce 
è di 1,5 mil- 
limetri, essa è in grado 
di saltare 200 volte la sua lunghez- 
za. È come se un uomo alto 180 
centimetri saltasse 360 metri! 

Maurizio Bonora 






L'intervista «impossibile» a un gatto 

Cari amici, oggi intervisterò un gatto per- 
ché... beh, sono tante le superstizioni 
e le curiosità che lo riguardano che vorrei 
capirci qualcosa!!! 

Ciao. Quanti anni puoi vivere e quan- 
to pesi? Posso arrivare anche a vent'an- 
ni, a volte persino superarli. Peso in 
media fra i 3 e i 5 chili, ma se sono di 
razza grande (come il Maine Coon o il 
British Shorthair) arrivo a pesare tranquillamente anche 8-10 chili. 
È vero che hai sette vite? Questo è un modo di dire per indicare che 
il mio corpo ha molte risorse fisiche e a volte sopravvivo inaspettata- 
mente a gravissimi incidenti o malattie. 

È vero che un gatto nero che attraversa la strada mentre si passa 
porta sfortuna? Certo che no! Anzi, attraversare la strada molte vol- 
te porta sfortuna proprio a noi gatti, di qualunque colore si sia! 
Come mai di notte si vedono luccicare i tuoi occhi? Perché nelle 
profondità dei nostri occhi c'è uno speciale strato che cattura, inten- 
sifica e riflette in maniera fosforescente la poca luce disponibile, co- 
me fanno i catarifrangenti delle vostre automobili, moto o biciclette. 
Questo ci serve a vedere meglio nell'oscurità perché la Natura ci ha 
creato come cacciatori notturni. 

È vero che senti l'arrivo di un terremoto? Come molti animali 
possiedo sensi più sviluppati di quelli umani; per questo motivo pos- 
so avvertire i brontolìi e le vibrazioni che la Terra produce prima di 
dar luogo ad una vera e propria scossa di terremoto e quindi mostrar- 
mi inquieto e desideroso di scappare per mettermi in salvo prima che 
le persone si rendano conto di quello che sta per accadere. 
Perché quando uccidi un topo invece di mangiarlo lo porti al 
tuo padrone? Perché il nostro istinto è quello di insegnare ai nostri 
piccoli a cacciare portando loro delle prede già uccise o stordite af- 
finché possano «esercitarsi»; se non abbiamo micini da istruire cer- 
chiamo di insegnare ai nostri padroni, che ci sembrano molto mal- 
destri in questo campo, ma il più delle volte essi non capiscono il no- 
stro gesto premuroso. 

Perché fai le fusa? Generalmente faccio le fusa quando sono pro- 
prio contento e godo di un momento di vero benessere. Ma come fac- 
cio a produrre questo suono vibrante è un segreto che nessuno stu- 
dioso è ancora riuscito a svelare con precisione! 
Come riesci a stare in equilibrio anche in situazioni rischiose e a 
cadere sempre «in piedi»? L'equilibrio e l'agilità sono due delle ca- 
ratteristiche speciali che noi gatti possediamo: cadiamo quasi sempre 
in piedi (e sottolineo il «quasi») perché l'agilità e la rapidità dei no- 
stri riflessi ci permettono di girarci nella posizione migliore per at- 
terrare già durante una caduta. Mi raccomando, però, credimi sul- 
la parola e non fare pericolosi esperimenti! Cadere dall'alto è sem- 
pre pericolosissimo e pur atterrando sulle quattro zampe posso far- 
mi molto, molto male! 

Marta 






VITA IN CAMPAGNA 10/2009 



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FIERE E MANIFESTAZIONI 

Gli abbonati che trovano motivi di insoddisfa- 
zione nei sen'izi «Carta Verde» sono pregati 
di darne comunicazione scritta a: 
Edizioni L'Informatore Agrario - Servizio 
Carta Verde - C.P. 443 - 37100 Verona. 



I DATI QUI RIPORTATI DI OGNI SINGOLA MANI- 
FESTAZIONE SONO AGGIORNATI AL 9-9-2009 



Piemonte 



□ ALBA (CUNEO) - Fiera internazionale 
del tartufo bianco d'Alba 

Nei fine settimana di ottobre (3-4, 10-11, 17- 
18, 24-25 e 31) e nei giorni 1-7-8 novembre 
si svolge ad Alba (Cuneo) la 79 a edizione 
della «Fiera internazionale del tartufo bian- 
co d'Alba». 

Superficie espositiva: la manifestazione si 
svolge in Via Vittorio Emanuele nel Cortile 
della Maddalena. 

Orario continuato di apertura al pubblico: 
dalle ore 9 alle 20. 
Ingresso: euro 2,00. 

Come arrivare in auto: autostrada A6 con 
uscita Marene-Cherasco, a circa 25 km dal- 
la manifestazione; autostrada A2 1 con uscita 
Asti Est, a circa 30 km dalla manifestazione; 
per altre vie di percorrenza consultare il sito 
internet www.viamichelin.it 
Parcheggio: oltre a quello di Piazza Merca- 
to Ortofrutticolo vi sono parcheggi liberi in 
Piazza Prunotto vicini al centro storico, e di 
questi il più grande è quello di Piazzale Fer- 
rerò (di fronte all'industria Ferrerò); altri, 
sempre liberi, si trovano lungo il Corso Fra- 
telli Bandiera (Piazzale Cleto Giovannoni, di 
fronte all'ospedale). 

Per informazioni: Ente Turismo Alba Bra 
Langhe e Roero - Tel. 0173 35833; Ente 
Fiera del Tartufo Bianco d'Alba - Tel. 0173 
361051. 

Internet: www. fieradeltartufo.org 
Alloggio, luoghi da visitare e prodotti tipici 
locali: www.langheroero.it 

□ TORINO - 1 colori dell'autunno 

Dal 12 ottobre al 7 novembre si svolge, 
presso la sede del Turin Garden di Torino, la 
mostra «I colori dell'autunno», esposizione 
di alberi e arbusti particolarmente decorativi 
nei loro colori autunnali. 




La 5" edizione di «Due giorni per 

l'autunno», si svolge a Masino di Caravino 

(Torino) sabato 17 e domenica 18 ottobre 



Superficie espositiva: 4.000 m 2 . 
Orario di apertura al pubblico: da lunedì 
a venerdì dalle ore 8 alle 12,30 e dalle ore 
14,30 alle 18; sabato dalle ore 8 alle 12,30 (il 
vivaio rimane chiuso le domeniche). 
Ingresso: gratuito. 

Come arrivare in auto: autostrada A4 con 
uscita a Torino in Corso Giulio Cesare, a 
circa 10 km dalla manifestazione; per altre 
vie di percorrenza consultare il sito internet 
www.viamichelin.it 

Parcheggio: si sosta, gratuitamente, lun- 
go la strada nelle vicinanze del vivaio Tu- 
rin Garden. 

Per informazioni: Turin Garden - Tel. e fax 
011 8610467-011 8610032. 
Alloggio, luoghi da visitare e prodotti tipici 
locali: www.turismotorino.org 

□ MASINO DI CARAVINO (TORINO) - 
Due giorni per l'autunno 

Sabato 17 e domenica 18 ottobre si svol- 
ge a Masino di Caravino (Torino) la 5" edi- 
zione di «Due giorni per l'autunno», Mostra 
mercato di piante insolite e speciali per giar- 
dini organizzata dal Fai (Fondo per l'am- 
biente italiano) e dall'Accademia piemonte- 
se del giardino. 

Alla manifestazione i visitatori possono tro- 
vare piante a fioritura autunnale, piante con 
bacche ornamentali, piante decorative per il 
fogliame, alberi e arbusti a colorazione au- 
tunnale, piante aromatiche e officinali, pian- 
te da frutto e da orto, bulbi, tuberi e rizomi a 
fioritura primaverile, rose a fioritura inverna- 
le, narcisi, tulipani, iris rifiorenti, zucche or- 
namentali e attrezzature per la cura del giar- 
dino, dell'orto e del frutteto, ecc. 
Alla manifestazione è possibile acquistare 
prodotti del frutteto e dell'orto, quali: anti- 
che varietà di mele e di pere piemontesi, ol- 
tre a salse, conserve di pomodoro e molto al- 
tro ancora. 

Superficie espositiva: la mostra si svolge nel 
parco del Castello di Masino. 
Orario continuato di apertura al pubblico: 
dalle ore 9,30 alle 18. 

Ingresso alla manifestazione: adulti eu- 
ro 7,00; ragazzi (4-12 anni compresi) eu- 
ro 4,50. 

Ingresso cumulativo alla mostra e al Ca- 
stello: adulti euro 9,50; ragazzi (4-12 anni 
compresi) euro 5,50. 

Come arrivare in auto: raccordo A4/A5 tra 
le autostrade Milano-Torino A4 e Torino- 
Aosta A5 con uscita ad Albiano, a circa 3 km 
dalla manifestazione. Per altre vie di percor- 
renza consultare il sito internet www.viami 
chelin.it 

Parcheggio: per 1 .400 posti auto, gratuito, 
situato ai piedi del Castello di Masino ove 
sono attivi, solo per domenica 1 8 ottobre, 
servizi di bus-navetta gratuiti (partenza, cir- 
ca, ogni 20 minuti). 

Per informazioni: Castello di Masino - Tel. 
0125 778100. 

Internet: www.fondoambiente.it 
Alloggio, luoghi da visitare e prodotti tipici 
locali: www.turismotorino.org 

□ DOCCIO DI QUARONA (VERCEL- 
LI) - 15" Fiera Valsesiana di ottobre 
Domenica 18 ottobre si svolge a Doccio 
di Quarona (Vercelli) la «Fiera Valsesiana 



di ottobre» che giunge quest'anno alla sua 
15 a edizione. 

La manifestazione prevede una mostra zoo- 
tecnica di bovini, ovicaprini, equini; la 46" 
edizione della mostra interprovinciale di bo- 
vini di razza Bruna; raduno e tosatura delle 
pecore; esibizioni di cavalli da sella e mani- 
scalchi; gare di agilità di cani, esposizione 
macchine e attrezzature forestali con dimo- 
strazioni, ecc. 

Anche in questa edizione è presente la «Fat- 
toria dei bambini» con giochi e diverse atti- 
vità promosse dalle fattorie didattiche del- 
la Valsesia. 

Superficie espositiva: 15.000 m 2 . 
Orario continuato di apertura al pubblico: 
dalle ore 9 alle 17. 
Ingresso: gratuito. 

Come arrivare in auto: autostrada A4 e poi 
A26 con uscita a Romagnano, a circa 20 km 
dalla manifestazione; per altre vie di percor- 
renza consultare il sito internet www.viami 
chelin.it 

Parcheggio: per circa 500 posti auto, gra- 
tuito, si trova all'ingresso della manifesta- 
zione. 

Per informazioni: Ufficio Agricoltura - Tel 
0163 51555-0163 53800. 
Alloggio, luoghi da visitare e prodotti tipici 
locali: www.atlvalsesiavercelli.it 

Lombardia 



□ VERTEMATE CON MINOPRIO (CO- 
MO) - Frutti&Colori d'Autunno 
Tutte le domeniche dal 4 al 25 ottobre si 

rinnova a Vertemate con Minoprio (Como) 
l'appuntamento con «Frutti&Colori d'Au- 
tunno» nella splendida cornice della sette- 
centesca Villa Raimondi, nel Parco botanico 
della Fondazione Minoprio. 
Lo spettacolo della fioritura inizia con mi- 
gliaia di piante di crisantemo coreano e mol- 
teplici e differenti specie e varietà arboree ed 
arbustive presenti nel Parco. 
Le visite guidate (comprese nel biglietto 
d'ingresso) offrono la possibilità di cono- 
scere in modo più approfondito un patrimo- 
nio botanico davvero notevole. 
Durante la manifestazione la Fondazione 
Minoprio propone al pubblico la mostra po- 
mologica con le numerosissime varietà di 
frutti prodotti nel frutteto di Minoprio, che 
raccoglie anche specie antiche e ormai rare, 
e la visita agli orti per ammirare esempi in- 
vidiabili di ortaggi di molte specie e varietà. 
Interessanti e divertenti i laboratori di giardi- 
naggio e creatività organizzati per i bambini 
dai cinque ai dieci anni compresi. 
In programma tutte le domeniche una mo- 
stra di zucche e, il 18 e il 25 ottobre, degu- 
stazioni di formaggi, miele e salumi. 
Superficie espositiva: 1.000 m 2 al coperto, 
più 60.000 m 2 di parco. 
Orario continuato di apertura al pubblico: 
dalle ore 9 alle 17,30. 

Ingresso: euro 4,00; euro 3,00 per gli ab- 
bonati che presentano la «Carta Verde». 
Come arrivare in auto: autostrada A8, poi 
autostrada A9 con uscita a Fino Mornasco, 
a circa 3,5 km dal Parco botanico; per altre 
vie di percorrenza consultare il sito internet 
www.viamichelin.it 



80 



VITA IN CAMPAGNA 10/2009 



Parcheggio: per 250 posti auto, gratuito, si- 
tuato a 100 metri dall'ingresso della mani- 
festazione. 

Per informazioni: Fondazione Minoprio 
- dott.ssa Stefania Cantaluppi - Tel. 031 
900224 -Fax 031 900248. 
Internet: www.fond izioneminoprio.it 
Alloggio, luoghi da visitare e prodotti tipi- 
ci locali: www.lakecomo.org 

□ CREMONA- 64' Fiera internazionale 
del bovino da latte 

Dal 22 al 25 ottobre si svolge, presso il 
quartiere fieristico di Cremona, la «64 a Fiera 
internazionale del bcvino da latte», che ospi- 
ta oltre 800 espositori tra allevatori, produt- 
tori di attrezzature per la zootecnia, trasfor- 
matori di materie prime, rivenditori e man- 
gimisti. I settori merceologici presenti so- 
no: prodotti ed attrezzature per l'allevamen- 
to del bovino da latte; prodotti genetici per 
la fecondazione artificiale; macchine per la 
lavorazione del terreno, la raccolta e lo stoc- 
caggio; prodotti per la semina e la fertiliz- 
zazione; attrezzature, prodotti e servizi per 
la gestione dell'azienda agricola biologi- 
ca; prodotti per veterinari; mostre e concor- 
si zootecnici, ecc. 

È presente alla manifestazione lo stand di 
Vita in Campagna. Gli abbonati, presentan- 
do la «Carta Verde», usufruiscono di uno 
sconto speciale sull'acquisto di libri, video- 
cassette, DVD, raccoglitori e Cd-Rom editi 
dalle Edizioni L'Informatore Agrario. 
Superficie espositiva: 68.000 m 2 di cui 
55.000 coperti. 

Orario continuato di apertura al pubblico: 
dalle ore 9 alle 18,30. 

Ingresso: euro 1 8,00; euro 7,00 per gli ab- 
bonati che presentano la «Carta Verde». 
Come arrivare in auto: autostrada A2 1 con 
uscita a Cremona, a circa 1 ,5 km dalla mani- 
festazione; per altre vie di percorrenza con- 
sultare il sito internetwww.viamichelin.it 
Parcheggio: per 3.500 posti auto, a paga- 
mento, situato davanti al quartiere fieristico. 
Per informazioni: CremonaFiere - Tel. 0372 
598011 - Fax 0372 598222. 
Internet: www.crenionariere.it 
Alloggio, luoghi da visitare e prodotti tipici 
locali: www.turismo.regione.lombardia.it 

Veneto 



□ LAZISE (VERONA) - 30" Fiera Nazio- 
nale «I giorni del miele» 
Dal 2 al 4 ottobre i Lazise (Verona) in lo- 
calità Marra, vicino al Castello, ha luogo la 
30 a edizione della Fiera Nazionale «I gior- 
ni del miele». 

La manifestazione ospita gli apicoltori e le 
aziende apistiche più qualificate d'Italia con 
esposizione di prodotti ed attrezzature del- 
l'apicoltura. 

Come consuetudine, sono previsti incontri 
tecnico-scientifici sul mondo delle api e sui 
suoi prodotti. 

È presente alla manifestazione lo stand di 
Vita in Campagna con un proprio rivendito- 
re. Gli abbonati, presentando la «Carta Ver- 
de», usufruiscono dello sconto del 10% sul 
prezzo di copertina di libri, videocassette, 
DVD e Cd-Rom editi dalle Edizioni LTnfor- 



Altri appuntamenti... 




Saperi, sapori e... sipari. Prodotti tipici locali, mostra di frutta antica, erbe offici- 
nali, animali rari di varie razze, vini, salumi e formaggi d'eccellenza, ortaggi e frut- 
ta biologici: degustazioni e vendita diretta. Tutto questo e altro ancora è la 9" edizio- 
ne di «Saperi, sapori e... sipari», in programma a Chignolo d'Isola (Bergamo), dal 2 
al 5 ottobre. 
Perinformazionitelefonare,citando'Vìtaif\Campagnn,allo035795519-Cell. 38035 12321. 

Caseus Veneti: l'eccellenza dei formaggi veneti in mostra. Una villa palladia- 
na, grandi cuochi, produttori e soprattutto formaggi: sono gli ingredienti della 5" edi- 
zione di «Caseus Veneti», il concorso che ogni anno premia le eccellenze della tradizio- 
ne caseoria della Regione Veneto. A pasta dura o molle, freschi o stagionati, presenti nei 
piatti quotidiani o rarissimi formaggi di malga: più di 30 categorie e 350 formaggi ven- 
gono assaggiati e valutati da esperti assaggiatori e successivamente premiati ed esposti 
nel corso di una «2 giorni» di appuntamenti. 1 formaggi sono distribuiti nelle sale e nel- 
l'antica corte agricola della cinquecentesca Villa Emo, una delle più compiute e meglio 
conseivate opere del Palladio, a Fanzolo di Vedelago (Treviso) il 3 e 4 ottobre. 
Per informazioni telefonare, citando Vita in Campagna, allo 0422 422040 - Fax 0422 
422050 - Internet: www.caseusveneti.it 

Festa delle erbe e dei frutti dimenticati. A Casola Valsenio (Ravenna), che si 

fregia del titolo di «paese delle erbe e dei frutti dimenticati», le antiche tradizioni locali 

contadine di coltivazione delle piante si esprimono 

anche nella salvaguardia di alberi da frutto di 

varietà ormai abbandonate o uscite di produzione, 

che vivono solo nei ricordi degli anziani. A questi 

frutti dimenticali la città dedica un doppio, originale 

appuntamento autunnale: la «Festa del Marrone» 

infatti, 10-11 ottobre, fa da gustoso antipasto alla 

«Festa dei frutti dimenticati», prevista per il 17-18 

ottobre. Giunta alla 5" edizione, la Festa del Marrone 

propone bancarelle allestite dai produttori, assaggi 

delle eccellenze gastronomiche casolane preparate 

utilizzando questo prodotto, cotto nell'acqua con 

l'alloro (balòc) oppure arrostito sulla fiamma 

(bruséj o cotto nel forno della stufa a legna (spasine) dopo averlo «castrato», cioè 

dopo avervi praticato un piccolo taglio. La 18" edizione della Festa dei frutti dimenticati 

propone frutti caratteristici della stagione autunnale salvati dall'estinzione: giuggiole, 

pere spadone, corniole, nespole, mele cotogne, corbezzoli, azzeruole, sorbe, pere 

volpine, uva spina, senza dimenticare noci, nocciole, melagrane e marroni. 

Per informazioni telefonare, citando Vita in Campagna, a prò loco Casola Valsenio, tei. 

0546 73033 o visitare il sito internet www.proloco-casolavalsenio.blogspot.com 

Grapperie Aperte. Domenica 11 ottobre torna la 6" edizione di «Grapperie Aperte»: 
le distillerie associate all'Istituto Nazionale Grappa aprono in tutta Italia le pone a 
chi vuole conoscere' il mondo della grappa. I visitatori presso le distillerie possono 
incontrare i mastri distillatori e ascoltare dalla loro voce la storia del distillato, capire i 
segreti della produzione, vedere gli alambicchi, sentire il profumo delle vinacce fumanti 
e vedere sgorgare la grappa appena distillata. Ma non solo: proprio in occasione di 
«Grapperie Aperte» molte distillerie organizzano eventi speciali per ì propri visitatori. 
Le distillerie che aderiscono all'Istituto Nazionale Grappa sono sparse in tutta Italia e 
ogni distilleria è un caso a sé perché gli alambicchi sono costruiti su misura. 
Per conoscere l'elenco delle distillerie e per avere ulteriori informazioni si consiglia di 
consultare il sito internet www.grapperieaperte.it 

Le Regine della Valle d'Aosta si danno battaglia. All'interno dell'arena 

Croix Noire, all'ingresso della città di Aosta, si svolge, domenica 18 ottobre, 

la «Bataille des Reines» (Battaglia delle Regine), manifestazione che risalirebbe 

al XVII sec, anche se gli storici fanno risalire il 

primo torneo organizzato su base regionale al 1859, 

nella Conca di Vertosan. E però soltanto dal 1958 

che la «bataille» è sostenuta e valorizzata grazie 

all'Associazione Amis des Batailles de Reines. La 

manifestazione, oltre ad essere un valido strumento 

per salvaguardare la cultura valdostana ha come 

obiettivo quello di custodire i valori del passato. Le 

razze di vacche presenti sono quelle tipiche dell 'arco 

alpino: Valdostana Pezzata Nera e Castana. 

Per informazioni telefonare, citando Vita in 

Campagna, allo 0165 236627 - Internet: www. 

lovevda.it 




VITA IN CAMPAGNA 10/201» 



81 



... del mese 

Appuntamento nelle oasi e riserve Lipu. Le oasi e le riserve Lipu (Lega italiana 
protezione uccelli) aprono le porte al pubblico il 3 e 4 ottobre in occasione dell ' «Euro- 
bìrdwatch», l'evento mondiale organizzato da BirdLife International e, in Italia, dalla 
Lipu, e dedicato ali 'osservazione degli uccelli in migrazione, nell 'ambito della campa- 
gna «Barn to travel» per la tutela delle rotte migratorie degli uccelli. 
Con l 'occasione la Lipu mette a disposizione del pubblico, delle scuole e degli amanti 
della natura le proprie oasi e riserve, dotate delle strutture per l'osseivazione degli uc- 
celli e per il contatto con la natura: sentieri, camminamenti, capanni di osservazione, 
barche. Oltre che nelle oasi e riserve, dove si entra gratuitamente, la Lipu organizza, 
grazie ai propri volontari, eventi in altre aree importanti in Italia per il birdwatching, 
quali parchi, riserve, zone umide e costiere, fra cui numerose Zps (Zone di protezione 
speciale) e le Iba (aree importanti per gli uccelli). Per i partecipanti vi è la possibilità 
dì conoscere alcune tra le oltre 250 specie di uccelli visibili nel nostro Paese e di parte- 
cipare direttamente a un grande censimento europeo degli uccelli migratori. 
Per informazioni telefonare, citando Vita in Campagna, allo 0521 273043 - E-mail: 
info@lipu.it - Internet: www.lipu.it 

Biodomenica - Appuntamento con il biologico. Domenica 4 ottobre toma 
l'appuntamento con il più grande evento nazionale di promozione dell'agricoltura 
biologica. Giunta alla sua IO" edizione, la «Biodomenica» porta in più di cento piazze 
d'Italia il mondo dell'agricoltura biologica. I cittadini possono apprezzare i prodotti 
di un 'agricoltura che ha scelto di offrire alimenti sani e di qualità, legati al territorio, 

alle sue tradizioni e alla sua cultura. Così, da Milano 
a Catania, da Torino a Reggio Calabria, non solo si 
possono gustare le prelibatezze delle produzioni locali, 
ma è anche possibile fare acquisti nei tanti mercatini di 
prodotti biologici, assaporare i cibi nelle degustazioni 
guidate, ammirare dal vivo la sapiente produzione di 
formaggi e varie specialità regionali, oppure divertirsi e 
giocare nelle fattorie didattiche. 

Per informazioni sulle piazze di Biodomenica visitare il 
sito internet www.biodomenica.it o scrivere all'indirizzo 
e-mail biodomenica@aiab.it o telefonare allo 06 
45437485. 




tim. 




Fattorie didattiche aperte nel Veneto. Domenica 11 ottobre si svolge la 7 a 
edizione della manifestazione organizzata dalla Regione Veneto, in collaborazione con 
le Organizzazioni professionali agricole e le Associazioni agrituristiche regionali, per 

promuovere presso il grande pubblico il progetto «Fattorie 
didattiche del Veneto». Le fattorie che aderiscono alla 
giornata, infatti, sono tutte iscritte ali 'Elenco regionale 
e quindi rispondono ai requisiti previsti dalla «Carta 
della qualità», in termini di sicurezza, accoglienza e 
didattica. La manifestazione (che prevede l'obbligo della 
prenotazione presso la fattoria didattica prescelta) si 
propone in particolare di far vivere ai ragazzi e alle loro 
famiglie una giornata alla scoperta delle proprie radici e 
del proprio territorio: un 'occasione per toccare con mano 
come l'agricoltura non si limiti alla sola produzione ma 
comprenda un insieme prezioso di saperi, tradizioni e 
cultura rurale. In caso di maltempo, l'iniziativa viene rinviata a domenica 18 ottobre. 
Per consultare l'elenco delle fattorie che aderiscono all' iniziativa, e per ulteriori 
informazioni sulle modalità organizzative della giornata, si consiglia di consultare il 
sito /nferrcef www.regione. veneto. it/Economia/Agricoltura+e+Foreste/Agroalimentare/ 
Fattorie+didattiche 

Trekking urbano in 32 città italiane. La 6" giornata nazionale del «Trekking 
urbano» si svolge sabato 31 ottobre. 

Ogni anno, in autunno, si celebra la giornata nazionale durante la quale molti 
capoluoghi organizzano itinerari arricchiti da eventi, assaggi e spesso da spiegazioni 
di guide turistiche. L'obiettivo della manifestazione è quello di soddisfare non solo 
il desiderio di attività fisica, ma anche la curiosità culturale e la ricerca di delizie 
gastronomiche dì ogni città che abbia aderito all'iniziativa. Le città italiane che 
partecipano alla sesta edizione del Trekking Urbano sono 32: Ancona, Arezzo, Ascoli 
Piceno, Bari, Biella, Bologna, Brescia, Chieti, Cosenza, Ferrara, Foggia, Forlì, Genova, 
Lucca, Macerata, Mantova, Massa, Mederà, Palermo, Pavia, Perugia, Pisa, Prato, 
Ravenna, Salerno, Savona, Siena, Tempio Pausania, Trento, Treviso, Urbino, Viterbo. 
Per informazioni potete telefonare, citando Vita in Campagna, alla Segreteria 
organizzativa Comune di Siena Assessorato al Turismo, tei. 0577 292128-78, oppure 
consultare il sito internet www.trekkingurbano.info 




Dal 2 al 4 ottobre a Lazise (Verona) 

ha luogo la 30° edizione 

della Fiera Nazionale «I giorni del miele» 

matore Agrario. 

Superficie espositiva: circa 2.400 m 2 . 

Orario continuato di apertura al pubblico: 

dalle ore 10 alle 20. 
Ingresso: gratuito. 

Come arrivare in auto: autostrada A4 con 
uscita a Peschiera del Garda o A22 con u- 
scita ad Affi, entrambe a circa 8 km dal- 
la manifestazione; per altre vie di percor- 
renza consultare il sito internet www.via 
michelin.it 

Parcheggio: per 360 posti auto, a pagamen- 
to, si trova nelle immediate vicinanze della 
fiera; uno gratuito si trova a circa 500 metri. 
Per informazioni: Comune di Lazise - Tel. 
045 6445130. 

Internet: www.comune.lazise.vr.it 
Alloggio, luoghi da visitare e prodotti tipi- 
ci locali: www.lagodigarda-e.it 

□ LONGARONE (BELLUNO) - Sapo- 
ri Italiani 

Dal 17 al 19 ottobre si svolge, presso il 
quartiere fieristico di Longarone (Belluno), 
la 9 a edizione di «Sapori Italiani», Salone 
dei prodotti agroalimentari tipici e della ga- 
stronomia. 

Alla manifestazione i visitatori possono tro- 
vare: prodotti agroalimentari tipici e biolo- 
gici; olio d'oliva; insaccati, prosciutti e spe- 
ck; formaggi e ricotte; miele; confetture da 
forno; pane, pasta, prodotti da forno, fari- 
ne, cereali; salse, confetture sott'olio e su- 
ghi per condimenti; vini e bevande; grap- 
pe e distillati. 

Superficie espositiva: 8.000 m 2 . 
Orario continuato di apertura al pubblico: 
dalle ore 10 alle 19. 

Ingresso: euro 7,00; euro 3,50 per gli abbo- 
nati che presentano la «Carta Verde». 
Come arrivare in auto: autostrada A27 con 
uscita Cadore-Dolomiti. Il quartiere fieristi- 
co di Longarone Fiere si trova a circa 5 km 
dall'uscita autostradale; per altre vie di per- 
correnza consultare il sito internet www.via 
michelin.it 

Parcheggio: per 1 .500 posti auto, gratuito, si 
trova nelle vicinanze della fiera. 
Per informazioni: Segreteria e quartiere fie- 
ristico Longarone Fiere - Tel. 0437 577577 - 
Fax 0437 770340. 
Internet: www.longaronefiere.it 
Alloggio, luoghi da visitare e prodotti ti- 



82 



VITA IN CAMPAGNA 10/20(19 



pici locali: www.intodolomiti.it/dolomiti. 
run?2160F3B9.L=0 

Marche 



□ ACQUALAGNA (PESARO URBINO) - 
Fiera nazionale del tiutufo bianco pregiato 

Al Palatartufo di Piazza Mattei di Acquala- 
gna (Pesaro Urbino) si svolge, domenica 25 
e sabato 31 ottobre e domenica 1, sabato 
7 e domenica 8 novembre, la 44° edizione 
della «Fiera nazionale, del tartufo bianco pre- 
giato». Durante la rassegna i visitatori pos- 
sono acquistare il tartufo bianco pregiato di 
Acqualagna, i suoi derivati e le specialità ali- 
mentari del territorio. 
Superficie espositiva: 3.000 m 2 . 
Orario continuato di apertura al pubblico: 
dalle ore 9 alle 20. 
Ingresso: gratuito. 

Come arrivare in auto: per chi proviene da 
nord autostrada Al 4, con uscita a Fano, a cir- 
ca 35 km dalla manifestazione; poi superstra- 
da E78 per Roma verso il Furio. Per chi pro- 
viene da ovest e da sud, autostrada Al con 
uscita a Orte; poi superstrada E45 fino a Pe- 
rugia, S.S. 298 per Gubbio e infine S.S. 3 fino 
ad Acqualagna. Per altre vie di percorrenza 
consultare il sito internet www.viamichelin.it 
Parcheggio: per 1.000 posti auto, a paga- 
mento (euro 2,00), indicato dalla segnaletica. 
Per informazioni: Comune di Acqualagna, 
ufficio informazioni - Tel. 0721 796741 - 
Fax 0721 799044. 

Internet, alloggio, luoghi da visitare e pro- 
dotti tipici locali: wvtw.acqualagna.coni 



Abruzzo 



□ LANCIANO (CHIETI) - Florviva 
Dal 10 al 12 ottobre si svolge presso la Fie- 
ra di Lanciano (Chieii), «Florviva», 9 a espo- 
sizione del prodotto fiorovivaistico, del giar- 
dinaggio e delle attrezzature di settore, orga- 
nizzata da Assoflora, l'Associazione dei pro- 
duttori florovivaisti abruzzesi. In esposizio- 
ne tipologie di prodotti assai varie: fiori reci- 
si, piante ornamentali da interno e da estemo, 
orticole, piante da fritto, olivi, viti, sementi, 
ecc., oltre ad attrezzature, materiali e tutto ciò 
che può essere utile al giardinaggio e all'atti- 
vità vivaistica. Arricchiscono la manifestazio- 
ne numerose iniziative collaterali, tra cui con- 
vegni, incontri tecnici e lezioni dimostrative 
su come realizzare le composizioni floreali. 
Superficie espositiva: 8.000 m 2 . 
Orario continuato di apertura al pubblico: 
dalle ore 9,30 alle 19.30. 
Ingresso: euro 3,00: gratuito per operato- 
ri del settore. 

Come arrivare in auto: autostrada A14 con 
uscita a Lanciano, a circa 8 km dalla mani- 
festazione, in Località Iconicella; per altre 
vie di percorrenza consultare il sito internet 
www.viamichelin.it 

Parcheggio: per 1000 posti auto circa, gra- 
tuito, adiacente alla manifestazione. 
Per informazioni: Assoflora (Associazione 
dei Produttori Florovivaisti Abruzzesi) - Tel. 
e fax 085 9772694 - Fabrizio Di Girolamo - 
Celi. 335 8139091. 
Internet: www.assoflora.com 



Alloggio, luoghi da visitare e prodotti tipici 
locali: www.regione.abruzzo.it/turismo 

Puglia 



□ BARI - Agrilevante 
Dall'8 all'll ottobre si svolge, alla Fiera 
del Levante di Bari, la 2 a edizione bienna- 
le di «Agrilevante», esposizione internazio- 
nale di macchine, impianti e tecnologie per 
la filiera agricola. Anche in questa edizione 
Agrilevante si sviluppa in molte filiere che di 
seguito illustriamo. 

Filiera olivicola-olearia: vivai, macchine 
per la lavorazione del terreno nell'oliveto, 
macchine per i trattamenti antiparassitari, 
macchine per la potatura, macchine imbot- 
tigliatrici, ecc. 

Filiera vitivinkola-enologica: macchine e 
prodotti per la gestione del vigneto, attrez- 
zature per la vendemmia e la pigiatura, mac- 
chine e prodotti per la vinificazione, attrez- 
zature per cantina, ecc. 
Filiera energetica e delle colture no food: mac- 
chine per il taglio, la raccolta ed il trasporto dei 
residui di potatura, impianti di essiccazione e 
tranciatura-cubettatura, caldaie speciali per 
la combustione delle biomasse, pannelli so- 
lari e relativi sistemi di stoccaggio e distribu- 
zione dell'energia solare, pannelli fotovoltai- 
ci e sistemi di distribuzione dell'energia nel- 
le aziende agricole e nell'agroindustria, ecc. 
Filiera ortofrutticola: macchine per la lavo- 
razione del terreno e trapianto, macchine per 
la raccolta delle colture ortofrutticole, im- 
piantistica frigorifera e sistemi di lavorazio- 
ne dei prodotti ortofrutticoli, ecc. 
Filiera cerealicola: macchine per la lavora- 
zione del terreno, macchine per la semina, 
macchine per il diserbo, macchine per la rac- 
colta delle colture cerealitiche, ecc. 
Filiera zootecnica: macchine per la produ- 
zione dei foraggi, macchine per la fienagio- 
ne, ecc.; macchine per l'asportazione dei li- 
quami solidi e liquidi; macchine per la mun- 
gitura, macchine e impianti per la trasforma- 
zione dei prodotti lattiero-caseari, ecc. 
E presente alla manifestazione lo stand di Vì- 
ta in Campagna. Gli abbonati, presentando 
la«Carta Verde», usufruiscono di uno scon- 
to speciale sull'acquisto di libri, videocas- 
sette, DVD, raccoglitori e Cd-Rom editi dal- 
le Edizioni L'Informatore Agrario. 
Superficie espositiva: 25.000 m 2 . 
Orario continuato di apertura: dalle ore 9 
alle 18. 

Ingresso: gratuito, riservato solo agli operato- 
ri del settore, da Via Verdi e da Porta Edilizia. 
Come arrivare in auto: da nord autostrada 
A 14 con uscita a Bari Nord, poi tangenziale 
in direzione Fiera del Levante, a circa 6 km 
dalla manifestazione; da sud autostrada A14 
con uscita a Bari Sud, a circa 6 km dalla ma- 
nifestazione. 

Per altre vie di percorrenza consultare il sito 
internet www.viamichelin.it 
Parcheggio: per 9.000 posti auto, a paga- 
mento, in prossimità della Fiera. 
Per informazioni: Unacoma Service Suri - 
Tel 06 432981 - Fax 06 4076370. 
Internet: www.agrilevante.eu 
Alloggio, luoghi da visitare e prodotti tipici 
locali: www.viaggiareinpuglia.it 




PUBBLICAZIONI CONSIGLIATE 

Piante grasse 

Piante grasse - Conoscere, riconoscere e col- 
tivare tutte le cactacee e le succulente più dif- 
fuse di Maria Teresa Della Beffa, edito da De 
Agostini Editore - Via Monte-feltro, 6/A - 20 1 56 
Milano - Tel. 02 380861 - Fax 02 38086324; 
2008; formato cm 15x23; 256 pagine illu- 
strate con 330 fotografie a colori; euro 1 8,90. 

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vengono presentate per fa- 
miglie, in una certa quanti- 
tà di specie e varietà. Ne 
vengono inizialmente spie- 
gate le caratteristiche mor- 
fologiche e fisiologiche, in 
modo conciso ma chiaro 
ed esaustivo. In sostanza 
un buon libro di consulta- , 
zione per un appassionato | 
di piante grasse agli inizi j 
della conoscenza. (Ape) 

Ultimi arrivi in redazione 

**■ Polli - Atlante delle razze, edito da II So- 
le 24 Ore Edagricole - Via Goito, 13-40126 
Bologna -Tel. 051 65751 -Fax 051 6575800; 
2008. La pubblicazione consta di 288 pagine 
illustrate con 147 foto a colori; euro 1 1,50. 
*► // campo in conca, l'arte dell'orto di 
Maria Pagnini, edito da AAM Terra Nuova - 
Via Ponte di Mezzo, 1 - 501 27 Firenze - Tel. 
055 3215729 - Fax 055 3215793; 2009. La 
pubblicazione, priva di illustrazioni, consta 
di 103 pagine; euro 10,00. 



CORSI 

Frutticoltura 

L'Associazione per la tutela dell'ambien- 
te (Ata) organizza a partire dal 5 ottobre, 
un corso teorico-pratico di «Frutticoltu- 
ra» per hobbisti a Collegno (Torino) al 
costo di euro 45,00. 

Per ulteriori informazioni telefonare, ci- 
tando Vita in Campagna, allo 01 1 215272, 
ore serali. 

Avicoltura di montagna 

Il Tcs-Servizi Formativi della Confedera- 
zione italiana Agricoltori (Cia) di Trento 
organizza a partire dal 22 ottobre un cor- 
so su «Recupero e valorizzazione delle 
produzioni avicole di montagna». Al cor- 
so vengono fornite informazioni sull'alle- 
vamento e sulla riproduzione del pollo, 
sulle tecniche per la realizzazione di strut- 
ture di allevamento. Sono previste, inol- 
tre, delle visite ad allevamenti.Tra i rela- 
tori del corso segnaliamo la presenza di 
due collaboratori di Vita in Campagna, il 
dott. Maurizio Arduin (zoonomo) e il 
dott. Marcello Volanti (medico veterina- 
rio). Il prezzo del corso è di euro 30,00. 
Per informazioni telefonare, citando Vita 
in Campagna, allo 0461 421214. 



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